Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di San Marino. La Tribuna sammarinese

La Tribuna Sammarinese

   Con il decreto 19/3/2012
n°23 il governo ha dato il via al corso di laurea in medicina e chirurgia


Sei anni di studio, 36 esami per 360 crediti: lo Stato dovrà investire
risorse ingenti nell’ambizioso progetto

Intanto però il decreto legge
fa riferimento esplicito, per la prima volta nell’ordinamento sammarinese, a un
decreto emesso dal ministero italiano dell’università e della ricerca

Giuseppe Maria Morganti

Alla fine il contestato corso di laurea in medicina e chirurgia ha preso vita. Con decreto 19 marzo 2012 n°22, il governo ha dato vita alla nuova facoltà che darà sostanza al lavoro del Dipartimento di Studi Biomedici dell’Università di San Marino. A tutti gli effetti il corso di laurea darà diritto al titolo di medico chirurgo parificato, secondo i recenti accordi con il governo italiano, al titolo conseguito in università storiche come quella di Bologna, Ancona o Ferrara, per citare quelle più prossime al nostro territorio. Sei anni di studio che formeranno medici con una visione multidisciplinare e integrata dei problemi sulle conoscenze avanzate della salute e della malattia, orientati alla comunità, al territorio e fondamentalmente alla prevenzione della malattia e alla promozione della salute. Una laurea quindi che da risposte alle nuove esigenze di cura e salute dell’uomo ammalato, inserito nel contesto sociale. Per conseguire il titolo lo studente dovrà frequentare per sei anni la facoltà e conseguire almeno 360 crediti formativi di cui la stragrande maggioranza attraverso il superamento di 36 esami facenti capo ad altrettanti corsi di studio. Il decreto che istituisce il corso, contravvenendo ad ogni regola del diritto sammarinese, fa addirittura riferimento ad un D.M. (decreto ministeriale italiano) il 270/04 attraverso cui il Miur (Ministero dell’Università e della Ricerca) fissa i criteri di riconoscimento dei crediti formativi elemento che rivela la fonte che ha dato origine alla elaborazione della norma. Del resto la scelta di dare vita al corso di laurea che richiede l’assegnazione delle 36 cattedre accademiche pare essere maturata in ambienti universitari italiani, fino al punto che si profilala possibilità che lo Stato di San Marino appalti, almeno parzialmente la gestione del corso ad un ente privato. Ma questa è per il momento solo una voce che speriamo non si verifichi in quanto indebolirebbe il progetto universitario sammarinese, che a poco a poco è riuscito ad affermarsi tenendo alti i livelli di credibilità. In questa direzione sarebbe oltremodo deleterio che il corso di laurea dovesse nascere per dare risposta di seconda istanza a coloro che, a causa del numero chiuso nelle università italiane, dovessero trovare risposta a San Marino magari pagando una retta (si dice di 12mila euro all’anno) superando con i soldi la difficoltà di ammissione al corso di laurea. Se invece lo Stato, stesse oggettivamente decidendo di impegnarsi in un progetto che richiederà investimenti importantissimi,mache potrebbe col tempo produrre risultati molto importanti, l’iniziativa sarebbe lodevole anche se dovrebbe essere corroborata da un business plan che metta sul piatto costi e ricavi.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy