Fernando Bindi sui giochi

La pubblicazione, qualche giorno fa di una presa di posizione di contrarietà alle sale da gioco da parte di alcune Associazioni che si definiscono “ecclesiali”, merita attenzione perché il tema appartiene ad una sfera d’interesse che tocca aspetti di costume, di morale, di economia, ed è quindi perfettamente legittimo che soggetti diversi da quelli politici (anche se non tutti i firmatari mi pare che lo siano) esprimano giudizi.
Spetta alla politica, nella sua autonomia, tenerne conto nell’ambito dei suoi poteri decisionali.
La parte politica che rappresento non ha mai posto nei suoi programmi come obbiettivi da raggiungere né le sale Bingo né le sale Keno e tanto meno la casa da gioco.
A quest’ultima soluzione siamo contrari.
Se poi cadranno i vincoli convenzionali del 1953 e la volontà dei sammarinesi, espressa chiaramente su precisi elementi di valutazione, sarà favorevole, non potrà essere la nostra contrarietà ad impedirlo.
La democrazia è anche questo.
Ripetutamente abbiamo espresso in Consiglio (e gli interventi sono facilmente reperibili) la nostra contrarietà alla convenzione del 2001 che conteneva già in embrione la casa da gioco e su questa convinzione ci siamo battuti, inizialmente quasi soli, per la riacquisizione da parte dello Stato delle prerogative concessorie.
La situazione di oggi è figlia di quella scelta e le successive evoluzioni sulla tipologia dei giochi sono la diretta conseguenza di quell’atto.
Mi sembrerebbe atto di onestà riconoscere questo, prima di buttare giudizi, di dare per avvenuti fatti che non sono tali.
Senza pretese di primogenitura, già dal 2001 AP ha sostenuto che i giochi nella versione più a rischio, non sono positivi per il Paese; già nel 2001 AP aveva messo in rilievo che l’albergo di Murata, a parte le facilitazioni di ogni tipo, implicava la casa da gioco.
Non ho trovato, da nessuna parte, contrarietà e rilievi da una sola delle Associazioni che oggi si sono – con eccezionale tempismo – svegliate contro quella convenzione per quello che significava.
Però quella convenzione è firmata da qualcuno che, se non sbaglio, è aderente autorevole di una delle Associazioni; altri membri erano politicamente attivi nella DC che si era spesa per adottarla.
Eppure la DC, partito che ha goduto, e gode anche nel nome, del favore di molti aderenti delle Associazioni ecclesiali, aveva scritto in un documento del 17 dicembre 2001 ampiamente illustrato, “è opportuno quindi affiancare all’attuale offerta turistica, quella di un turismo di qualità….. quali le sale bingo che stanno per essere allestite, ma anche una casa da gioco vera e propria”.
Le Associazioni c’erano anche nel 2001 ma nessuna voce si è levata allora.
Legittimo chiedersi il perché, legittimo anche aspettare una risposta plausibile e credibile.
Il primo intervento della Chiesa locale è una lettera non firmata e senza data ma riconducibile al giugno del 2003 e indirizzata ai “cari fedeli delle parrocchie” di alto valore morale nel bel mezzo della polemica innescata da AP e qualche altro gruppo di opposizione, contro le ulteriori regalie alla Giochi San Marino.
Il secondo, firmato e datato, è del 13 maggio 2004 ad opera dei sacerdoti della Repubblica sempre nel contesto della battaglia che AP stava conducendo, anch’esso argomentato ed eticamente motivato.
Oggi ci sono anche queste Associazioni ed è positivo.
Meglio tardi che mai, ma il tempismo, gli argomenti portati e certe frasi usate fanno pensare ad altro.
Faranno bene a spiegare perché fino a ieri bingo e keno non erano giochi d’azzardo, e oggi, che lo Stato si è riappropriato di una sua prerogativa e dei controlli, dicono che lo sono diventati.
Faranno bene a spiegare qual’è e cosa dice “l’ultima delibera del Congresso di Stato sulle case da gioco”. Non c’e’ nessuna casa da gioco oggi ed è quanto meno equivoca questa espressione.
Faranno bene a spiegare cosa significa “la distribuzione dei poteri per la gestione del Casinò” perché detta così è solo una volgare calunnia espressa in modo allusivo.
Se il Casinò non c’era quando il Partito Democristiano, riferimento politico per molti aderenti delle associazioni cattoliche, aveva portato i giochi gestiti da privati e senza controlli, non si vede perché oggi, che lo Stato si è ripreso un diritto ed è in grado di esercitare controlli che prima non c’erano, appaia dalle dichiarazioni delle Associazioni ecclesiali che sia nato un Casinò.
Quanto alla distinzione tra giochi della sorte e giochi d’azzardo i piani sono due: quello morale e quello legale.
Su quello legale a definirlo è la legge, sul piano morale vorremmo poterci confrontare e magari trovarci d’accordo.
Se il gioco alimenta il costume del facile guadagno e della poca fatica, tale visione non è caduta nel deserto, ma in un contesto negativo reso già fertile da un modello ultra decennale che il partito cattolico, non da solo, ha creato e alimentato.
Quando le associazioni scrivono che “…….bingo e keno (sono) strutture sorte come realtà provvisorie”, dimenticano che le società concesse tra il 2001 e il 2002 erano quattro:
1) Gamble & Gamble S.p.a. il 28 maggio 2001;
2) Giochi San Marino S.p.a 17 dicembre 2001;
3) Telelotto San Marino S.p.a. il 17 dicembre 2001;
4) Bet Game S.p.a. il 19 marzo 2002.

Se questa era provvisorietà lascio loro l’onore dell’affermazione.
Senza scomodare il Santo Patrono per questioni molto terrene, ritengo che il modo migliore e più credibile per lottare per obbiettivi ritenuti nobili, sia quello di metterci la faccia.
Le Associazioni chiedono una sospensione, in Consiglio i democristiani hanno chiesto una pausa di riflessione senza spiegare cosa.
Anche qui singolare coincidenza!
Le Associazioni, portatrici di fini nobili, diversi da quelli partitici, in quanto formate da cittadini possono promuovere un referendum, chiaro e motivato per abrogare i giochi come la Legge prevede.
Troveranno molte firme. I voti bisogna chiederli ai Sammarinesi.

Fernando Bindi
Capogruppo Consiliare di Alleanza Popolare

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