Fidens – Trony e Banca Centrale. Giuseppe Maria Morganti, La Tribuna Sammarinese

La Tribuna Sammarinese

Le vicende che hanno impedito alla Fidens di acquistare il Credito Industriale
Sammarinese
  e poi anche la Banca
Commerciale
 

Il Gruppo Edom Trony
escluso dalle trattative
: chi li rappresentava non era simpatica alla
Vigilanza

Nell’esposto in Tribunale della dott.ssa
Bartolini
la ricostruzione delle inquietanti fasi che determinarono il
contrasto con Banca Centrale

Ora che è stato pubblicato l’intero esposto riguardante l’azione svolta dai vertici della Vigilanza di Banca Centrale nei confronti della finanziaria Fidens, diretta da Barbara Bartolini, sono più chiari i contorni di una delle numerose vicende che caratterizzano la travagliata attività finanziaria a San Marino. Già dalle prime battute dell’esposto emerge come possibile l’ipotesi che Banca Centrale non gradisse la disponibilità della Fidens all’acquisto del Credito Industriale Sammarinese, perchè si era rifiutata di nominare lo studio Gemma di Roma come advisor dell’operazione. Un’indicazione che si unisce al coro di imbarazzi dovuti al costante coinvolgimento di uno studio legale strettamente legato da rapporti professionali con i vertici di Banca Centrale stessa. La Fidens decise di non ascoltare il consiglio assegnando ad altra società riconosciuta, il delicato compito di condurre le procedure di acquisizione del Cis. Fra gli advisors di Fidens e quelli di Cassa di Risparmio di Rimini (Mediobanca) si giunse in pochi mesi alla formulazione dell’offerta irrevocabile d’acquisto, ma proprio in tale frangente emerse una novità: la Vigilanza contestò a Fidens un rischio di credito di una certa rilevanza. Da questo momento iniziarono i contrasti veri e propri che portarono, sempre secondo quanto descritto dalla dott. ssa Bartolini, alla rottura dei rapporti fino al punto che: “Al termine dell’incontro, – scrive la Bartolini – poco prima del congedo, il Dott. Gumina mi disse espressamente di lasciar perdere l’acquisto del CIS perché se non ero in grado di capire che c’è ”rischio di credito” per il mandatario di un mandato di credito, non potevo essere in grado di gestire una banca (!)”. Fatto sta che il 25 ottobre 2011 Fidens formulò ugualmente la proposta di acquisto del Cis e il giorno dopo gli ispettori della Vigilanza iniziarono un’ispezione di cui non è stata ancora dichiarata la chiusura. “Dalle ore 9 alle ore 13 del giorno 26 Ottobre 2011 il Dott. Gumina – scrive la Bartolini – conduceva personalmente la verifica in loco, non risparmiando insulti nei confronti della sottoscritta ed illazioni sull’incapacità dei collaboratori e dipendenti Fidens” fino a pronunciare la famosa dichiarazione: “Quanto poco capiscono i sammarinesi” che il responsabile della Vigilanza avrebbe pronunciato nel corso di quell’infuocata mattinata di ottobre. Due giorni dopo, dal 28 di ottobre si apre una seconda parte della vicenda dei rapporti fra la Fidens e Banca Centrale che, sempre secondo chi la descive, rasenta ulteriori limiti di incredulità. In tale data ha infatti inzio il commissariamento di Banca Commerciale e hanno origine le difficili condizioni di gestione della banca da parte dei commissari, costretti a richiedere l’applicazione del provvedimento più grave, il blocco dei pagamenti e finiti loro malgrado nella discussa questione del famoso bonifico da un milione di euro. Che i nervi fossero scoperti in Banca Centrale era cosa nota, ma l’esposto della Bartolini getta ulteriore benzina sul fuoco. I vertici di Bcsm continuando nell’azione tesa a far desistere la Fidens dal tentativo di acquistare il Cis, chiedono al suo maggior azionista, il gruppo Edom Spa – Trony, di acquistare Banca Commerciale escludendo però dalla trattativa la Fidens, fino al punto di proporre quale advisors l’Avv Carbonetti. Ma il responsabile del Gruppo Edom risponde che sarà la Dott.ssa Bartolini “a partecipare per mio conto alle trattative relative all’acquisto di BCS ed ad assumere le decisioni che dovranno essere assunte”. E qui il colpo di scena: di fatto i vertici di Banca Centrale escludono dalla trattativa il gruppo Trony e lo fanno di fronte a due testimoni di particolare rilevanza il Dott. Marco Gatti e l’avv. Laura Gatti. “A fronte di tale comportamento – scrive nell’esposto la dott.ssa Bartolini – il Dott. Marco Gatti lasciava l’incontro, stante il clima di intimidazione e di maleducazione che si era instaurato”. 

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