Giustizia, Rete: “Risponderemo con i fatti”

Giustizia, Rete: “Risponderemo con i fatti”

La serata post-consiliare del 29 settembre, tenutasi ad Acquaviva, ha tra gli altri aspetti evidenziato una necessità che si è commutata in richiesta: gli elettori di Rete chiedono che, oltre a governare, il movimento risponda ai continui attacchi dell’opposizione.

Durante la scorsa legislatura, in effetti, un’opposizione a rappresentanza di tre quarti del Paese sentiva il dovere di fermare la deriva di Adesso.sm verso la costituzione di uno Stato-canaglia comandato da Francesco Confuorti.

L’attuale opposizione, invece, ha il solo pensiero di tornare sugli scranni del governo, per favorire le solite persone, per interrare i soliti crimini, per ammorbare l’aria della Repubblica con i privilegi degli amici e il disfavore dei rivali, soprattutto se persone oneste e perbene.

Appare quindi ovvio che, per promuovere una nuova fase del Paese, sia necessaria una riforma totale del Tribunale Unico, cosa peraltro caldeggiata dal Greco nel suo quarto turno di valutazione.

Nel tirare in ballo Rete, a proposito di tale riforma, Repubblica futura cita l’ex politico Gabriele Gatti, il quale avrebbe manifestato l’intenzione di fare “terra da ceci” ai Tavolucci.

Singolare il fatto che, dopo aver condiviso anni ed anni di governo con Gabriele Gatti, Repubblica futura additi il movimento Rete come con lui colluso, quando al tempo del malaffare nessun attuale consigliere di Rete era ancora in politica.

Lo fa Nicola Renzi, maggiordomo durante la Reggenza che Gatti condivideva con Fiorini, altro alfiere di Rf.

Lo fa Fernando Bindi, che di Gatti è stato suddito fedele finché il vento non ha cambiato direzione.

Repubblica Futura, in un delirio di frasi furiose dovute al potere che non tiene in mano per la prima volta in quindici anni, asserisce come Rete voglia fermare il processo al Conto Mazzini.

Davvero dovremmo dare spiegazione di una tale stupidaggine? Un processo che vede coinvolti e condannati in primo grado Gian Marco Marcucci, Pier Marino Mularoni, Pier Marino Menicucci e Giovanni Lonfernini: tutti ex consiglieri di Unione per la Repubblica, ossia il partito che, unitosi ad Alleanza popolare, costituisce la metà di Repubblica futura.

Un processo che ha visto la conclusione del primo grado e che ora vive l’impasse di arrivare a sentenza. Di questo dovrebbe rispondere Rete?

Tra le fila dell’altra parte dell’opposizione, quella del contenitore Libera, che in consorzio con Rf sta avallando la stessa menzogna da propinare alla cittadinanza, non mancano i condannati per il Conto Mazzini, ma non occorre andare troppo indietro per ricordarne la disastrosa opera governativa, i consiglieri che facevano le “teste di legno” per politici del passato, quel Simone Celli legato a doppio filo con l'”universo grandoniano” il quale, dopo aver presentato il curriculum a Banca Cis, ha contribuito a distruggere le banche concorrenti e creare un debito infinito saggiamente spalmato, da Adesso.sm, sui governi successivi. Sulla falsariga di Simone Celli vivacchia Carlo Filippini, che svilisce deontologia e amor proprio per servire lo stesso padrone. Sulle pagine del suo giornale compaiono i titoli più mendaci, le letture più tendenziose, le cronache a comando.

A gente privata della propria libertà fatichiamo a rispondere a tono, perché ne proviamo sincera compassione.

Quantunque, nei tempi morti, non lasceremo più il campo a calunnie e menzogne: risponderemo con i fatti e, quando necessario, anche con la penna.

 

Rete

 

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