Il Vaticano contro i paradisi fiscali, articolo di La Stampa, GIACOMO GALEAZZI

Il Vaticano contro «lo scandalo dei paradisi fiscali e delle banche off shore, che sono tante e diffuse». A pochi giorni dal monito lanciato dal vescovo Gianpaolo Crepaldi, segretario del Pontificio consiglio della Giustizia e della Pace, il Papa, ricevendo la «Centesimus Annus-Pro Pontifice», fondazione impegnata nell’attività caritativa, anticiperà stamattina i temi dell’enciclica sociale in uscita tra due settimane. Secondo papa Ratzinger, i guasti di un sistema basato sull’idolatria del denaro e sull’egoismo oscurano la ragione e la volontà dell’uomo conducendolo su strade sbagliate. Nella bufera dei mercati, la crisi è l’occasione per ripensare l’economia tenendo conto delle esigenze di tutti gli strati della società. Una linea testimoniata da chi, come Crepaldi, ha riflettuto con il Pontefice su una crisi per uscire dalla quale «occorre non solo riattivare i sistemi finanziari dei Paesi sviluppati ed emergenti, ma anche bloccare la volatilità dei capitali e lo scandalo dei paradisi fiscali e delle banche off shore». Con una critica a «Paesi come l’Italia che tuonano contro i paradisi fiscali ma, invece di sopprimerli, li ospitano e li adoperano». Intanto è silenzio nei Sacri Palazzi sul libro-choc «Vaticano spa», basato sull’archivio segreto di monsignor Renato Dardozzi (consigliere economico della Segreteria di Stato), che documenta come un fiume di denaro, tra contanti e titoli di Stato, sia stato veicolato dallo Ior in una ragnatela «off shore» di depositi paravento intestati a fondazioni inesistenti. Tra l’89 e il ’93 vengono compiute operazioni su questi depositi per 275,2 milioni di euro di oggi, movimenti in contanti per 100 milioni, e transitano 100 milioni di Cct. Su uno dei conti aveva la firma Giulio Andreotti in un deposito intestato alla «Fondazione cardinale Francis Spellman». Somme passate dai caveau dello Ior inquietando non solo la Segreteria di Stato, ma anche l’appartamento pontificio.

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