Invito ai mezzi di informazione a controllare la fonte delle notizie

A seguito della “notizia” riportata ieri su due quotidiani sammarinesi rivelatasi ben presto una vera e propria bufala, ritengo doveroso stigmatizzare l’accaduto in quanto questo episodio non può essere liquidato come uno scherzo ad opera di qualche buontempone ma è indicativo di una scarsa professionalità da parte di taluni che pretendono di fare informazione a San Marino.

Premesso che non si intende generalizzare muovendo generiche accuse a tutta la categoria, quello su cui si intende appuntare l’attenzione è l’ennesimo caso di un cattivo giornalismo scandalistico fatto di falsi scoop che si caratterizza per la disinvoltura con cui si pubblica di tutto senza verificarne le fonti, cosa che rientra tra i fondamentali della professione giornalistica.

Era già accaduto infatti che nel giugno scorso venisse pubblicata su un quotidiano locale una e-mail firmata da un sedicente “pietro franciosi” in cui veniva preso di mira il Segretario di Stato per l’Industria Masi, e-mail che ovviamente non era stata verificata in quanto si sarebbe facilmente scoperto che il mittente era inesistente; durante l’estate si è inoltre potuto assistere alla pubblicazione di due notizie riguardanti l’una la presunta violenza ad una giovane donna sammarinese avvenuta a Rimini e l’altra l’arresto di un giovane sammarinese da parte dei carabinieri di Riccione senza che questi fatti fossero effettivamente avvenuti. Sarebbe infatti bastato verificare la notizia presso le autorità alle quali ne veniva attribuito l’accertamento per sapere se effettivamente i fatti si erano svolti così come ipotizzato. Al contrario si è dato corso alla pubblicazione delle informazioni in possesso del cronista senza nemmeno pubblicare la doverosa smentita nei giorni successivi.

Nonostante fossero giunte già alcune segnalazioni circa gli episodi di cui sopra, la Segreteria di Stato per l’Informazione aveva preferito non intervenire, da un lato per non amplificare le bufale pubblicate e dall’altro auspicando che si trattasse di casi isolati frutto magari di incidenti di percorso.

Nell’imminenza di una campagna elettorale sicuramente intensa e combattuta da parte di entrambe le coalizioni, è quantomai indispensabile che gli operatori dell’informazione recuperino quella deontologia professionale assolutamente indispensabile per garantire equilibrio e regolarità alla competizione del prossimo 9 novembre, il cui esito si preannuncia ad oggi estremamente incerto.

Purtroppo il senso di responsabilità è stato finora prerogativa solo di alcuni, mentre da parte di altri sì è preferito utilizzare il proprio giornale come una rete a strascico da cui si prende e si butta in pasto ai lettori tutto quello che vi rimane impigliato. Non sorprende che infatti abbia destato da parte di alcuni anche sonore critiche la normativa che la Segreteria di Stato per l’Informazione aveva predisposto, proprio nella parte in cui si insisteva sulla necessità di predisporre un codice deontologico ad opera degli addetti ai lavori, che stabilisse diritti e doveri, nonché regole a garanzia del lettore prevedendo sanzioni per chi non le rispetta.

Il ruolo della stampa è fondamentale in un sistema democratico nel garantire l’esercizio della critica e la formazione di una opinione pubblica matura e cosciente. Occorre però che vengano assicurate condizioni di correttezza a garanzia di tutti e se a qualcuno può fare comodo mantenere lo status quo di un’informazione senza regole condivise, va invece sottolineato come questo non solo comprometta seriamente la credibilità e la libertà della stampa, ma leda i diritti costituzionali dei cittadini ad essere informati in maniera seria e corretta.

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