La miniera di Faetano, Conrad Mularoni ne ricostruisce la storia

LA MINIERA  di FAETANO

I mulini della Val Marecchia e quelli della Repubblica di San Marino, presenti sia sul Torrente San Marino, sia sul Marano, servivano sì per macinare il grano, ma venivano anche utilizzati per la produzione della polvere da sparo, di cui lo zolfo è un componente fondamentale.

Ciò avveniva soprattutto in concomitanza dei momenti in cui l’attività molitoria si riduceva o si arrestava, dopo la macinazione del grano e degli altri cereali che seguiva immediatamente alla mietitura, nei periodi autunnali e invernali.

Nel 1.800 la Repubblica di San Marino rappresentava, una enclave a cavallo tra Romagna e Montefeltro e la produzione clandestina della polvere da sparo e il suo commercio, costituivano una preziosa fonte redditizia, anche se ai limiti della legalità, per non dire di vero e proprio contrabbando. Ovviamente la presenza di giacimenti di zolfo era legata a doppio filo alla suddetta attività e poteva rappresentare, essa stessa una grande occasione di beneficio economico.

Fu un susseguirsi di ricerche minerarie che, nel caso del territorio sammarinese, si concentrarono in particolare nella zona bassa tra Faetano e il corso del Torrente Marano in quanto la presenza di zolfo era già stata individuata e cartografata attraverso dettagliati rilievi geologici, già nei primi anni dell’ ‘800, poi nel 1848, dal geologo imolese,  Senatore del Regno Italiano Giuseppe Scarabelli Gommi Flaminj, di cui l’Ente Cassa di Faetano ha pubblicato una bellissima ed elegante ristampa in occasione delle “Celebrazioni Scarabelliane” per il Centenario della morte (1905 – 2005), degli “Studi geologici sul territorio della Repubblica di San Marino” e relativa Carta geologica allegata, a cura del Prof. Giambattista Vai dell’Istituto di Geologia e attuale Direttore del Museo Paleontologico Capellini dell’Università di Bologna. Lo Scarabelli scrive testualmente nella legenda della Carta Geologica: “Gesso selenitoso con tracce di zolfo”. Successivamente anche il geologo F. Sacco, del Servizio Geologico d’Italia, evidenziò la presenza della Formazione Gessoso Solfifera nella Carta Geologica d’Italia alla scala 1: 100.000, nell’edizione del 1932. Si tratta di un affioramento, dovuto a complessi meccanismi tettonici, della stessa Formazione che si ritrova in Romagna e che, nelle zone di Brisighella e Borgo Tossignano, va a formare l’asse portante della cosiddetta “Vena del Gesso”. Come già riportato, lo zolfo si presenta in cristalli di colore giallo vivo all’interno di strati di calcare bituminoso, talvolta tra orizzonti marnacei. 

Nel 1863 venne fondata la “Società Sammarinese per l’escavazione delle miniere sulfuree” che ebbe, però, poca vita .Nel primo dopoguerra, il 10 giugno 1919, venne promulgata dal Consiglio Grande e Generale la “Legge sulle miniere”. Il 1° ottobre 1919 sul giornale “Nuovo Titano” venne pubblicato un articolo in cui si riportava: “A nord di Faetano si scorge distintamente uno strato di calcare cavernoso evidentemente zolfifero, dello spessore di circa 4 metri e l’escavazioni fin’ora fatte in orizzontale hanno dato risultati poco soddisfacenti, occorre estendere i lavori in profondità”. L’anno seguente, il 18 gennaio 1920, il direttore della Società Montecatini Ing. Umberto Cappa, l’Ing. Pavan direttore delle Miniere di Perticara, l’Ing. Ennio Gianfranceschi Direttore dell’Ufficio Tecnico di San Marino e il Sig. Michele Giannessi fecero un sopralluogo per constatare che “dal Fosso di Montegiardino quello di Faetano fosse tutta una zona solfifera”. Il 9 giugno 1925 il Governo riceve una domanda per autorizzazione a ricerche minerarie e per concessione e coltivazione di miniere dal presidente della Società Nazionale Industria Zolfi con sede a Milano. 

Fu il giovane Filippo Mularoni a contattare la Società Zolfi, che operava anche a Borello presso Cesena, che in seguito a sopralluogo a Le Saline di Faetano da parte di loro tecnici, presentò la domanda di cui sopra. Il 23 gennaio 1926 il Consiglio Grande e Generale approvò l’autorizzazione di estrazione alla Società Zolfi. Il 5 dicembre 1926 il giornale Il Popolo Sammarinese riportava un articolo in cui si leggeva che “la miniera di zolfo di Faetano è operativa” e che “sono stati scavati ben altri 140 m. di galleria (dopo i circa 180 m. scavati sino al 1919)”. Il 28 febbraio 1928 Il Popolo Sammarinese rende noto che “il lavoro continua … ora si sta scavando un’ascenderia per assicurare la ventilazione e procedere nelle ricerche del minerale zolfifero. 

Nello scavo si è rinvenuto uno straterello di zolfo molto ricco . E’ questo un ottimo segno. Viene reso merito al Cav. Filippo Mularoni per aver avviato la trattativa con la Zolfi”. Nella miniera furono impegnati una mezza dozzina di operai (5 o 6 unità) e la galleria di escavazione raggiunse, secondo quanto riportato dai giornali dell’epoca, una lunghezza di circa 200 m. Lo zolfo estratto veniva venduto fuori territorio sammarinese,ma anche a una piccola fabbrica di Serravalle che produceva fiammiferi. A causa dei notevoli costi di estrazione del minerale, la miniera chiuse definitivamente nel 1934.

                                                                                                                    Conrad Mularoni

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