La Voce di Romagna: Sentenza di Cassazione sullo scudo fiscale: Pini tenta la sua difes

La Voce di Romagna

Sentenza di Cassazione sullo scudo fiscale: Pini tenta la sua difesa
Il leghista dice la sua contestando una serie di dettagli, ma il verdetto dell’ultimo grado di giudizio depositato il 14 agosto parla chiaro e ravvisa la truffa ai danni dello Stato

FORLI’ – Gianluca Pini interviene sulla notizia pubblicata in anteprima dal quotidiano “La Voce di Romagna” sulla sentenza della Cassazione che si è pronunciata sul caso dello scudo fiscale. “La somma non è stata sequestrata al sottoscritto, la somma è frutto di un prestito familiare riconosciuto e certificato lecito ed infine – sostiene Pini – la Cassazione non ha ravvisato alcuna truffa. Per chiarezza, parte delle accuse del procedimento penale al quale è collegato il sequestro sono state archiviate in via definitiva pochi giorni fa. Una notizia che avrebbe meritato evidenza. Ma se proprio si vogliono riproporre fatti sui quali è già stato scritto tanto – e male , allora è bene sia riportato a chiare lettere che la provvista oggetto di sequestro, è di provenienza lecita, essendo frutto di un prestito personale teso a porre rimedio contingente ed urgente ad inopinate difficoltà di disinvestimento della somma di cui si era domandato il rientro nell’osservanza delle disposizioni della legge. Su di essa, equivalente e fungibile alla prima, sono state pagate le aliquote di tassazione previste dalla normativa di settore per il rientro. Peraltro la dichiarazione di scudo non è mai stata opposta alla Amministrazione Finanziaria nè prima nè a seguito della investigazione penale e la normativa premiale, seppure con modalità lievemente diverse, prevedeva la possibilità di dare corso anche al cosiddetto rimpatrio giuridico”. Pini poi dice di essere fiducioso sull’accertamento dell’esito penale che “dimostrerà l’assenza completa nella operazione di qualunque fine di profitto in alcuno degli attori. Lasciamo pertanto serenamente che la giustizia faccia il suo corso. Non ho mai gridato al complotto ne fatto vittimismo politico e mai ne farò, quindi cortesemente lasciamo perdere scoop che non esistono. Attendiamo che la verità venga accertata nelle sedi opportune”.

La Voce ha pubblicato con tanto di riferimenti ai documenti la pronuncia n. 34986 della Cassazione depositata il 14 agosto scorso. Purtroppo per Gianluca Pini la Cassazione ravvisa il reato di truffa quando scrive che è “ammessa la coesistenza tra violazione delle misure sulle scudo fiscale e truffa ai danni dello Stato”. La vera notizia di questa pronuncia è proprio questa: “E’ una truffa allo Stato la falsa attestazione per lo scudo fiscale”. Si tratta, fra l’altro della prima sentenza della Suprema Corte sulla lacunosa legge n. 78 del 2009, quella dell’ultimo scudo fiscale. I soldi, 400mila euro, che da San Marino dovevano arrivare in una banca di Forlì di certo non sono di provenienza illecita e infatti non è mai stato scritto. Come i soldi, che Pini dice non essere suoi. Infatti nell’articolo che ha dato fastidio al parlamentare è ben specificato che il conto sequestrato è intestato il padre. Pini, quando ha deciso di aderire allo scudo era già fuori tempo massimo. E per la Cassazione, che lo scrive in sentenza, ha trovato lo stratagemma per pagare soltanto il 5% perché in seconda battuta la percentuale sarebbe stata molto più alta, in base al reddito del parlamentare leghista. L’articolo riporta fatti e circostanze esatte che non si possono rettificare con inesattezze, per rispetto dei lettori.

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