Liberare gli investitori dall’oligarchia immobiliare. Cittadinanza Attiva

Liberare gli investitori dall’oligarchia immobiliare
Una delle grandi problematiche che il nostro Paese affronta quando qualche investitore si avvicina alla Repubblica è quella degli spazi. Soprattutto quando si tratta d’investimenti di grandi dimensioni, come ad esempio il prossimo Polo del Lusso, il problema tocca la pianificazione e la gestione del territorio.
Un ambito politico, questo, sentito dappertutto ma ancor più in un Paese di 61 Km/q come il nostro, vittima di decenni di speculazione folle e scelte urbanistiche miopi, che necessita di decisioni lungimiranti in un’ottica di sviluppo sostenibile.
Le scelte che può fare un imprenditore a San Marino sono due, e solo quelle:
1. acquistare un immobile o più immobili già esistenti, abbatterli e ricostruirli o riconvertirli per la nuova produzione;
2. acquisire un terreno, convertirlo a edificabile e costruire ex novo.
Tutte le persone di buon senso tifano per la prima soluzione, che consente di non “sprecare” altro territorio. Ma questa soluzione presenta un grande problema: riconvertire un immobile o un capannone è un’operazione costosa, specie se quell’immobile nasce con diversa destinazione (es: immobile industriale che deve diventare commerciale). Oltretutto, immobili e capannoni sono quasi sempre di proprietà dei soliti noti, che non si accontentano di vendere, ma vogliono realizzare l’affare.
E’ facile comprendere, quindi, che i costi per chi vuole investire a San Marino lievitano: al prezzo di acquisto (molto salato per i motivi di cui sopra) va sommato il costo di riconversione (o di demolizione e ricostruzione).
Di conseguenza diventiamo non competitivi con il circondario che, in un momento di crisi come questo, offre le condizioni più attrattive possibili facendo scappare l’investitore.
Per ovviare a questi costi, l’imprenditore può sempre chiedere aiuto allo Stato, tramite vari contributi. Ma a quel punto la reazione più ovvia è gridare allo scandalo e urlare a gran voce che così facendo lo Stato foraggia i soliti noti con soldi pubblici.
L’alternativa è l’utilizzo di nuovo territorio che, ironia della sorte, quasi sempre appartiene agli stessi “soliti noti”; quei sette, otto personaggi che possiedono buona parte del territorio di San Marino. In questo caso, una volta acquisito il terreno, l’investitore non avrebbe i costi di riconversione ma potrebbe procedere a costruire ex novo un immobile o capannone adatto alle sue esigenze. I costi complessivi sarebbero minori ma si perderebbero aree verdi.
In ogni caso i soliti noti ci guadagnano e tutti si grida allo scandalo.
Come risolvere questo corto circuito?
Noi ci sentiamo di rilanciare una proposta già fatta durante la campagna elettorale del 2012 e rilanciata la scorsa settimana dal sindacato.
Per fare in modo che gli immobili e i capannoni esistenti ma inutilizzati vengano messi a disposizione a prezzi ragionevoli, in modo da consentire una sostenibilità economica a chi vuole investire, si può prevedere una tassa sui grandi patrimoni immobiliari non utilizzati. Non una tassa sulla seconda casa, sia ben chiaro, ma sui patrimoni immobiliari consistenti, di importo significativo e dalla progressività spinta, così da “incentivare” la loro messa sul mercato a prezzi bassi.
In questo modo si eviterebbe che i “soliti noti” tengano in ostaggio lo sviluppo economico del Paese, con lo spauracchio dello scoppio della bolla immobiliare.
A chi dirà che le tasse non vanno bene, che le patrimoniali sono sempre sbagliate, etc.., chiediamo di dare un’alternativa. Perché ad oggi, al di là del Polo del Lusso, un imprenditore ha solo le due opzioni di cui sopra, ed ognuna ha pesanti controindicazioni.
CITTADINANZA ATTIVA

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