‘Mafie a San Marino’ ripreso da Mario Gerevini, Corriere della Sera

‘Mafie a San Marino’ ripreso da Mario Gerevini, Corriere della Sera

Corriere della Sera

II libro. II procuratore Giovagnoli nel volume che ricostruisce le infiltrazioni criminali nello Stato del Titano

Mafie a San Marino, «serve un protettorato italiano»

Mario Gerevini

Partiamo dal Brasile: il Banco di Rio de Janeiro ha appena acquistato la maggioranza del Credito Sammarinese, una banca del Titano. Da Rio a San Marino? Strana operazione, passa per Lugano, intermediari italiani. Poi vedremo.

C’è però un collegamento, indiretto, di cronaca: giovedì è stato arrestato Valter Vendemmi, italiano residente sul Titano, ex direttore generale del neobrasilero Credito Sammarinese. Arrestato perché? Sospetto narcotraffico gestito dalla ‘ndrangheta, indagine nata sul pregiudicato Vincenzo Barbieri affiliato al clan Mancuso, conto corrente al Credito Sammarinese, ucciso il 12 marzo.
È l’ultima notizia di cronaca di una lunga serie, quelle che nel titolo hanno «San Marino» e «riciclaggio» o «mafia». Finanza e cronaca nera che s’intrecciano.
Il  Procuratore Capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, dice che San Marino per uscire dall’angolo in cui si è cacciato ha due strade: accettare un «protettorato di fatto» dell’Italia oppure entrare nella Ue, integrandosi con le norme comunitarie. Dice anche che se il Titano è  stato un centro off-shore della finanza criminale una responsabilità l’ha avuta la Banca d’Italia di Antonio Fazio.
È un libro, «Mafie a San Marino», a raccogliere in un capitolo le riflessioni del procuratore «dirimpettaio» della mini-Repubblica. Il  libro che raccoglie il contributo di Giovagnoli è scritto da due giornalisti del quotidiano sammarinese l’Informazione, David Oddone e Antonio Fabbri per la Carlo Filippini Editore. È la prima volta che un libro, venduto a San Marino,  tratta in modo esplicito  il tema delle infiltrazioni mafiose di clan come i Casalesi, i Vallefuoco, gli Schiavone.
La storia del banchiere arrestato, che per lungo tempo ha favorito l’afflusso di capitali sporchi «consisteva – afferma Giovagnoli – nel trattare le banche di San Marino come se collaborassero al sistema di cooperazione internazionale antiriciclaggio mentre era vero il contrario».
E poi c’era quel flusso continuo e sproporzionato di liquidità in banconote da 500 euro: mittente Bankitalia, destinataria Banca Mps di Forlì. «È difficile pensare – sostiene il magistrato – che Bankitalia non sapesse che poi Mps trasferiva con i furgoni questo denaro contante alle banche del Titano». L’inchiesta Re Nero del pm di Forlì Fabio Di Vìzio (il libro contiene anche un suo intervento «tecnico») ha fatto esplodere il caso San Marino. Ma già «il cambiamento al vertice di Bankitalia — secondo il capo della Procura riminese – e la rimozione della precedente direzione», cioè Mario Draghi al posto di Fazio, aveva avuto un ruolo fondamentale «nel cambiamento di atteggiamento».
Il pressing dell’Italia ha poi colpito al cuore la finanza grigia ma resta la presenza dell’«agguerrita criminalità organizzata campana e calabrese che cerca di non perdere i capitali trasferiti sulla Riviera».
La storia del banchiere arrestato è solo l’ultimo capitolo. Intanto viene fuori la banca brasiliana che compra l’istituto dove lavorava Vendemini e dove aveva il conto il pregiudicato ucciso.
Operazione pulita? Forse. Ma che senso ha per una piccola banca brasiliana comprare (dalla famiglia Amati) una piccola banca sammarinese con mille problemi? I carioca hanno avuto per tre anni una fiduciaria a Lugano (radiata dalle autorità svizzere), succursale di una società della Delaware e gestita da italiani. Faceva «pianificazione fiscale». Lugano, come San Marino, pullula di chi pianifica il fisco.
Ma al povero Luiz Augusto de Queiroz del Banco di Rio è andata male. Proprio tre giorni fa la Banca Centrale di San Marino gli ha commissariato il Credito Sammarinese.
Tornerà a Copacabana. O a Lugano a pianificare il fisco.
Mario Gerevini  mgerevini@rcs.it

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