Matteo Rossi a Iro Belluzzi: “Eri quella classe dirigente contro la quale ti scagli”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del presidente Psd Matteo Rossi all’ormai ex collega di partito Iro Belluzzi.

Caro Iro,

quando marito e moglie si separano, non ci si aspetta mai che le cose finiscano tra abbracci, strette di mano e pacche sulle spalle. Sono comprensibili le tue parole, comprendo la tua frustrazione, comprendo le critiche, comprendo persino il rancore che trasborda dalla nota che hai trasmesso alla stampa. 

Per farla breve hai la mia massima comprensione. 

Spero che troverai in LIBERA le condizioni, le persone e gli stimoli nuovi per ritrovare la passione, l’entusiasmo che il PSD ti ha fatto perdere. È comprensibile anche il fatto che tu parli oramai del tuo ex Partito, di me e degli altri Dirigenti, ponendoti quasi come tu fossi stato per tutto questo tempo un corpo avulso, un militante che per tanti limiti della politica (e dei politici) si sente poco coinvolto in un progetto o nelle scelte del Partito, e che quindi decide di andare a cercare sul mercato dei partiti quello che ritiene essere più vicino alla propria ideologia. 

Lo comprendo benissimo. Quanti militanti negli anni hanno fatto l’altalena tra PSD, NPS, PSS, SSD, SU, PSRS, LIBERA? Tanti. Ma tu, Iro, eri quella classe dirigente contro la quale ti scagli. Tu eri il Leader del Partito. Tu nel 2016 decidesti di puntare i piedi fino alla spaccatura con quella parte di PSD che ora è LIBERA e noi, che condividevamo le tue idee, ti seguimmo. Tu nel 2019, quando LIBERA era in cantiere e si avvicinava a noi, al PSD per ragionare sul dare una casa comune alla Sinistra, puntasti i piedi per non andarci, e anche in quel caso ti seguimmo. Era l’epoca in cui la tua anima Socialista, embrionale e primordiale, offuscava qualsiasi idea politica che non fosse quella della grande rimpatriata sotto il vecchio garofano: e noi “Iro siamo con te!”. E anche in quel caso ti seguimmo. Poi arrivarono le elezioni, e si decise di fare NPR che, senza anche il tuo benestare, senza il tuo parere sul programma, le persone e i temi da affrontare, non si sarebbe mai fatta. Ovvio che eri la persona più rappresentativa, con più esperienza e anche in quel frangente, insieme a te, affrontammo questa avventura. 

L’8 dicembre 2019 arrivò il fatidico giorno delle elezioni e -dopo il voto- NPR ebbe anche un risultato dignitoso, forse sopra le previsioni, e fummo chiamati di lì a poco per entrare nel Governo assieme a DC, RETE e Motus Liberi, e qui qualcosa -non so cosa- si è rotto. Al Governo andarono Pedini e Belluzzi (Andrea). All’improvviso, non andava più bene niente. All’improvviso qualsiasi proposta, iniziativa, idea che il PSD proponeva, se si diceva rosso, per te era nero, se si diceva A per te era B, e così per ogni cosa. Fino quasi al paradosso. Fino alla nota stampa che leggiamo sui media. Paradosso e confusione con i quali dichiari di aderire al partito dal quale, come PSD, hai sempre preso le distanze, annunciando di diventare a conti fatti uno stock di LIBERA del mercato di febbraio, entrandoci chiedendo quasi “scusa, disturbo se mi metto qui?”, indipendente in un partito di opposizione ma fedele alla maggioranza verso la quale in due anni (difficilissimi) nessuno ti ha mai sentito pronunciare una mezza parola di sostegno. 

Caro Iro, io ti comprendo, ma non riesco più a seguirti. Le strade della politica sono infinite, ti ringrazio per le opportunità che mi hai dato, per aver creduto in me quando nel 2012 mi sono avvicinato al PSD, a te e agli altri compagni. Sono sicuro che ritroverai in LIBERA la serenità, la tranquillità e -a quanto pare- la lucidità che qui non avevi più.

Matteo

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