Morri e Gatti ricordano Antonietta Bonelli

La morte di Maria Antonietta
Bonelli ci ha colto di
sorpresa. Come sempre,
del resto, la morte delle
persone care.

Dopo una vita
pubblica intensa e ricca
di esperienze professionali
al massimo livello, si è
spenta in silenzio. Come in
silenzio aveva trascorso gli
ultimi anni di vita, segnati
dalla malattia.

E’ stata definita
“il grand commis” della
diplomazia sammarinese
per la sapienza e l’equilibrio
nel coniugare le esigenze
del protocollo alle
necessità relazionali do un
piccolo Stato.

Era entrata
nella Pubblica amministrazione
nel 1965, chiamata
dal professor Federico Bigi,
allora Segretario agli Esteri,
perché “aveva bisogno di
un avvocato”. Così inizia
una carriera che l’ha portata,
dal 1972, ad essere il
più alto funzionario della
Segreteria di Stato agli Affari
Esteri e poi direttore
generale del Dipartimento,
ovvero la seconda carica
dopo il Segretario di Stato.
Ha collaborato con cinque
di essi, fino alla pensione.

Dal 1973 ha partecipato a
tutte le fasi preparatorie
della Conferenza sulla sicurezza
e la cooperazione
in Europa (oggi Osce) e poi
a rimanervi ininterrottamente
– unica rappresentante
– dal giorno della
conferenza di Helsinki.

Ha
svolto numerose missioni
diplomatiche presso Stati e
organismi internazionali.
Fino ad alcuni anni fa era
ambasciatore in Germania,
Svizzera, Paesi bassi e
presso la stessa Osce. Ha
incontrato quasi tutti i
‘grandi del secolo scorso’.
Attualmente era ambasciatore
a disposizione.

Il 1 ottobre
1994 fu la prima donna
e la prima sammarinese,
dopo decenni di diversa
consuetudine, a pronunciare
l’orazione ufficiale
per l’insediamento dei Capitani
Reggenti.

Fu una
sorta di omaggio istituzionale,
a lei che non ricoprì
mai incarichi di questa natura,
anche se figura tra le
donne fondatrici della Democrazia
Cristiana, a quell’altra
parte della natura di
Maria Antonietta Bonelli.
Che tutti noi ammiriamo.
Quella parte che l’ha portata,
nel corso di tanti anni, a
collezionare ogni tipo di testimonianza
della storia di
San Marino, dai documenti
ai francobolli, dalle ceramiche
alle stampe d’epoca,
dai libri all’oggettistica più
varia e straordinaria, pescando
tra l’alto e il basso
della produzione nazionale
ed estera.

Cinquantamila
pezzi che ha sempre custodito
gelosamente in casa.

Una casa come un museo,
dove ha sempre vissuto,
dedicata ad accogliere in librerie,
armadi, meravigliosi
mobili d’ufficio dei primi
anni del secolo scorso, ma
anche in ogni piccolo e
grande ripostiglio: libri,
stampe, manifesti, locandine,
ceramiche, bottiglieria,
cartoline, buste postali, lettere,
antichi menù, bandiere,
santini funebri, spade,
giornali, bambole e naturalmente
quadreria, schizzi.
Mischiando tutto, le cose
preziose e quelle più
grossolane, senza soluzione
di continuità, come una
vera grande collezione deve
essere. Dall’antiquariato
librario alle scatole originali
dei dolcifici sammarinesi,
mostrate con la stessa
identica passione, dalle
bottiglie di ceramica a forma
di animale ai ricordini
funebri dei personaggi insigni
della Repubblica, tra i
quali Menetto Bonelli, sei
volte Capitano Reggente, ai
manifesti originali dei film
girati a San Marino (Orson
Welles, Tyron Power e la
Magnani protagonisti), agli
acquerelli preparatori dell’Azzurri,
architetto del Palazzo
Pubblico, ad una collezione
su Little Tony. Che
peraltro non ha mai conosciuto.

Amava dire di sé:
“La storia è il mio mestiere”
e alla storia dedicava i
suoi libri. Una saggista
d’eccellenza, che ha prodotto
un elenco lunghissimo
di titoli, che oggi diventano
patrimonio culturale
prezioso e ineguagliabile.

Tuttavia, nonostante fosse
figlia di un’altra epoca e
amasse la polvere degli archivi,
aveva una grande dimestichezza
con le nuove
tecnologie. E dopo aver
esplorato le bancarelle, i
mercati, gli antiquari di tutta
Europa, ha cominciato a
navigare in rete, inserendosi
anche su Facebook, per
cercare anche su quei lidi
qualcosa di particolare, dimenticato
o sfuggito della
storia di San Marino.

Indubbiamente,
Maria Antonietta
Bonelli ha rappresentato
per tutta la vita la
parte migliore di un certo
modo di essere sammarinese.
Come fecero i “Padri
della patria”. E in questa
veste, sicuramente, noi tutti
la ricorderemo sempre.

Il Segretario di Stato
alla Cultura
Romeo Morri.

Il Segretario di Stato
alle Finanze
Gabriele Gatti

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