Morte sul lavoro di Evaristo Fabbrucci: una sentenza che fa giustizia

È una giusta sentenza quella che ha condannato l’amministratore della Titan Call ad un anno e due mesi di reclusione, oltre ad una pena pecuniaria, per la morte sul lavoro di Evaristo Fabbrucci, colpito da una lamina d’acciaio di alcuni quintali mentre lavorava, in nero, all’interno dell’azienda. Una sentenza che riconosce le responsabilità dell’amministratore nella tragica morte di questo lavoratore di 59 anni avvenuta nell’ottobre 2009, ennesima vittima di una lunga serie di infortuni mortali sul lavoro a San Marino. A quanto pare, era lo stesso amministratore alla guida del carro ponte dal quale si è staccata la lamina di ferro che ha colpito Evaristo Fabbrucci, deceduto tre giorni dopo l’incidente.
 
Il processo penale, nel quale le Confederazioni si sono costituite parte civile, ha accertato e punito le responsabilità dell’amministratore, per le procedure insicure e pericolose per la vita e l’incolumità delle persone che venivano attuate nell’azienda, che sono costate la vita a Evaristo Fabbrucci, il quale per di più non aveva un regolare rapporto di lavoro. Questa sentenza di primo grado, anche se non può per nulla mitigare il dolore per la perdita di Evaristo, va nella giusta direzione, cioè quella dell’accertamento delle responsabilità e della punizione per chi si rende colpevole di incidenti così gravi.
 
Viste le profonde carenze nell’applicazione delle norme di sicurezza da parte di molte aziende, è ancora necessario svolgere un’azione di deterrenza sul piano giudiziario,  attraverso un’azione puntuale ed efficace della magistratura. In tal senso la CSU torna a stigmatizzare la caduta in prescrizione di tanti processi per infortuni sul lavoro, anche gravi, che decadono per decorrenza dei termini.
 
Auspichiamo che questa sentenza possa contribuire ad una inversione di tendenza che porti ad una maggiore attenzione, impegno e senso di responsabilità nell’applicazione  delle norme sulla sicurezza sul lavoro, affinché non si debba mai più morire sul lavoro.

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