Mularoni (San Marino, Esteri). Ap non c’entra con la camorra. Patrizia Cupo, Corriere Romagna San Marino

Patrizia Cupo di Corriere Romagna San Marino: Il Titano rifugio e lavanderia della mala / Il segretario di Stato Mularoni si dice tranquilla perché il partito di riferimento del notaio «non è il mio. Mi chiedo come certa gente sia stata fatta entrare» / Il patto scellerato tra camorra e politica / Dall’inchiesta emerge l’esigenza di Vallefuoco  di proteggere Bacciocchi nelle alte sfere

In una conversazione che il boss ha nella sua Audi A6 (intestata alla finanziaria del notaio, la FinCapital), Vallefuoco chiede un occhio di riguardo per il suo uomo,  Bacciocchi  appunto. Per lui è necessario che nessuno ostacolasse gli affari del notaio: perché, «se si inceppa questo meccanismo – dice – non abbiamo più dove attingere». Secondo gli inquirenti, è infatti attraverso i conti della Fincapital che la camorra – e i Casalesi – riescono a ripulire fino a 5 milioni di euro in appena sei mesi, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, attraverso un giro di assegni e false fatturazioni.

«Un partito politico di riferimento per Bacciocchi? Sono tranquilla, non è il mio – commenta a caldo il segretario di Stato agli Esteri, Antonella
Mularoni
-. Già nel 2008, sapevamo che c’erano dei problemi legati ad alcune persone; come governo, demmo delle disposizioni perché si assicurasse la massima attenzione. Mi chiedo, però, se le risultanze dell’inchiesta venissero confermate, come mai certa gente sia stata fatta entrare in territorio», riferendosi non solo ai Vallefuoco, ma anche al killer dei Casalesi, Giuseppe Setola che, in un’intercettazione ambientale, il boss si vanta di aver ospitato a San Marino nel periodo di latitanza dopo la strage di Castel Volturno.

«Nel corso della visita al presidente Giorgio Napolitano – annuncia la Mularoni – abbiamo parlato anche dell’accordo tra le forze di polizia. Va firmato: noi abbiamo dato la nostra disponibilità. Intanto, abbiamo manifestato all’Italia di volerci avvalere dell’articolo 19 della convenzione di Palermo che prevede indagini congiunte tra i due paesi, nella lotta alla mafia».

In che cosa consistesse questo “accordo” sulle protezioni politiche, indaga sempre la Dia. Nomi, non se ne fanno. Ma, secondo le ipotesi degli investigatori napoletani, «è ipotizzabile che Vallefuoco fosse stato chiamato a foraggiare qualcuno in favore di esiti politici che compiacessero Bacciocchi».   


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