San Marino. “V(u)oto a perdere”, una riflessione di Pietro Masiello su partiti e politica

Alla vigilia delle prossime elezioni politiche, Pietro Masiello propone una riflessione sui partiti e sulla politica sammarinese.

“Situazione di grande fermento nella Repubblica, ove crescono i partiti nuovi che si disaggregano e aggregano a vecchie e nuove formazioni, siamo a 4-5 nuove formazioni politiche, il dato certo sarà disponibile il 29  ottobre termine ultimo per la presentazione delle liste e stante le imminenti elezioni politiche,  è facile prevedere che si navigherà a vista nella giungla delle buone intenzioni, ossia i programmi, spesso fotocopia, in cui si fatica non poco a trovare le differenze tra quello di una forza politica e quella degli altri.

Formazioni politiche che non vivono più la classica contrapposizione fondamentale destra/sinistra, come si evince dalle scelta fondamentale adottate quotidianamente in Parlamento, cioè il Consiglio Grande e Generale, ove le scelte vengono attuate in maniera improvvisata, contingente senza una direzione politica di riferimento.

Tutto questo avviene in un fragile sistema partitocratico che spesso risponde più a logiche di visibilità personale e che, proprio per questo,  rischia di legittimare perfino la nascita del “partito della padella”.

In un Paese, come tutti sanno, dove di rado gli elettori sono  perfettamente consapevoli delle questioni su cui di volta in volta si esprime il voto ed è un guaio grosso, perché mina alla radice le basi sulle quali poggia ogni democrazia moderna. Ed i tempi veloci della politica fanno sì che invece di «conoscere per poi deliberare», sempre più spesso si deliberi senza conoscere granché. E quel poco che si sa lo si apprenda dalla televisione e in misura residuale dalla carta stampata , dato che per informarci sulla vita politica si segue l’emittente pubblico RTV, (in Italia lo fa il 94,6% della popolazione, secondo una stima di alcuni anni fa dell’Eurispes).

In questo quadro politico sammarinese profondamente balcanizzato da interessi e personalismi, emerge una debolezza estrema del sistema, come testimoniato da quanto accaduto qualche settimana fa, quando un forte leader del passato ha gettato nello scompiglio la politica con una intervista neanche  particolarmente originale.

In questa concitata fase preelettorale, tutto questo mi ricordaun celebre passo di Rousseau «Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso. Lo è soltanto durante l’elezione dei membri del Parlamento; appena questi sono eletti, esso diventa schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l’uso che ne fa merita di fargliela perdere».

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