Ordinanza antiprostituzione bocciata dalla Procura di Rimini

L’ordinanza del sindaco riminese Andrea Gnassi per debellare la prostituzione in strada si arena contro il parere della Procura di Rimini.

L’ordinanza, che vieta la prostituzione in alcune delle principali vie battute dalle lucciole, è entrata in vigore a fine di dicembre e scadrà il 31 marzo ma probabilmente non sarà rinnovata.

Almeno non nella forma attuale, secondo la quale si procede alla denuncia penale della prostituta per inosservanza del provvedimento dell’autorità.

Secondo la Procura di Rimini però è sbagliato.

Tutto nasce da un caso specifico, quello di una prostituta rumena 31enne denunciata per la violazione del provvedimento del sindaco.

La Procura della Repubblica, a firma del procuratore capo Paolo Giovagnoli, però ne chiede l’archiviazione perché ritiene infondata la notizia di reato.

Giovagnoli spiega: “La notizia di reato nasce da un equivoco sul significato delle definizioni utilizzate dalla norma che autorizza il sindaco a prendere provvedimenti per prevenire ed eliminare pericoli per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana e le ragioni di sicurezza pubblica o ordine pubblico che fanno parte dell’elemento costitutivo del reato previsto dall’articolo 650. E’ evidente che la violazione dell’ordinanza del sindaco non integra il resto previsto dallo stesso articolo 650. Se invece si applicasse l’ordinanza verrebbe punito penalmente una condotta, quella della prostituzione depenalizzata dal decreto legislativo del 1999. Sbagliato anche l’aver stabilito limiti temporali e territoriali. E’ incostituzionale una tale misura che nella parte in cui gli stessi comportamenti possano essere ritenuti leciti o illeciti a seconda dei comuni in cui essi avvengono per effetto delle diverse ordinanze dei sindaci”.

Fonte: (corsivo) “Nuovo Quotidiano di Rimini”

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