Papa Giovanni XXIII: immigrazione irregolare, sproporzionata e strumentalizzata la campagna contro gli stranieri. Sit in giovedì 26 febbraio davanti a Montecitorio

I dati diffusi ieri dal Viminale sulla diminuzione degli stupri in Italia e sull’alta percentuale degli italiani come fautori di questo crimine sono oggetto di una forte presa di posizione dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. I dati – spiega il presidente Giovanni Ramonda – dimostrano quanto sia sproporzionata e strumentalizzata la campagna contro gli stranieri tutti: da coloro che appartengono alla Comunità Europea, come i cittadini rumeni, a chi arriva in Italia irregolarmente, quasi sempre per disperazione, rifugio politico, per cercare un lavoro onesto, per trovare accoglienza in un Paese che dovrebbe prospettarsi più civile.

Per difendere e rivendicare i loro diritti, la Comunità Papa Giovanni XXIII diffusa in 29 Paesi esteri e quindi, ben consapevole dei drammi che gli stranieri ogni giorno devono affrontare per sopravvivere, ha indetto un sit-in dinanzi a Montecitorio, giovedì 26 febbraio alle ore 10 per chiedere al Parlamento, a nome di tutti gli immigrati: ‘Lasciateci vivere’.

“Con questa iniziativa – spiega Ramonda – ci appelleremo al Governo e a tutti i Parlamentari affinché il ddl 733 venga ampiamente ridiscusso con importanti correzioni. Venga rivisto tutto l’impianto di questo ddl inutile e dannoso in quanto già esistono norme che perseguono coloro che non ottemperano all’allontanamento dal territorio dello Stato una volta espulsi”.

“Chiediamo che venga eliminato l’emendamento sulle denunce che potrebbero effettuare i medici sugli irregolari, affinché ogni straniero non si senta spinto a nascondersi, rinunciando alle cure o sottraendo i propri cari al diritto alla salute per paura di delinquere.”

“Anche il tema dell’impedimento di sposarsi qualora lo straniero non soggiorni regolarmente va a ledere quei diritti e libertà degli uomini che nella Convenzione Europea all’art.12 stabilisce che: ‘uomini e donne in età adatta hanno diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi’.

“Chiediamo al Governo, che spesso rivendica di avere a cuore le radici cristiane del Paese, di rinunciare a coltivare e a diffondere nel nome della sicurezza una cultura del terrore e dell’emarginazione che nulla ha a che fare con i principi della legalità, accoglienza ed integrazione.”

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy