Report del Consiglio d’Europa su San Marino, Segreteria agli Esteri esprime soddisfazione: “Elogi per strumenti di democrazia diretta”

La Segreteria Affari Esteri soddisfatta per il rapporto periodico su San Marino dei relatori dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Nel corso dell’ultima sessione dei lavori dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, a Strasburgo, cui ha partecipato la delegazione sammarinese, guidata dal Capo delegazione, nonché Vice Presidente dell’APCE, Marco Nicolini, San Marino, spiega la Segreteria, “ha ricevuto ampi elogi per la propria «vasta e impressionante gamma di meccanismi di consultazione istituzionale e strumenti di democrazia diretta».

Considerata l’importanza di tali strumenti per il funzionamento delle istituzioni democratiche sammarinesi, l’Assemblea ha esortato le Autorità a continuare «a garantire e, se necessario a rafforzare, l’efficacia dei diversi meccanismi di consultazione e strumenti di democrazia diretta».

L’Assemblea – prosegue la Segreteria – è consapevole dei vantaggi democratici della prossimità e dei «forti legami umani tra l’esecutivo, gli eletti e i cittadini sammarinesi» e se ne felicita. Allo stesso tempo, chiede che San Marino allevii gli effetti di questa vicinanza sul funzionamento del sistema di controlli che potrebbero essere causa di vulnerabilità delle istituzioni democratiche” «e dei loro rappresentanti alla corruzione e a potenziali conflitti di interesse».

Infine Palazzo Begni sottolinea che “in seno al Consiglio d’Europa, sempre stante al rapporto, sono inoltre state accolte con grande favore le riforme attuate negli ambiti legislativi e giudiziari, in linea con le raccomandazioni del GRECO”.

Ciò che non dice la Segreteria di Luca Beccari è che nel report i commissari hanno evidenziato come ci sia “potere esecutivo troppo potente che, in pratica, governa per decreti invece di aspettare che il Consiglio Grande e Generale diriga le politiche e prenda l’iniziativa legislativa. Se il raccomandato rafforzamento delle condizioni di lavoro dei membri del Consiglio Grande e Generale contribuirebbe in qualche modo ad alleviare questo problema, la questione dovrebbe anche essere esaminata a un livello più sistemico nel contesto delle future riforme istituzionali”.

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