Requiem per i gufi, recitata da Ap

Requiem per i gufi

La confraternita dei gufi, composta da restauratori, ribaltonisti, nostalgici, profittatori e opportunisti di ogni risma, ben distribuiti nelle varie lobby della politica, degli affari e della stampa compiacente, con profezie maldestre e interessate, si era già apparecchiata la tavola per gustarsi il banchetto finale in cui spartirsi la preda di un PATTO PER SAN MARINO, dato per decotto, dilaniato e morente.

Per i commensali, il boccone più prelibato e conteso era la testa di Antonella Mularoni che, non avendo fin qui funzionato per miracolare i rapporti con l’Italia, era destinata ad una fine molto più ingloriosa, tra le fauci degli sciacalli. Queste erano certe aspettative, anzi le certezze, anticipate sui giornali con dovizia di particolari, che sarebbero scaturite alla fine della seduta consiliare di febbraio, preannunciata come quella di “apocalypse now”. Ad alimentare le fiamme ci avrebbe pensato poi l’innesco di un’altra polveriera, quella della legge dei 10 anni che, secondo le Cassandre, avrebbe creato la guerra civile, con lo scompiglio finale tra innovatori e conservatori, determinando la sconfitta definitiva, tramite autogol.
Beh, con somma comprensione per la delusione dei gufi, è andato in onda un altro film. Il Patto, con la scontata eccezione degli Eps, pur non sottacendo le difficoltà, ha dimostrato coesione, saldezza e ferma determinazione nel rilanciare la sua azione così da ottemperare agli impegni presi con gli elettori, a difesa degli interessi del Paese.
Antonella Mularoni ha vista riconfermata la fiducia ed i riconoscimenti all’operato suo, dei suoi collaboratori e del Governo, in una caparbia azione di ricucitura diplomatica, ostacolata da trascorsi imbarazzanti del passato e da una rigidità indecifrabile da parte italiana, a fronte delle iniziative poste in atto, con coerenza e rapidità, dal Governo e dal Consiglio per conformarsi agli standard e alle misure richieste, anche in ambito internazionale.
La legge dei 10 anni, a dispetto delle manovre e delle imboscate paventate ad opera dei noti professionisti del sottobanco, ha visto affermarsi la linea del cambiamento e del rinnovamento che privilegia il concetto della politica intesa come servizio e non come mestiere. Una vittoria per i proponenti, per i sostenitori della legge e per l’interno Consiglio che, una volta tanto, ha saputo trasmettere un messaggio positivo al Paese, dimostrando la disponibilità della politica ad autoriformarsi. Paradossalmente, il Consiglio della disfatta si è trasformato in quello della forza, del chiarimento e della responsabilità. Sta ora al Patto coltivarne i frutti. Ai gufi, un buon ritorno nelle gabbie, certi di rivederli prossimamente a svolazzare con lugubri e velleitarie intenzioni.
San Marino, 24 febbraio 2011

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