Ricordo di Pippo Maiani

Il bacio fra Pippo e Marcellina sulla scena del “Viaggio dell’Eroe” al  teatro Titano supera di gran lunga l’importanza di mille parole. La dura storia dell’emigrazione e del lavoro in miniera, soli, lontani da casa, ha comportato sacrifici e privazioni che non hanno paragone con i disagi della vita moderna. Eppure il messaggio che Pippo e Marcellina ci hanno voluto dare non intende piangersi addosso, ma esprime il desiderio di costruire insieme un nuovo futuro. Ci sono più valori in quel bacio che in mille testi sacri, ci sono più insegnamenti in quel bacio che in mille pagine di filosofia. Sono la semplicità, il desiderio, la fiducia che muovono il mondo. Dietro c’è il duro lavoro e tantissima voglia di capire.

Una curiosità infinita verso ciò che accade non solo a te, e neppure solo intorno a te, ma ovunque. Un ovunque che unisce i diritti dell’umanità e che vigila affinché neppure uno di questi venga violato, perché  al pari del battito d’ala della farfalla capace di sconvolgere gli equilibri meteorologici, quando un bambino soffre, una donna subisce, un uomo soccombe, tutta l’umanità è in pericolo. Se poi per Pippo a soffrire era un intero popolo, fosse questo in Vietnam o in Cile, o nella vicina Italia durante il fascismo e la dominazione nazista, senza tentennamenti era necessario prendere le parti  nella lotta per la sua liberazione a rischio della vita. Pippo è stato ed è sempre rimasto un ‘Partigiano’, uno che decideva da che parte stare mettendosi in gioco in prima persona, e per questo ha rischiato la vita nel corso della Resistenza e subìto il peso della condanna politica per difendere il diritto dei sammarinesi nel decidere con le elezioni il proprio governo.

Avvenimenti questi che ancora appaiono enormi soprattutto agli occhi di chi conosce solo la storia successiva, ma che hanno messo a dura prova le persone generando donne e uomini forti nei principi e determinati nei progetti. Solo così si potevano superare i disastri causati dalla guerra, solo così si poteva ricostruire un Paese che, sebbene neutrale, ha subito le incursioni militari e i bombardamenti. Nella povertà mitigata solo dai pochi frutti che riusciva a dare la campagna, Pippo e compagni si assumono la responsabilità di determinare le linee dello sviluppo con scelte coraggiose mosse tutte da un principio di equità capace di sanare le differenze. Terra a chi la lavora, aumento dei salari, lavoro per tutti, e il miracolo che ancora oggi regge le sorti del Piccolo Stato, l’Istituto per la Sicurezza Sociale retto dal principio per cui tutti, senza distinzioni, hanno diritto all’assistenza e alle cure. Pippo ha sempre raccontato con orgoglio quei momenti e se rileggiamo i fatti con più attenzione, ci accorgiamo come quella storia rappresenti un esempio di maturità di un popolo che, superata la crisi, si è rimboccato le maniche garantendo pari doveri e pari diritti.

Quante analogie possono esserci col presente e quanti insegnamenti possono darci!

Sul dopoguerra sammarinese occorre approfondire la ricerca perché quei fatti così importanti che hanno costruito la struttura organizzativa del nuovo Stato risorto dalle ceneri del fascismo e della guerra, sono spesso offuscati dalla attenzione sui fatti di Rovereta, che balzarono alle cronache del mondo intero, inserendosi nel solco già tracciato della divisione in blocchi. Al di là degli eventi più eclatanti anche in quei fatti si trascura una delle scelte più importanti, difficile e dolorosa assunta dai comunisti e dai socialisti, quando decisero con grande senso di responsabilità di cedere pacificamente il potere. Avrebbero potuto opporsi portando all’estremo la tensione, ma scelsero di seguire il corso della tradizione storica della Repubblica che mai si è lasciata andare alla violenza di una guerra civile. Una storia che si riflette nella sedimentazione dell’ordinamento costituzionale, mai frutto di strappi repentini a cui Pippo era particolarmente legato. Principi saldi, fra cui l’amore per il suo Paese e la sua famiglia, ma disponibilità al dialogo, apertura alle nuove idee che ad un certo punto lo hanno fatto vacillare, gli hanno generato il dubbio che il suo partito stesse  percorrendo strade impervie e troppo complicate per essere capite dal popolo. Ma la stima e la fiducia, nonostante gli obiettivi fossero più indefiniti, non la fece mai mancare e noi non possiamo che avere un debito di riconoscenza verso Pippo e tutti quei compagni che hanno generato la forza che ora stiamo spendendo per ricreare le condizioni del nuovo sviluppo.

Sono certo di un suo consiglio, quello di leggere la storia affinché i valori, i principi di equità, di difesa dei più deboli, di disponibilità nei confronti degli altri, siano il binario su cui effettuare ogni scelta politica. Come hanno fatto loro nel ’45, finita la guerra, liberato il Paese dagli usurpatori, la ricostruzione non può che avvenire che nella difesa dei diritti delle persone, rimettendo in moto la solidarietà e lo spirito di accoglienza.

Grande figura quella di Giuseppe Majani, capace di umiltà e grandezza, di svolgere con la stessa dignità il lavoro del minatore e del Capitano Reggente, governando con moderazione ma con precisa determinazione, capace di gestire la chiarezza e di comprendere la complessità, di essere affascinato dalla politica senza però diminuire mai, neppure per un attimo, l’amore per Ariosto e Fulvio, di cui non faceva altro, con poche ma significative parole, di tessere le lodi. E quel bacio sul palcoscenico con Marcellina, un bacio vero che narra una storia che non si dimentica.

Giuseppe Maria Morganti per il PSD

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy