Riflessione sul Natale di Mons. Eligio Gosti

L’informazione di San Marino

Il Natale stravolto

Di Mons. Luigi Gosti

Dalla lucerna pendula al penero di un abete, per dire al viandante in una notte natalizia del Nord, che nella casa dove ardeva quel lume, c’era un piatto a tavola, un fuoco acceso, un letto pulito per l’ospite, ai tanti alberi multicolori sparsi in tutto il mondo con i colori di un arlecchino o di un pagliaccio di  strada ne ha fatto di quel rito in una gara di altezza, di luci, fino all’assurdo dell’idolo eretto ad Abu Dhabi in un albergo dove un abete è stato caricato di orologi d’oro, monili, pietre preziose dal valore di quindici milioni di dollari. E’ un segno del Natale o il trionfo del consumismo? E anche il povero Babbo Natale, dal Santo Nicholaus, vescovo di Mira che portava i doni ai bambini, in ricordo della sua generosità verso i poveri e verso le tre fanciulle che non potevano sposarsi per mancanza di dote. Attraverso la finestra della loro camera il Santo gettava un gruzzolo di monete perché potessero coronare il loro sogno d’amore. Alla perdita poi del proprio nome, ridotto a Santa Claus, per finire poi negli anni trenta nel pagliaccio a pubblicizzare la Coca-Cola e sfociare poi nel rubicondo vecchietto che dal polo nord, a traino di renne, porta doni ai bambini buoni, addirittura arrampicandosi negli ultimi tempi a finestre e balconi, perché forse i portoni di casa, come molti cuori, sono chiusi dal di dentro. Tutto questo in una ridda e in un intreccio di favole, di tradizioni, senza che alcuno sappia il significato e il perché del tutto. Il frenetico scambio di doni e di auguri, un insano bisogno di spendere, nonostante la crisi, ha qualcosa di anormale. I poveri bambini dell’Occidente ricco sono affogati da tanti riguardi e da tante offerte senza sapere il perché e la provenienza della generosità degli adulti. Almeno fosse loro detto che l’albero rappresenta la vita e le sue luci la grazia di Dio che vede in ogni bambino la stessa immagine di quel Gesù, vita e luce del mondo, che duemila anni fa è venuto a nobilitare la natura umana. Che Babbo Natale è il simbolo dell’amore dei genitori verso i loro bambini nei quali riconoscono lo stesso valore di quello nato a Betlemme. Per fortuna, che, almeno in Italia, la fa da padrone il presepio nato dal cuore di un santo fanciullo e da un poeta della nostra lingua nascente. San Francesco in quel lontano 1223, a Greccio ebbe un lampo creativo, di riproporre in una stalla, la stessa scena svoltasi a Betlemme. Una miriade di artisti, di pittori, di musicisti ha ripetuto quella scena attraverso i secoli, mantenendo vivo il vero spirito di Natale e un grande insegnamento per i bambini. Alla grotta vanno i pastori a portare i loro semplici doni: formaggio, uova, latte. In seguito arriveranno anche tre re con doni preziosi, oro, incenso e mirra. Così il bambino è aiutato a capire che nel presepio si va a portare, mentre nell’albero e in Babbo Natale si va a prendere. Viene loro insegnato che anche loro possono aiutare altri bambini meno fortunati, che non hanno una casa, una famiglia, il pane, l’acqua, il vaccino, un vestitino. In un momento come il nostro nel quale sentiamo il gemito di tanti malatini, di tanti orfani, di tanti mutilatini. Non possiamo chiuderci nell’ovattato tepore del nostro egoismo, della nostra casa, del nostro borsellino. Con lo spettacolo davanti agli occhi delle tragedie che insanguinano il mondo e nello stesso tempo la frenesia da grandi mercanti alla ricerca di emozioni esotiche o sciistiche, di cenoni e di pranzi luculliani, non me la sento di fare gli auguri, perché non saprei cosa augurare. Faccio ai miei pochi lettori il dono di una pagina stupenda di Don Tonino Bello che si intitola: AUGURI SCOMODI. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli. GESU’ che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il BAMBINO che dorme nella paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finchè non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio(..). MARIA, che trova solo nello sterco degli animali, la culla dove deporre il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finchè la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica, diventino tomba senza croce di una vita soppressa. GIUSEPPE, che nell’affronto delle porte chiuse, è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. (…)

BUON NATALE!
Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Tonino Bello”
Don Eligio Gosti    

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