Rimini. Padre Gratien si difende

Il Resto del Carlino Santarcangelo: Giallo Guerrina: Gratien di difende, ma tentenna su zio Francesco / «Un complotto contro di me, è colpa della catechista»

«Non sono stato io a uccidere Guerrina Piscaglia. Io non c’entro niente. Il vostro lavoro è di indagare e ritrovarla. Lei o il corpo». E’ duro il nuovo faccia a faccia di padre Gratien Alabi, davanti alla Corte d’Assise ad Arezzo con il pm Marco Dioni. Il religioso è accusato dell’omicidio della casalinga sparita il 1° maggio di due anni fa a Ca’ Raffaello in alta Valmarecchia. Sotto torchio, il prete all’inizio sembra spavaldo e senza paura. Dal banco degli imputati afferma: «C’è un complotto contro di me. A partire dalla catechista e da suo marito. C’è stato fin dal primo momento». E mette anche in evidenza che Guerrina non fosse troppo equilibrata: «Mi chiese perfino di andare a Novafeltria, vivere con lei e continuare a fare il parroco». Ma quando Dioni lo incalza, padre Gratien inizia a tentennare, soprattutto sulla descrizione del famoso zio Francesco che avrebbe aiutato Guerrina nella fuga, quel primo maggio. Un misterioso quarantenne, nordafricano (forse), tatuato con uno scorpione, che avrebbe accompagnato Guerrina lontano da Ca’ Raffaello e che il frate avrebbe incontrato due volte. (…) 

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