Risposta a Tito Masi

Pur consapevole di trovarmi in piena campagna elettorale dove la propaganda spesso rischia di farla da padrone, dopo avere assistito all’attacco contro la politica estera di qualche giorno fa ho cercato di resistere alla tentazione di intervenire nella bagarre contro il Segretario agli Esteri perché lo stesso non ha certamente bisogno di modesti avvocati difensori. Ma dopo avere letto la controreplica del Segretario al Commercio e essendo testimone diretto di una serie di situazioni di merito, non potendo insultare la mia intelligenza più di tanto non posso tacere.

L’articolo di Tito Masi conferma ciò che già in tanti abbiamo capito: lui e il suo partito hanno bisogno di un nemico per potere esistere. Lui ed il suo partito hanno bisogno di potere organizzare e guidare crociate e processi, non importa su quale tema, non importa con quale coerenza.

L’attacco di Masi è non solo discutibile nel merito e confutabile nelle affermazioni, ma è disonesto politicamente. Perché Masi, insieme ad altri membri di governo, ha seguito per ruolo ed interesse in prima persona il lavoro attorno al rapporto bilaterale con l’Italia, ha seguito direttamente sia il lavoro sul settore bancario e finanziario, sia l’intera partita fiscale, a livello istituzionale, politico ed amministrativo. Sono molte le occasioni in cui, col sottoscritto presente al tavolo con i tecnici, del governo e delle associazioni economiche, abbiamo condiviso, con Masi e gli altri membri di governo i temi ed i percorsi di un lavoro complesso e delicato che è giunto concretamente ad un passo dal suo completamento.

Ma se non bastasse, proprio lo stesso Masi, non più di qualche giorno fa, alla presentazione del rapporto sull’economia della Camera di Commercio, presentazione di cui sottolineava i numerosi aspetti positivi legati agli indicatori dell’economia sammarinese, affermava solennemente che le questioni centrali del rapporto bilaterale con l’Italia si sono dimostrate oggettive, impegnative e complicate, e non dipendono dal nome, dal colore o dal carattere di un singolo ministro, italiano o sammarinese. E per una dose di correttezza che mi resta non riferisco i contenuti di un colloquio privato in tal senso avuto con lui subito dopo la presentazione.

Masi sa che le questioni di merito non dipendono da qualche singolo episodio o da qualche manovra più o meno impropria, Masi sa quali sono i problemi e conosce le condizioni della loro soluzione, ma piuttosto che affrontarli responsabilmente preferisce una squallida propaganda che ha il suo pari solo nella sfrontatezza delle argomentazioni del suo amico/nemico di sempre, ora suo principale socio di coalizione.

Masi sa che la politica estera oggi non può stare solo sulle spalle di un singolo Segretario di Stato, ma deve poggiare sul lavoro di una squadra, politica, tecnica e di sistema, una squadra che ha come obiettivo l’interesse del paese e il raggiungimento di risultati vantaggiosi oggi e nella prospettiva.

Masi sa che questo è vero oggi e sarà certamente vero anche domani, con altri Segretari ed altri tecnici o qualche messia. E’ superato il momento della politica estera basata unicamente sul singolo rapporto personale, sulla singola amicizia o sul canale preferenziale, non bastano più i buoni uffici dell’”amico romano”, e che non bastano più lo sappiamo tutti dall’agosto del 1997, quando con questi metodi ci siamo trovati la guardia di finanza al confine. E questo lo sosteneva anche Masi, fin a qualche settimana fa.

Ma adesso non lo sostiene più. Adesso c’è bisogno del nemico, come sempre, e se fino a qualche settimana fa il nemico era Gabriele Gatti adesso il nemico è diventato Fiorenzo Stolfi, e Masi ed AP hanno imposto all’intera coalizione questa esigenza.

Masi sfida il PSD a portare qualche idea e qualche faccia nuova.

Il PSD questa sfida non solo non ha paura di accettarla ma lo ha fatto da tempo, scegliendo la democrazia dell’alternanza, le riforme contro la conservazione, il gioco di squadra rispetto all’acuto del singolo, e pure la capacità di fare passi indietro quando questo è stato utile alla squadra.

Ma l’ossessione del bisogno del nemico rende Masi e tutta Alleanza Popolare ciechi rispetto a tutto questo e soprattutto ciechi rispetto ai nuovi compagni di banco, anch’essi per lungo tempo nemici ma forse anch’essi nemici solo per bisogno e non per convinzione.

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