Risposta del Governo sullo sambio automatico delle informazioni verso l’Italia

Nella seduta del Consiglio Grande e Generale in corso, intervenendo nel comma “Comunicazioni”, mi sono soffermato sullo stato dei rapporti con l’Italia, con particolare riferimento alla risposta ricevuta ad apposita interpellanza del 6 agosto scorso che trasmetto in allegato, rilevando quanto segue.

Nel mese di agosto Sinistra Unita ha presentato una specifica interpellanza per chiedere al Governo quale risposta fosse stata data alla richiesta italiana di adottare lo scambio automatico di informazioni in materia bancaria e se questo fosse avvenuto attraverso gli strumenti diplomatici adeguati, ovvero lo scambio di note, le comunicazioni ufficiali ecc.
La risposta pervenuta conferma quanto da noi sostenuto negli ultimi mesi, ovvero che si è sostanzialmente deciso di non accettare la richiesta così come formulata dall’Italia e cioè con entrata in vigore immediata.
Contrariamente a quanto convenuto tra i gruppi consiliari negli incontri avuti in maggio, che hanno poi portato all’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno nella seduta del 1 giugno, il Governo ha deciso di porre una serie di paletti che di fatto rappresentano una pesante zavorra nel dialogo con l’Italia. Insistere con il periodo transitorio dei due anni significa fornire alibi a chi da parte italiana sostiene che San Marino non abbia intenzioni serie e cerchi di prendere tempo sperando in qualche cambiamento nel frattempo che potrebbe rimettere tutto in discussione e farci tornare alla situazione precedente.
Non possiamo nemmeno dimenticare che a suo tempo si levarono diverse voci, in particolare quella delle finanziarie, che affermavano di preferire l’entrata in black list piuttosto che cedere lo scambio di informazioni, mostrando tutto il loro senso di responsabilità verso le imprese a rischio chiusura e i posti di lavoro pesantemente minacciati. Evidentemente queste voci, ben ascoltate nell’ambito della maggioranza, hanno prevalso, imponendo al Governo di temporeggiare rispondendo negativamente alle richieste effettuate e mantenendo quell’alone di diffidenza intorno al nostro Paese.
Non è dunque vero quanto sostiene ripetutamente il Governo quando dice di avere risposto a tutto ciò che era necessario fare non riuscendo pertanto a comprendere come mai dall’Italia non si perviene alla firma degli accordi. Se poi consideriamo le vicende legate all’azzeramento dei vertici di Banca Centrale e alla ripetuta mancata nomina del Presidente oltre ad una serie di ambiguità e contraddizioni che caratterizzano l’azione di questo Esecutivo allora il quadro comincia a essere più chiaro.

Ivan Foschi

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