San Marino. Alessio Muccioli: “La CSdL ha assunto una deriva antidemocratica”

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Alessio Muccioli sul nuovo assetto organizzativo della CSdL.

Apprendo dal comunicato di ieri che la CSdL, ha deliberato il nuovo assetto della confederazione che prevederà due soli segretari confederali, o meglio un segretario generale e un segretario confederale.

Tutto ciò non fa che confermare quanto vado dicendo da diverso tempo, e cioè che la CSdL ha ormai preso una deriva totalmente antidemocratica, per non dire peggio. A limitare tale accentramento di potere non basterà la previsione dello statuto che garantisce ai segretari di federazione di diritto la partecipazione alla segreteria confederale, questi infatti dovranno essere responsabili del proprio settore e non riusciranno a svolgere due compiti così delicati.

I Segretari Confederali sono i massimi dirigenti della organizzazione, quelli deputati alle trattative che riguardano le riforme più importanti, quelle riforme che riguardano tutti, e che spaziano dalla riforma pensionistica a tutto ciò che è welfare, alla riforma fiscale e via dicendo.

Faccio presente che fino a qualche anno fa la CSdL prevedeva, oltre al segretario generale altri 3 segretari confederali, tale impostazione permetteva un dibattito interno, un confronto e una assegnazione appropriata delle deleghe sulle materie che ognuno doveva seguire.

Non riesco a capacitarmi di come una struttura con un solo segretario confederale oltre al segretario generale possa garantire agli iscritti che tutto ciò avvenga; che siano rispettate le più normali regole della costruzione democratica, che non vi sia opacità in come vengono prese scelte e condotte trattative, come non si imponga il volere di uno a dispetto degli altri.

La struttura approvata ieri, semplicemente non può garantire tutto ciò, non può perchè non vuole farlo, perchè è una struttura adeguata all’idea di chi vuole solo accentrare il potere in mano propria.

Non dovrebbe, un sindacato, garantire l’esatto contrario? Non dovrebbe essere la sede dove le scelte vengono maturate insieme, dove non vi sono zone d’ombra fra i dirigenti e i rappresentati?

Il punto della questione in realtà è che senza democrazia non c’è il sindacato; i sindacati nascono dalla volontà dei lavoratori di unirsi, di trovare una rappresentanza adeguata ai propri bisogni, alla propria necessità di visibilità. Istituendo una oligarchia, da ieri monarchia, si va esattamente nella direzione opposta.

In realtà dovrei forse stupirmi del mio stesso stupimento; sto infatti parlando dello stesso sindacato che mi ha negato la possibilità di partecipare ad armi pari all’ultimo Congresso (motivo per il quale ho dato le dimissioni) negandomi la possibilità di interloquire con gli iscritti; lo stesso sindacato che al mio “j’accuse”, non ha nemmeno risposto, fregandosene non tanto di me ma di tutti quelli che pretende rappresentare.Credo che una organizzazione sindacale certe risposte le debba dare, che non possa comportarsi come una setta segreta, derubricando a bagatelle questioni vitali come la vita democratica interna e il rispetto delle opinioni altrui.

Ho la netta sensazione che la CSdL si stia chiudendo sempre più in una torre d’avorio, come se i suoi dirigenti siano convinti di non dover rendere conto a nessuno, situazione, questa che difficilmente potrà fare l’interesse dei lavoratori.
Anzichè scegliere il dibattito, la condivisione con i lavoratori, ci si chiude sempre più con una impostazione che prevede che nella stanza dei bottoni ci possa andare solo una persona.

Tutto ciò senza contare che anche sul piano operativo è una scelta fallimentare: come possono due sole persone preparare e presenziare a tutti gli incontri su temi quali riforma pensionistica, legge di bilancio, rinnovi dei contratti, salute e sicurezza, sanità, istruzione etc. etc.
Auguro a tali persone che la salute li accompagni sempre, di non inciampare nemmeno in un raffreddore stagionale.

Auspico che la CSdL, a cui sono ancora iscritto, ripensi immediatamente a ciò che sta facendo e provveda ad elaborare una proposta seria ed in linea con la storia democratica dell’organizzazione. Una proposta che sia adeguata al rispetto delle federazioni e dei generi.

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