San Marino. Ancora nulla sulla identità del professionista, Carlo Filippini

L’informazione di San Marino

I PRESIDENTI DEGLI ORDINI NON NASCONDONO LA LORO PREOCCUPAZIONE. “DOVESSE ESSERE UNO DI NOI…”

EMAIL AL LATITANTE, ANCORA NULLA SULLA IDENTITA’ DEL PROFESSIONISTA 

“Genericità dell’interpellanza ci auguriamo non sia uno dei nostri iscritti… confidiamo anche che non sia neppure vero” /

“Una descrizione così generica finisce per coinvolgere tutti Forse andava gestito in maniera più riservata”

Carlo Filippini

E’ stata presentata nelle scorse settimane una interpellanza da parte di quattro membri di maggioranza della Commissione Antimafia relativa a contatti e scambio di e-mail tra un professionista sammarinese e uno stretto collaboratore del super latitante Matteo Messina Denaro. La richiesta dei Consiglieri non specifica di che professionista si tratti, per cui al momento non si hanno informazioni più precise sulle indagini descritte nell’interpellanza che parla di interessamento della Dia attraverso Interpol. Sentiti i presidenti degli Ordini dei commercialisti e degli avvocati, attendono dati più certi, ma allo stesso tempo non nascondono la preoccupazione per quanto enunciato dai consiglieri.

Marco Stolfi, in qualità di presidente dell’Ordine dei Commercialisti, sapevate già qualcosa di questa vicenda? “No, al momento non abbiamo avuto sentore della vicenda o se trattasi di uno dei nostri iscritti. Avevamo appreso dell’interpellanza, ma nel dettaglio l’abbiamo conosciuta dai giornali”. 

In caso la vicenda dovesse riguardare qualcuno degli appartenenti al vostro Ordine, come procedereste? “Dovessimo avere notizia
ufficiale, anche attraverso notizie più certe dai giornali, a quel punto, anche se non l’interessato a chiedere spontaneamente di vederci, verrebbe convocato dal Consiglio dell’Ordine per avere informazioni sulla sua posizione. Di lì ci sono diversi scenari: si può aprire una azione disciplinare, che difficilmente è autonoma, ma solitamente è connessa ad altri eventi come ad esempio un processo o un contenzioso giudiziario che dovesse riguardare il soggetto. Questo in linea di massima.”

Ritenete preoccupante la vicenda sollevata? “Sicuramente preoccupante. Anzi, direi che ci auguriamo non sia uno dei nostri iscritti. Questo naturalmente è l’auspicio. Poi l’interpellanza chiede se sia vero, quindi confidiamo anche che non sia neppure vero. Dispiace tuttavia che la genericità dell’interpellanza  che parla di un ‘professionista’ colpisca una generalità di soggetti senza possibilità.
Al momento, di replica.” 

Potrebbe avere ripercussione sul sistema in maniera importante? “Per quanto riguarda l’immagine, certo. Per noi questo tipo di situazioni è più grave di altre fattispecie, perché ha aderenza con una realtà sconvolgente, rivelando un humus più pericoloso. Non si tratta più solo di una questione patrimoniale, ma ha riflessi anche sociali per uno stato che può diventareinsicuro. Per questo si tratta di situazioni più preoccupanti. Situazioni di allarme, dato che, se dovesse essere confermata una situazione del genere, significherebbe vedere emergere contatti con l’apice di gruppi criminali”.

Anche il presidente dell’ordine degli avvocati, Simone Menghini esprime da un lato prudenza, dall’altro preoccupazione. “Quello che so l’ho l’etto sui giornali – dice l’avvocato Menghini – Dal punto di vista formale non ho ad oggi ricevuto comunicazioni che leghino il mio ordine o qualcuno dei miei iscritti a quei fatti specifici. Al momento non è noto di che professionista si tratti. Attendiamo eventualmente di avere informazioni più precise per capire se si tratti di un nostro iscritto o meno”. 

Come agite in questi casi? “Si pongono almeno tre profili. Il primo: il fatto, ad oggi così sommariamente descritto, potrebbe avere dei rilievi penali. Se ha rilievi penali interviene l’autorità giudiziaria. Spesso, se è una condotta connessa all’attività professionale, ci viene segnalata, nell’ambito di una collaborazione sempre fattiva e sempre positiva. Noi a quel punto andiamo ad adottare i provvedimenti graduando la gravità al tipo di ipotesi. Oppure si tratta di un profilo che non ha rilievo penale, ma lo può avere dal punto di vista disciplinare. Potrebbe inoltre essere un comportamento che getta discredito sulla categoria. Se c’è qualche profilo disciplinare, che possiamo apprendere in qualsiasi maniera, quindi anche da notizie giornalistiche, noi avviamo immediatamente una attività ricognitiva. Chiamiamo l’interessato e gli chiediamo conto. In questo momento, dal punto di vista tecnico, sul caso specifico siamo fermi, perché ci mancano gli elementi”.

Ritenete la vicenda preoccupante? “Certamente è un fatto in sé preoccupante, che va trattato e che forse andava gestito anche in maniera più riservata, precisa e puntuale. Già evidenziare il fatto in sé, è un danno per tutti noi, a prescindere dall’effettività che dovesse essere riscontrata. Penso, al di là di tutto, che sia un fatto estremamente grave, ma che meriterebbe dal punto di vista istruttorio una certa riservatezza.

Al momento siamo tutti all’oscuro, ma allo stesso tempo preoccupati perché sforniti di autotutela. Dispiace, perché una descrizione così generica finisce per coinvolgere indistintamente tutti quanti. Qualora emergessero fatti circostanziati, eventuali comportamenti saranno immediatamente oggetto di approfondito esame al fine dell’adozione dei provvedimenti disciplinari di spettanza dell’Ordine

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