San Marino. Andrea Zafferani: “Lo stop alla legge sviluppo farà calare gli investimenti”

 

“Lo stop alla legge sviluppo farà calare gli investimenti”

Andrea Zafferani su L’informazione di san Marino

La sospensione della Legge sviluppo con una norma contenuta nel Decreto 68, ha riacceso un dibattito, tra malumori, sostegno, perplessità, criticità. Il Segretario Teodoro Lonfernini sostiene la sospensione a favore dell’occupazione dei sammarinesi. Così pure i sindacati (pagina a fianco), mentre gli operatori lamentano difficoltà nell’assunzione di stagionali e l’ex segretario Andrea Zafferani sottolinea la validità del provvedimento, soprattutto in momenti come l’attuale in cui le aziende hanno bisogno di flessibilità per ripartire.

Andrea Zaffferani, quale commento sulla norma che blocca la liberalizzazione delle assunzioni? “Semplicissimo: ‘se pensano di aiutare l’economia e favorire l’attrattività della Repubblica di San Marino per gli investimenti mettendo dei blocchi alle imprese, tanti auguri’. Noi possiamo anche pensare di vivere in una realtà parallela, per cui certe regole valgono fino a Dogana e certe altre da Dogana a Chiesanuova, ma la realtà è una: una impresa investe dove la libertà economica è garantita, e tra le libertà più scontate per un imprenditore c’è quella di assumere chi si ritiene più adatto, non chi viene imposto da un ufficio. Se a San Marino decidiamo che questa libertà, scontata ovunque nel mondo, non è garantita, va bene ma dobbiamo essere pronti a pagarne le conseguenze in termini di minori investimenti. E soprattutto essere consapevoli che questo va in senso assolutamente contrario allo sviluppo economico”.

Ma minori investimenti non significa minore occupazione per tutti? “Esattamente. In questo infatti sta la miopia di queste misure. Se si riducono gli investimenti delle imprese, ci sono meno posti di lavoro per tutti, in primis per i sammarinesi che rappresentano quasi il 70% degli occupati del nostro sistema economico. Per inseguire una facile demagogia di breve termine, si sta riducendo l’attrattività del nostro sistema e mettendo a rischio il lavoro dei sammarinesi”. 

La Csu è uscita con un comunicato critico verso la liberalizzazione, portando dati che indicano che non ha funzionato. Cosa risponde? “Non mi sorprende la posizione della Csu. Ci siamo scontrati spesso in passato su questi dati. Mi limito a dire una cosa. Nel loro comunicato relativo ai dati pubblicati dall’Ufficio di Statistica relativamente a Marzo 2020, hanno guarda caso amabilmente glissato sull’unico dato veramente importante da analizzare, quello della disoccupazione dei sammarinesi, che a Marzo è calata al 5,38% (a Marzo 2019 era del 5,7%): era dal 2012 che non avevamo dati così bassi. E questo vale sia per la disoccupazione maschile che per quella femminile (anche se quest’ultima resta più elevata di quella maschile). Questo, assieme al numero complessivo di assunti, è l’unico dato veramente importante da guardare per definire se una misura ha avuto o meno effetti positivi. Ma capisco la posizione della Csu: poter tornare a gestire, dentro la Commissione per il Lavoro, in maniera discrezionale le assunzioni dei frontalieri, come accadeva un tempo, è un recupero di potere troppo appetitoso per poterne fare a meno. Mi sarebbe piaciuto sentire un loro parere, magari, sui tagli selvaggi fatti dal governo in questo periodo alle retribuzioni dei lavoratori, ma non abbiamo avuto questa fortuna… Peccato che questi ragionamenti di piccolissimo cabotaggio avranno l’effetto di un blocco all’economia che, come detto, avrà effetti negativi importanti sul medio termine. Perché San Marino torna ad essere un Paese dove la libertà economica non è garantita.

Secondo lei, quindi, la misura ha funzionato? “Voglio fare l’analisi non prendendo a riferimento marzo, come fatto dalla Csu (a marzo 2020 abbiamo avuto 20 giorni di lockdown causa Coronavirus, quindi è sicuramente un mese “strano” le cui dinamiche sono difficili da paragonare con altri), ma l’ultimo anno completo a disposizione, il 2019. Nel 2019 abbiamo avuto una media di 16.274 lavoratori occupati nel settore privato. Erano 15.684 nel 2018, 15.128 nel 2017 e 14.888 nel 2016. In 3 anni, 1.386 lavoratori medi in più, una crescita del 9,3% degli occupati. Sfido a trovare nel mondo un Paese che abbia fatto meglio in 3 anni. Nel 2019 abbiamo avuto un tasso di disoccupazione interno medio del 5,98%, era del 6,24% nel 2018, del 6,45% nel 2017 e del 6,98% nel 2016. Significa un calo di 1 punto percentuale, corrispondente ad un calo del 14,32% della disoccupazione interna. E sappiamo, tra l’altro, che il dato reale è circa la metà, se solo classificassimo i disoccupati come nel resto del mondo. Anche qua credo che ci posizioniamo a livelli alti di performance economica. Ed il 2020 (Gennaio e Febbraio) era iniziato sotto ottimi auspici, con dati ancora migliori, prima dell’arrivo del coronavirus. Ma ci sono altri dati significativi da considerare: nel 2018 gli investimenti delle imprese sono raddoppiati, sia come importi sia come numero, rispetto alla media dei 3 anni precedenti. Sarà un caso oppure le imprese hanno investito perché hanno capito che c’era terreno fertile per farlo? Non è un caso, insomma, se nel 2018 San Marino è cresciuto dell’1,7%, contro lo 0% circa del Paese con cui in gran parte le nostre imprese lavorano, cioè l’Italia. Sottolineo infine un dato economico. La liberalizzazione delle assunzioni ha portato: 1. circa 500.000€ di entrate allo Stato per effetto del 4,5%. Risorse che, per legge, andavano usate per attivare percorsi formativi interni per far crescere le nostre risorse umane; 2. circa 2-2,5 milioni di euro in più all’anno di imposte sul reddito per effetto della crescita dell’occupazione; 3. circa 8 milioni di euro in più all’anno di contributi previdenziali, sempre per effetto della crescita dell’occupazione che ha consentito, tra l’altro, il mantenimento del rapporto lavoratori/ pensionati a livelli costanti (dopo anni di calo continuo). Dovremo fare a meno, da domani, di tutto questo”.

Ma tornando indietro non saranno favoriti i sammarinesi invece dei frontalieri? “In teoria. In pratica, come detto, si ridurranno gli investimenti delle imprese e quindi l’occupazione per tutti. C’è poi una teoria simpatica, quella cioè che se non fossero stati assunti frontalieri magicamente sarebbero stati assunti sammarinesi al loro posto, quasi azzerando la disoccupazione. Una teoria che si commenta da sola, come se il mercato del lavoro fosse un processo meccanico dove un lavoratore vale l’altro. L’effetto, invece, sarebbe stato quello appunto di una riduzione degli investimenti e quindi dell’occupazione complessiva o, peggio, il lavoro nero”.

Cosa si poteva fare quindi? “Lavorare sugli incentivi e disincentivi che la legge prevedeva, aumentando i primi e/o i secondi per favorire ancor di più l’assunzione dei residenti. Senza bloccare le imprese e senza tornare alle lungaggini della Commissione Lavoro. Soprattutto in un momento come questo, dove tante imprese si stanno interrogando sui loro progetti di investimento. In pratica, bastava non buttare via il bambino con l’acqua sporca”.

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