San Marino. Bitcoin, per la Consob “una mina vagante”

Il Titano punta sui bitcoin, ma per la Consob sono “una mina vagante”

La segreteria di Stato per Industria, Artigianato e Commercio, con la collaborazione dell’Ufficio Attività Economiche e dell’Agenzia di Informazione Finanziaria, ha recentemente comunicato di avere “creato nuovi codici Ateco nazionali che garantiscano, in discontinuità con il passato, la garanzia di una corretta operatività delle attività di Virtual Asset Service Provider

L’Ateco rappresenta la Classificazione delle attività economiche ed è una tipologia di classificazione adottata dall’Istituto Nazionale di Statistica italiano, l’Istat. Serve per le rivelazioni statistiche nazionali di carattere economico. Invece un “asset virtuale” è una rappresentazione digitale del valore che può essere scambiato o trasferito digitalmente e può essere utilizzato per scopi di pagamento o di investimento. In pratica una valuta virtuale, come il ben noto bitcoin. Con questa azione la Segreteria dispone che gli operatori economici sammarinesi che prestano le attività di Vasp (vale a dire fornitori di valute virtuali) dovranno ottenere una licenza avente ad oggetto i relativi codici Ateco suddivisi per tipologia di attività, ovvero provvedere all’adeguamento della licenza stessa. L’intento, encomiabile, del provvedimento voluto dal segretario Fabio Righi è far sì che gli operatori economici possano esercitare tale attività in maniera legittima e trasparente, e – spiega la nota della Segreteria – “consente alle autorità competenti una miglior supervisione degli operatori economici che si occupano di tali attività che pongono San Marino tra i primi Paesi che garantiscono norme precise in un settore nuovo, attrattivo e redditizio, ma al contempo delicato”.

Va detto anche però che il dibattito sui bitcoin è ancora aperto. Il presidente della Consob, Paolo Savona, proprio ieri ha richiamato l’urgenza di un’adeguata regolamentazione delle criptovalute, che altrimenti rischiano di distorcere il normale funzionamenti dei mercati esponendoli a forti rischi. “La piramide di bit, l’unità di misura dell’informatica, è cresciuta enormemente ed è penetrata nel mercato degli strumenti tradizionali perdendo il contatto territoriale implicito nella loro trattazione su basi legali”, ha affermato Savona. Eppure, continua il presidente, “la Consob ha cancellato più di 400 siti che proponevano sollecitazioni scorrette al risparmio per lo più tramite criptovalute. Sulla base di Internet sappiamo che esistono in circolazione dalle quattro alle cinquemila cryptocurrency che operano più o meno indisturbate. È una valanga che ogni giorno rovescia nella rete una mole impressionante di dati, più o meno veritieri: una quantità pari a 10 alla diciottesima di Bit, qualcosa che sfugge a qualsiasi controllo sulla trasparenza a posteriori”. 

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