San Marino. Condannato ad essere padre, Rita Rocchetti, NQRimni San Marino

Rita Rocchetti di NQRimini San Marino:  L’incredibile vicenda giudiziaria di un sammarinese: “Ora io e lui sappiamo che sono un finto genitore” / Condannato a essere padre / Non riconosce il figlio, la prova del Dna lo scagiona /  Ma il giudice gli lascia la potestà. Lui: “Due vite rovinate”

SAN MARINO – C’è la prova provata che quel bambino non è suo figlio, ma lui viene “condannato” a restare il padre. Questa la sentenza emessa qualche giorno fa dal tribunale civile di San Marino, in una causa, durata anni, intentata da un marito separato per disconoscere la paternità di quel figlio, nato all’interno del matrimonio, ma certamente non suo, come certificato dalla prova del dna. Nonostante l’innegabile evidenza, secondo il giudice non c’è la prova dell’adulterio. “Una sentenza incredibile”, secondo i legali dell’uomo Gloria Giardi e Paride Bugli che hanno già preannunciato il ricorso in appello.

“Quando l’ho letta non ci potevo credere – sottolinea Giardi – e mi è stato davvero difficile darne notizia al mio assistito”. L’uomo (che per ovvi motivi vuol rimanere nell’ombra) ha però voluto rendere pubblica la sua lunga e dolorosa vicenda giudiziaria che con la sentenza di primo grado ha avuto una svolta del tutto inaspettata.

Sposato con una donna di origine straniera, dalla quale (così riteneva) ha avuto un figlio, e poi, come spesso accade, la separazione, durante la quale gli sorge un dubbio: “Ma quel figlio è proprio mio?”.

Il tarlo si fa sempre più ossessionante tanto che, dopo notti insonni e giorni passati a rintracciare sul volto del bimbo una qualche somiglianza paterna, decide di andare fino in fondo per sapere tutta la verità. Così si rivolge agli avvocati e inizia il percorso delle “vie legali” per conoscere una buona volta se effettivamente quel figlio è suo, oppure no.

“Una causa lunghissima perché mia moglie rifiutava di dare il suo consenso per fare la prova del Dna”, precisa in una lettera spedita agli organi di stampa. Di fronte ai tentennamenti della donna il giudice decide di nominare un curatore, che invece acconsente all’analisi. “Dopo mille altri ostacoli posti da mia moglie – scrive – finalmente si fa la prova e risulta purtroppo che il bimbo

non è mio figlio”.

A quel punto l’uomo attende con fiducia la sentenza, che è arrivata la settimana scorsa e che lui commenta amaramente: “Io sicuramente non sono il padre, ma ho perso la causa e resto ugualmente il padre. Il motivo? Secondo il giudice non c’è la prova dell’adulterio. La prova del Dna non è sufficiente? Allora perché si è deciso di farla? Grazie signor giudice per aver condannato il bambino ad essere figlio di un padre che non è suo. Ora io e lui sappiamo che sono un finto padre. Due vite rovinate. Questa è la nostra giustizia”.


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