San Marino. Consiglio G. e G. Tolte discriminazioni sull’indennità di malattia

Ieri in Consiglio Grande e Generale

Tolte le discriminazioni sull’indennità di malattia

Tra diversi sbuffatori seriali per i quali le parole degli altri sono sempre una perdita di tempo e il confronto consiliare è solo un retaggio di inutile democrazia che genera insofferenza e a taluni fa venire l’orticaria; tra chi vuole togliere di mezzo in via preventiva proposte di emendamento che non ritiene accoglibili e quindi cosa se ne parla a fare; tra chi ritiene che il confronto sia necessario… dopo una mattinata di scontro nel pomeriggio si arriva ad una sintesi su un emendamento presentato da Repubblica futura, concordandone uno nuovo dopo un confronto tra maggioranza e opposizione, che riguarda l’indennità di malattia.

L’emendamento concordato e approvato nel pomeriggio, pur non riportando l’indennità di malattia al regime normale come chiedeva la formulazione proposta da Rf, ripristina tuttavia una certa equità, togliendo le discriminazioni che si erano venute a creare coi decreti di emergenza. Lo aveva anticipato in conferenza stampa il giorno precedente, che in Consiglio si sarebbe cercata una soluzione, anche il Segretario Ciavatta. 

La soluzione è stata trovata ed è andata a correggere quella che, oltre ad una discriminazione, sarebbe stata anche una beffa soprattutto per i primi malati da coronavirus che si sono già visti, nella busta paga di marzo, fortemente decurtata la loro mensilità.

La mattinata, quanto a confronto e condivisione, era partita in salita nell’ambito della discussione sulla ratifica del Decreto 62. Aspro il botta e risposta tra maggioranza e opposizione.

Tra i primi emendamenti bocciati quello di Libera per l’introduzione di “misure straordinarie a sostegno delle famiglie”. Con questo emendamento, ha spiegato Vladimiro Selva di Libera, “proponiamo di dare la possibilità ai lavoratori di usufruire, per comprovate esigenze legate alle condizioni familiari, della Cassa integrazione guadagni fino a quando i servizi socio – educativi non saranno nuovamente aperti”. Inoltre “prevediamo una delega al Congresso di Stato che regolamenti il rapporti in una maniera più semplificata per l’assunzione di baby – sitter. 

Si stabilisce inoltre che non costituisce assembramento la presenza contemporanea in luoghi pubblici di persone facenti parte del medesimo nucleo famigliare”. Dal Segretario di Stato Roberto Ciavatta arriva uno stop.“Riguardo la baby sitter, è problematico il principio che non è necessario il contratto di lavoro per motivi ad esempio assicurativi. La maggior parte dei contagi avviene in ambito familiare, non dobbiamo dimenticarlo”.

“E’ un ragionare tra sordi – osserva Pasquale Valentini del Pdcs -. Qui stiamo parlando della ratifica di un decreto che tra alcuni giorni non sarà più in vigore”.

La questione dei test sierologici ai membri del Consiglio riaccende per un attimo lo scontro andato in scena nella giornata di ieri. “Come possiamo garantire che una baby sitter rispetti il distanziamento sociale all’interno di una abitazione? La proposta arriva da un’opposizione che ha chiesto di rendere obbligatori i test sierologici ai consiglieri” dice il Segretario di Stato all’Istruzione Andrea Belluzzi.

“Siete rimasti solo voi a ritenere non necessari presidi e controlli: chiedetevi perché abbiamo queste percentuali di persone positive al virus” ribatte Rossano Fabbri di Libera. Bocciato poi un altro emendamento di Libera, relativo agli incentivi per il lavoro a domicilio. Toni accesi anche sugli emendamenti di Repubblica Futura relativi alla Cassa integrazione.

“La proposta – spiega Andrea Zafferani di Rf – è quella di portare la misura di integrazione salariale al 75 per cento. Siamo contro la politica dei tagli salariali”. “Intervento non sostenibile – premette il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti – perché non abbiamo le capienze. Inutile dire che bisogna reperire le risorse quando abbiamo avuto un Governo che negli ultimi tre anni ha fatto uscire risorse dal Paese”.

Alessandro Bevitori di Libera propone di “attivare lo strumento dell’Ice per rivedere i contributi che oggi vengono distribuiti a tutti indistintamente”.

Il Segretario di Stato Roberto Ciavatta apre a questa opzione ma frena sulla proposta di Rf. “Al momento circa 8mila persone si trovano in Cassa integrazione guadagni: stiamo parlando di 13/14 milioni di euro al mese, che però non abbiamo. Al momento ci troviamo a discutere con il sindacato di soglie inferiori a queste”.

Poi Alberto Spagni Reffi di Rete, senza entrare nel merito della proposta di emendamento, attacca: “Una vergogna sentire questo tipo di interventi fatti esclusivamente a scopo demagogico”.

Gli replica Michele Muratori di Libera: “Lei, consigliere Reffi, fa parte di un Movimento che arringava le folle quando si parlava di togliere 50 euro ai dipendenti pubblici. Noi invochiamo una linea, che è quella di dire di no all’austerità”.

Interviene Gian Nicola Berti di Npr che chiede di rompere gli indugi e di accellerare il dibattito: “Teniamo impegnato l’esecutivo per discutere di cose già superate e sottraiamo risorse alla ripartenza”. E fa una proposta, un filino autoritaria seppure condivisa da un paio di consiglieri ma che non ha avuto seguito, di interrompere i lavori per trovare un quadra sugli “emendamenti sostenibili” per arrivare rapidamente alla ratifica.

Poi Emanuele Santi capogruppo di Rete sostiene: “Noi diciamo: ben venga la Cig al 75 per cento, però gli interventi devono essere sostenibili. Non si risolve tutto con un finanziamento estero perché li dobbiamo ridare indietro questi soldi. Non dobbiamo fare interventi a pioggia perché chi ce li presta poi li rivuole indietro. I rapporti di politica estera sono ai minimi termini. Tutto quello che verrà fatto andrà fatto in un’ottica di sostenibilità”.

Nel pomeriggio si trova l’accordo sull’emendamento dell’indennità di malattia. Per le malattie comuni l’indennità economica è corrisposta, per tutta la durata dell’emergenza e non oltre il 31 dicembre, nella misura del 60% per i primi 14 giorni e successivamente dell’86%.

Al 100% – invece – per infortuni sul lavoro e gravidanza. Qualora la lavoratrice gestante stia effettuando o possa effettuare lo smart working, può accedere all’indennità economica per inabilità temporanea al lavoro. L’indennità economica temporanea per operatori Iss, Protezione Civile, forze di polizia, volontari e figure professionali strettamente coinvolte nella gestione dell’emergenza, è corrisposta a titolo di infortunio professionale al 100% dalla data dell’esito positivo del test al Covid.

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