San Marino. Eolico calabro, ri-sequestro per 350milioni / Di mezzo società sammarinese

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Eolico calabro, ri-sequestro per 350milioni / Di mezzo società sammarinese

Antonio Fabbri 

E’ scattata ieri da parte della Guardia di finanza l’operazione “L’isola del vento”. Sequestrati beni per un valore di circa 350 milioni di euro. L’ope­razione lo sviluppo del­la vicenda iniziata con l’inchiesta “Wind Farm”, legata al parco eolico calabro di Isola di Capo Rizzuto nel quale, secon­do gli inquirenti, c’è la mano della ‘ndrangheta, la cosca Arena. I provvedimenti di ieri sono stati eseguiti dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria – G.i.c.o. di Catanzaro, in forza di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Crotone, su richiesta della procura distrettuale di Catanzaro, che ha interessato, tra l’altro, il parco eolico denominato “Wind farm” di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, considerato fra i più grandi d’Europa per estensione e potenza erogata. Destinatario della misura cautelare è Pasquale Arena, nipote del vecchio capo clan Nicola Arena (attualmente detenuto in regime di 41 bis) nonché fratello del boss Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka in un agguato mafioso nell’ottobre del 2004. “Il provvedimento – spiega la Gdf – scaturisce da una precedente attività investigativa, condotta sempre dalla guardia di finanza di Catanzaro, diretta ad accertare l’ingerenza della locale criminalità organizzata nell’operazione economico-finanziaria relativa alla realizzazione del parco eolico di Isola di Capo Rizzuto. Le investigazioni condotte dalle fiamme gialle avevano consentito di ricondurre il suddetto investimento alla sfera economicopatrimoniale della “cosca Arena” di Isola di Capo Rizzuto e di dimostrare come Pasquale Arena, funzionario del predetto comune, in qualità di gestore occulto degli affari della cosca, ne aveva curato gli interessi economici rappresentandone la longa manus. Nel dettaglio, Pasquale Arena, attraverso un articolato sistema basato su una fitta rete di società estere (con sede in Germania, Svizzera e Repubblica di San Marino) detentrici formali delle quote sociali di tre società aventi sede a Crotone e a Isola di Capo Rizzuto, aveva avviato e realizzato, per conto e nell’interesse dell’omonma cosca, il parco eolico Wind Farm della città isolitana.

Tra le società im­plicate, dunque, anche la Seas srl di San Marino, i cui titolari sono Roberto e Maximiliano Gobbi, che nel 2014 aveva visto il ri-sequestro delle quote. Ma perché la società samma­rinese è sotto indagine? Il coinvolgimento della Seas riguarda la sua par­tecipazione al 30%, nel­la “Vent1 Capo Rizzuto Srl”. La società del parco eolico vede infatti il 34% in mano alla Tiger ener­gy project gmbh (Ger­mania); il 30% Seas Srl (Repubblica di San Mari­no); il 19% Nyhuis betei­lingungs gmbh & co. Kg (Germania); 10% Pom­mer & schwarz erneuer­bareenergien gesellschaft (Germania); 7% Eden Al­fred Josef (Germania).  Le vicissitudini di questa indagine, per quanto riguarda i sequestri, sono state aitalenanti, tanto che, quello di ieri, è il terzo provvedimento cautelare reale. Il patrimonio, rappresentato dalle società utilizzate per l’operazione finanziaria e dai relativi complessi aziendali, tra cui il parco eolico, dopo un preliminare sequestro preventivo, era stato successivamente restituito a seguito di alcuni ricorsi proposti dai formali intestatari dei beni. Le successive indagini economico-patrimoniali effettuate a completamento dell’intera attività in base alla speciale normativa  di prevenzione, coordinate dal procuratore distrettuale di Catanzaro Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto e dal sostituto procuratore, Domenico Guarascio, hanno consentito agli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di ricostruire l’ingente patrimonio oggetto dell’investimento e di ricondurne la titolarità alla famiglia Arena. In particolare, l’analisi condotta dai finanzieri del G.i.c.o. Ha consentito di ricostruire, attraverso una lettura critica delle evidenze investigative ed i necessari riscontri documentali e bancari, un patrimonio di ingentissimo valore schermato mediante il ricorso a sofisticati e complessi reticoli societari e successive cessioni di quote, mirate ad occultare la reale riconducibilità del parco eolico. Gli accertamenti hanno in sostanza permesso di dimostrare la discrasia tra la titolarità apparente dei beni oggetto di indagine e l’assenza di idonea capacità reddituale in capo a Pasquale Arena per sostenere l’intera operazione economica. Questo ha consentito di fare scattare i sequestri per un valore di circa 350 milioni di euro. A San Marino le quote della Seas erano state oggetto di un sequestro per rogatoria nel dicembre 2014, mentre per la prima parte della vicenda che ha originato, poi, l’ultimo provvedimenti di ieri, è pendente il processo con rito abbreviato che vede tra i 24 imputati anche i due sammarinesi titolari della Seas. 

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