San Marino. Epilogo “Dirty Leather”, un arresto

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Epilogo inchiesta “Dirty Leather” che coinvolse il Titano. Arrestato

Antonio Fabbri

L’inchiesta è di quasi dieci anni fa. Esplose nel 2009 ed era denominata “Dirty Leather”. Proprio ieri, per un troncone di quell’inchiesta, la Guardia di finanza ha arrestato il 47enne Andrea Ghiotto.
La vasta indagine vide un pesante coinvolgimento di San Marino considerato che venne utilzizato il titano per una maxi evasione dell’Iva.
Uno dei sistemi era tramite le fiduciarie a San Marino grazie alle quali Andrea Ghiotto e i complici gestivano parecchi quattrini. Una maxievasione che la procura di Vicenza, che condusse a suo tempo le indagi- ni, calcolò in 250 milioni di euro con l’emissione di fatture false per 1,3 miliardi di euro. Quando scoppiò l’inchiesta Ghiotto aveva ammesso le sue responsbilità affermando di essere il terminale di un vasto gruppo di imprenditori del settore della concia della pelle che lo utilizzava per evadere il fisco. Ghiotto fu accusato all’epoca di aver costituito quattro società fittizie e poi attraverso artifizi finanziari di convogliare denaro attraverso bonifici anche a San Marino alla Fin Project. Prelevava il denaro in contanti – rivelò lo stesso Ghiotto – lo nascondeva nel doppio fondo della sua auto di lusso e poi lo riconsegnava agli imprenditori trattenendo una percentuale. Tra i vari tronconi di indagine di Dirty lather ce n’era anche uno relativo a false sponsorizzazioni sportive. In questo caso specifico Ghiotto era accusato essenzialmente di una rilevante evasione fiscale attuata mediante false sponsorizzazioni della “Arzignano Grifo S.r.l.”, che gestiva la pubblicità del calcio a 5. La Procura, sulla scorta delle indagini svolte dagli allora Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza e Tenenza di Arzignano, attuali Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e Compagnia, aveva ricostruito come lo stesso non avesse versato 13 milioni di euro di tasse e dovesse rispondere di bancarotta fraudolenta.

Ghiotto, difeso dall’avv. Lucio Zarantonello, aveva presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, facendo rilevare come numerosi dei reati a lui addebitati fossero prescritti, ad eccezione di quelli contenuti in pochi capi d’imputazione, relativi all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi dell’associazione “Arzignano Grifo C/5”, alla presentazione di una dichiarazione fiscale fraudolenta della “Arzignano Grifo S.r.l.” e a reati fallimentari commessi con quest’ultima  società, lo condannava a quattro anni e otto mesi di reclusione.

La difesa, sulla questione, ha rimarcato un errore degli ermellini con riguardo all’incolpazione attenente ai reati fiscali, i quali sarebbero anch’essi andati in prescrizione. Se è vero che Ghiotto ha annunciato un ulteriore ricorso, nel frattempo la Procura Generale di Venezia, con provvedimento del 31 maggio, ha ritenuto eseguibili, nei confronti del faccendiere, le sentenze di condanna del Tribunale di Vicenza e della Corte d’Appello di Venezia. Viene sottolineato, difatti, che il beneficio della sospensione condizionale della pena concesso nel 2014, alla luce della sentenza successiva, è da revocare: Ghiotto, scortato in carcere dai militari del Nucleo Mobile della Compagnia di Arzignano (VI), dovrà quindi scontare sei anni, un mese e dodici giorni.

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