San Marino. Lapidi da affiggere nel Palazzo Pubblico. Antonio Volpinari

ISTANZA D’ARENGO SU ROVERETA (lapidi da affiggere nel Palazzo Pubblico)

Dopo 60 anni dare un giudizio obiettivo e non di parte sui fatti di Rovereta può essere ancora azzardato in quanto il rischio di esssere influenzato da sentimenti, tuttora vivi, in chi allora si fosse trovato da una parte oppure dall’alta per appartenenza partitica o famigliare rispetto gli attori di quegli accadimenti è tuttora esistente.
Comunque ancora oggi a distanza di tempo non può essere trascurata la gravità di quei fatti che rischiarono di portare la Repubblica ad un vero e proprio scontro anche armato fra le due fazioni. Oggi facendo il massimo sforzo di equidistanza nel giudicare le ragioni delle due parti,occorre contestualizzare il momento storico politico sociale ed economico della Repubblica in quel tempo.
Si era allora a poco più di 10 anni dalla caduta del regime fascista che anche a S.Marino aveva negato per lungo tempo la liberta ai cittadini e che quindi l’avvento di un governo democratico liberamente eletto che con estrema difficoltà garantiva pane e lavoro ad una popolazione stremata dalla recente guerra,andava sostenuto e difeso ad ogni costo. Il governo di allora formato da socialisti e comunisti oltretutto si trovava a fare i conti con un governo di Roma molto ostile essendo di matrice opposta il quale osteggiava apertamente qualsiasi appoggio soprattutto economico. Vi era soprattutto da tenere conto di un contesto internazionale dove gli Stati Uniti mal tolleravano l’esistenza di uno Stato sia pur piccolo in un’area politica occidentale da loro controllata,guidato da un governo di sinistra.
Un altro aspetto politico altrettanto importante fù in quel periodo la diversa interpretazione che socialisti e comunisti nel governo davano .dei fatti sul trattamento che l’URSS riservava ai paesi dell’Est europeo. I fatti d’Ungheria del 56 furono determinanti nel creare una frattura all’interno del Partito Socialista Sammarinese dove c’era chi non tollerava l’azione sovietica.
Le scelte di partito e soprattutto personali nel governo di allora furono determinanti sull’apertura della crisi politica. Le famose dimissioni in bianco date e poi non rispettate furono l’elemento scatenante della rottura nel PSS. Da notare che ancora oggi a distanza di 60 anni il problema del vincolo di mandato per chi viene eletto dal popolo non è risolto. C’è da augurarsi che nella prossima auspicabile modifica della legge elettorale possa essere risolto nel rispetto delle scelte degli elettori e della stabilità dei governi.
Queste valutazioni sui fatti di Rovereta del 1957 sollecitate dalla estemporanea presentazione dell’istanza d’arengo che propone l’affissione di lapidi nel Palazzo Pubblico a condanna e di assoluzione di una parte di contendenti rispetto all’altra non ha solo il sapore di una sorta di vendetta postuma forse sopita per 60 lunghi anni che oggi potrebbe trovare spazio in una parte dell’attuale maggioranza, ma mette in evidenza in chi l’ha presentata o suggerita una lacuna grave nella conoscenza del periodo successivo della storia sammarinese. Costoro si sono semplicemete dimenticati,forse volutamenete,che nel 1973(40 anni fa) a S.Marino si costituì un governo fra la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista che decretò di fatto il superamento la crisi roveretiana.Le fasi politica successive andarono a confermare tale superamento con la riunificazione delle componenti socialiste prima fra PSS e PSD e poi fra PSS e PSU che diedero luogo in seguito alla formazione di governi stabili nell’interesse del paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy