San Marino. Riflessione di Giuseppe Morganti sulla riforma della giustizia

“Una sconfitta per la nostra democrazia. Non trovo altre parole per definire quanto è accaduto in Consiglio Grande e Generale con l’approvazione della riforma che svincola il potere giudiziario dal resto dei poteri dello Stato”.

Così esordisce Giuseppe Morganti, che aggiunge: “Ciò consentirà ad una ristretta maggioranza di giudici di decidere le sorti professionali di tutti i loro nuovi e vecchi colleghi, potendo incidere così anche sulle decisioni che questi dovranno adottare nelle fasi del loro lavoro. Dietro alla ‘scusa’ del diritto all’autonomia della magistratura, il Governo sostenuto da una maggioranza ‘bulgara’ e silente, ha cambiato un delicatissimo settore delle nostre Istituzioni, dimenticando che la centenaria democrazia sammarinese si basa sulla circolarità delle relazioni fra i tre poteri dello Stato. Nessun organo, compresa l’Eccellentissima Reggenza, vive di vita propria essendo, nel proprio mandato, sottoposto al controllo postumo del sindacato che qualsiasi cittadino può attivare per il ‘fatto’ e per il ‘non fatto’ e vincolata nelle decisioni dall’accordo fra i due Capitani Reggenti che hanno diritto di veto l’uno sull’altro. Gli istituti del Referendum, le leggi di iniziativa popolare, l’Arengo semestrale e le elezioni quinquennali, svolgono una funzione di controllo e indirizzo che il Corpo elettorale ha sulle attività sia del Consiglio Grande e Generale che del Congresso di Stato. Il corpo ‘alieno’ che il ‘pomeriggio nero della democrazia’ ha generato, non solo colloca il terzo potere, quello giudiziario, in una sfera super privilegiata priva di contropoteri, ma ne sottopone le decisioni al Consiglio Giudiziario, un organo composto da 8 persone di cui i 4 giudici rappresenteranno solo una parte dell’intero corpo della magistratura che viene divisa fra giudici di serie A e giudici di serie B, mentre i 4 membri ‘non togati’ scelti dal Consiglio a maggioranza qualificata (e quindi oggi potenzialmente designati tutti dalla maggioranza politica), potranno essere anche avvocati che esercitano la loro professione. Pensiamo solo per un attimo al vantaggio formidabile di questi avvocati rispetto al resto dei loro colleghi, potendo determinare la fortuna o la sfortuna dei singoli giudici. Le assunzioni di nuovi magistrati, gli avanzamenti di carriera, l’assegnazione dei carichi di lavoro, le sanzioni disciplinari, saranno tutte decise dal Consiglio Giudiziario, un organo alieno alla nostra democrazia perché, a differenza di tutti gli altri organi istituzionali sammarinesi, non sarà sottoposto a nessun controllo e potrà effettuare le proprie scelte comunicandole semplicemente alla Commissione Affari di Giustizia. Questa non potrà che ascoltare ciò che è stato deciso senza alcun potere di intervento. La democrazia sammarinese si è sempre caratterizzata nella possibilità della verifica reciproca degli organi dello Stato e per questo ha retto nei secoli. La riforma genera in un settore delicatissimo per la vita di tutti i cittadini un Monstrum che non sarà facile tenere a freno”.

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