San Marino. Trasmissione dei verbali, anche in Commissione si scatenò la diatriba

L’informazione di San Marino

Anche in Commissione si scatenò la diatriba sulla trasmissione dei verbali di cui si voleva tenere all’oscuro anche la Reggenza

Il problema della riservatezza dei verbali se lo erano posto, senza peraltro risolverlo, pure in Commissione affari di giustizia. Da un lato l’opposizione che ne voleva vietare persino la trasmissione ai Capitani Reggenti e la maggioranza che, invece riteneva che dovesse essere discusso, come poi avvenuto, in Consiglio giudiziario plenario. Tutto era scaturito dopo la riunione del 30 ottobre 2017 nella quale si doveva discutere la rela- zione sullo stato della giustizia. In quella sede, però, l’ex Magistrato dirigente, Valeria Pierfeli- ci, si presentò con una appendice, o addendum, che conteneva pesanti accuse verso altri giudici e il richiamo ad una situazione già vissuta in passato. Così nella riunione del 30 ottobre 2017 “il Magistrato Dirigente spiega che la relazione 2016 va letta in combinazione con quella del 2015 di cui costituisce un aggiornamento. Non si sofferma quindi più di tanto sui contenuti rimanendo a disposizione per ogni domanda che i Consiglieri volessero porgerle al riguardo. Ritiene però di dovere fare una appendice, una ag- giunta in questa occasione alla luce soprattutto di ciò che si sta verificando in questo periodo. Dà quindi lettura integrale di un riferimento che viene posto agli atti della seduta (e allegato al presente verbale sotto la lettera A). Copia dello stesso viene consegnata a tutti i membri della Commissione…”.

Dal riferimento aggiuntivo emerse quello che poi è stato oggetto di denuncia e di successiva archiviazione a seguito delle indagini svolte (vedi L’informazione di martedì 11-12-2018).
Le affermazioni contenute nell’addendum vennero definite “pesanti” e “gravi” un po’ da tutti i membri della Commissione ed essendo allegate alla relazione, o almeno così si credeva in un primo momento, dovevano essere oggetto di trasmissione al Consiglio, così come i verbali della Commissione che “riferisce al Consiglio Grande e Generale”, secondo la legge.

Non essendo stati trasmessi ai Consiglieri, questi ultimi vengono ancora oggi arbitrariamente privati di un loro diritto. Di qui il ricorso al Collegio Garante per verificare un eventuale conflitto di attribuzioni tra Ufficio di presidenza e Consiglio, ricorso che è stato tema di scontro in apertura della sessione consiliare in corso. Al momento l’istanza ai Garanti dichiarato ammissibile con riserva e vedrà l’udienza di discussione il prossimo 21 gennaio 2019.

Sta di fatto che il 30 ottobre 2017 in Commissione, preso atto delle gravi affermazioni dell’addendum, la maggioranza propose di investire il Consiglio giudiziario plenario, mentre l’opposizione espresse perplessità e contrarietà.

Nella successiva seduta del 22 novembre – quella cui sono seguite le dimissioni dei Commissari di minoranza, poi ritirate, le denunce e la bagarre – venne fatta una serie di domande precise che videro l’ex Magistrato Dirigente specificare come non si trattasse di un addendum alla relazione, ma all’audizione. Il presidente di commissione di allora, Massimo Andrea Ugolini, chiese al Magistrato Dirigente di “specificare formalmente alla commissione la natura del documento/appendice consegnato alla Commissione stessa in occasione dell’audizione del 30 ottobre” 2017.

“Il Magistrato Dirigente conferma quanto già rappresentato al Presidente della Commissione, che l’ha interpellata a margine del Consiglio Giudiziario Plenario: tale appendice/documento non è un allegato alla relazione sullo stato della giustizia, bensì un allegato alla audizione, esclusivamente a disposizione della Commissione stessa, come, d’altra parte, tutto il materiale e le dichiarazioni che, in occasione delle audizioni è stato da lei prodotto e posto agli atti della Commissione medesima nel tempo.

Il carattere quanto meno riservato di tali dichiarazioni, come di tutte quelle effettuate avanti a questa Commissione, emerge dal fatto che riguardano circostanze coperte da segreto (d’ufficio o istruttorio) ai quali tutti sono tenuti, o che, comunque, sono suscettibili di provocare danni collaterali all’immagine delle istituzioni: la eventuale divulgazione esterna costituisce, dunque, reato”.

Questo, almeno, il parere dell’ex Magistrato Dirigente. Posto che, comunque, oggi, le circostanze di cui venne riferito in Commissione, sono già entrate in procedimenti pubblicati, come ad esempio l’archiviazione del “caso Capuano” o l’archiviazione della denuncia verso l’ex giudice Guidi, provvedimento che ha in sostanza smentito le affermazioni fatte in Commissione archiviando le contestazioni di minacce, abuso di autorità, usurpazione di funzioni pubbliche che erano state avanzate anche in Commissione e poste alla base del cosiddetto “colpo di Stato” nei giorni successivi dalle opposizioni che, tra l’altro, non lesinarono di rendere noti, in maniera più o meno dettagliata, i contenuti di quelle sedute (ad esempio nella seduta consiliare del 22 novembre 2017; nella conferenza stampa di Dim del 24 novembre 2017; nel comunicato stampa dell’opposizione del 25 novembre 2017; nelle conferenze stampa di opposizione e maggioranza del 27 novembre 2017, ecc.)

Proseguiva comunque, il 22 novembre, l’ ex Magistrato Dirigente: “Osserva di non aver mai dovuto effettuare precisazioni di questo tipo, avendo sempre mantenuto, la Commissione, un atteggiamento collaborativo. Ricorda, ad esempio, nella scorsa legislatura le costanti informative sullo stato dei procedimenti riguardanti politici, Banca Centrale, o il comportamento di alcuni difensori, o di alcuni magistrati: mai avrebbe creduto di arrivare a questo punto. Deve anche segnalare che, purtroppo, le risulta che i contenuti della relazione siano già stati comunicati a terzi Consiglieri di maggioranza, che se ne vantano pubblicamente in palestra, facendo sermoni contro la sottoscritta, che deve essere mandata a casa: si tratta di notizie in corso di approfondimento, ed in relazione alle quali saranno attivate tutte le iniziative del caso, trattandosi di fatti integranti precise fattispecie di reato”. Sulla questione della riservatezza o meno, nel dibattito di quella seduta della Commissione, si è tornati diverse volte.

“Il consigliere Roberto Giorgetti, intervenendo in merito al documento/appendice consegnato nella precedente seduta, ricorda che il Magistrato Dirigente lo aveva inizialmente identificato come addendum alla relazione sulla giustizia 2016. Ricorda in proposito che il Consigliere Morganti, a conclusione della riunione e proprio onde evitare fraintendimenti, ha chiesto al Presidente di verificare la natura del suddetto documento direttamente con il Magistrato dirigente, la quale ha poi rettificato che trattavasi di addendum all’audizione. Fa presente che il Magistrato dirigente ha poc’anzi affermato che in questa relazione sono contenuti elementi attinenti al segreto istruttorio e che la loro diffusione potrebbe costituire reato.

Il Magistrato Dirigente afferma di avere parlato di segreto d’ufficio o istruttorio, e che comunque, in questa sede, tutte le sue dichiarazioni potrebbero contenere elementi suscettibili di creare nocumento all’immagine delle istituzioni, di cui si ha il dovere di essere custodi.

Il consigliere Giorgetti chiarisce che la propria non era una valutazione di opportunità sull’eventuale danno arrecato, ma sul fatto che la diffusione di questo documento potrebbe costituire reato. Il Magistrato Dirigente precisa che la diffusione di segreti d’ufficio è reato.

Il consigliere Roberto Giorgetti a tale proposito chiede al Magistrato Dirigente di indicare con precisione quali parti del documento/appendice siano riconducibili a segreto d’ufficio o Istruttorio”.

E qui cominciò, alternandosi ad altri argomenti, una serie di esempi su cosa fosse o non fosse segreto istruttorio, d’ufficio o riservatezza.

La questione aveva comunque riscaldato gli animi tanto che “Il consigliere Roberto Ciavatta chiede di sospendere la seduta perché alcuni membri di Maggioranza della Commissione hanno scritto nel gruppo dell’intera Commissione, evidentemente per errore, commentando le informazioni date dal Magistrato Dirigente come vergognose (da parte del Segretario di Stato), e cita il testo del messaggio: “Giorgetti: “Ecco il coniglio dal cilindro, segreto d’ufficio sul documento integrativo”. “Vergognoso: documento da dare ai Reggenti”. Gli pare, questa, una evidente volontà del Governo o di parte di esso di portare avanti un dibattito di scontro sulla magistratura che fa mate a tutti”. Poi però Roberto Ciavatta, portando avanti egli stesso il dibattito sulla magistratura, aggiunge: “Precisa di non aver detto che Buriani va allontanato – come qualcuno della maggioranza sta dicendo con riferimento al Magistrato Dirigente. Spiega che Buriani, per legge, si deve astenere da quei procedimenti che riguardano persone che lui conosce intimamente, e con le quali va in vacanza. Questo pur riconoscendo le grandi capacità di Buriani che è comunque colui che ha messo in piedi il processo Mazzini. Evidenzia che la volontà di attacco alla magistratura sta proprio qui. E’ questa la cosa vergognosa. Il Segretario alla Giustizia non vuole che passi il messaggio contenuto nell’intervento del Consigliere Ciavatta; Fa presente che nei verbali di tutte le riunioni precedenti ha sempre espresso il proprio convincimento che quello di cui si sta discutendo all’interno di questa Commissione non possa essere risolto all’interno di essa e con il solo coinvolgimento di essa”.  Anche nelle conclusioni della seduta, una volta terminata l’audizione del Magistrato dirigente, si tornò sulla questione, che tuttavia non è nuova alle cronache politiche dato che si è poi riproposta, più o meno con le medesime argomentazioni, nei dibattiti pubblici, nelle conferenze stampa e in Consiglio a microfoni aperti.

“Il Segretario per la Giustizia tiene a precisare che quanto ha scritto sulla chat non è stato un errore, bensì uno sfogo, perché ritiene che quanto appreso dall’audizione odierna imponga riflessioni molto approfondite. Osserva infatti come l’audizione odierna, convocata al fine di approfondire il precedente documento/appendice, ha dato invece elementi ulteriori e altrettanto preoccupanti”.

Era intervenuto anche “Il consigliere Roberto Giorgetti, associandosi a quanto espresso dal Segretario di Stato Renzi, esprime a sua volta il proprio disagio per lo screening sui rapporti affettivo sentimentali in seno al Tribunale. Come ha detto il Segretario, se tali questioni hanno rilevanza in rapporto ai procedimenti giudiziari in corso, benissimo. Tuttavia, se questa è la strada da percorrere, va percorsa per tutti e per tutte le questioni. E’ comunque molto perplesso e preoccupato per questo tipo di inquadramento di rapporti affettivo sentimentali e per questo approccio”.

Il consigliere Mimma Zavoli osserva che, nonostante le rassicurazioni del Magistrato Dirigente, sulla “serenità” del tribunale, purtroppo il tribunale non è affatto sereno. L’ha delusa il riferimento fatto dal Magistrato Dirigente alle frequentazioni personali, riferimento che denota un profilo di poco rispetto e di poca tutela dei diritti della persona: le “frequentazioni amorose” di magistrati, le telefonate a viva voce da parte di certe persone che mettono in una certa luce figure istituzionali, sono tutti aspetti che, al di là della singola appartenenza politica o ruolo, devono fare riflettere. E’ rimasta basita rispetto a questi collegamenti che si vuole siano letti come collegamenti finalizzati ad inficiare provvedimenti, ad addomesticare situazioni, a distrarre il percorso previsto per legge”.

E così, in una sorta di processo alle intenzioni, chiudeva il consigliere Roberto Ciavatta, dando conto in Commissione di quel teorema alla base del “colpo di Stato” che si sarebbe sostenuto anche fuori e ormai noto.

“Il consigliere Roberto Ciavatta osserva che, come in buona fede molti non si sono resi conto dei danni fatti sul sistema bancario, attraverso un modo di agire assolutamente al di fuori di ogni logica, che non tiene conto della delicatezza delle situazioni, la stessa cosa pare si stia ripetendo sulla Magistratura. Questa è una Commissione che mette a contatto il Magistrato Dirigente con la politica. E’ la sede in cui si divulgano informazioni di quello che succede. E’ anche bello far passare tutto come del gossip, il problema è che la legge stabilisce che un Magistrato è obbligato ad astenersi qualora ci siano rapporti di parentela, affinità, amicizia, interessi economici e di lavoro. E’ influente la frequentazione, l’amicizia di un magistrato rispetto alle cause nei confronti di coloro che sono suoi amici”. Non si parla cioè di una circostanza che si è verificata, di una astensione teoricamente dovuta e non richiesta (peraltro se un magistrato non si astiene è prevista anche la ricusazione), ma dell’ipotesi di una circostanza al momento inesistente che si potrebbe verificare adombrando frequentazioni elevate a prova per sentito dire. Ma tanto bastò per invocare “riservatezza” e gridare al “colpo di Stato”.

 

 

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