San Marino. Un balzo all’indietro, un ritorno allo Stato Patrimoniale

 
Obiettivo di un paese, dovrebbe essere quello di progredire, migliorando diritti politici, civili e civici. Il nostro paese no, stiamo consegnando alla storia un balzo all’indietro, da uno Stato di Diritto, stiamo tornando indietro ad un feudale Stato Patrimoniale. Anni di conquiste nelle libertà politiche, civili e civiche, stanno per essere cancellate da una maggioranza politica asservita a poteri economici, che agisce in nome di un potere, fondato solo su numeri, ma che manca di quella autorevolezza istituzionale, data dal rispetto degli organi dello stato e della loro funzione di garanzia e sviluppo della vita sociale. Da una totale incapacità di garantire dignità sociale.
Stiamo abbandonando lo Stato di Diritto per tornare ad un modello di Stato Patrimoniale. Perderemo il nostro status di cittadini per tornare a quello di sudditi, subditus (sottomesso). Nello Stato Patrimoniale, di espressione feudale, il sovrano, agiva legibus solutus, ovvero era sollevato dall’obbligo di rispettare le leggi, un po’ come accade oggi, in cui a gruppi di potere sono concesse manleve e privilegi, non concesse alla maggioranza dei cittadini. Soprattutto ci sono cittadini che vivono al di sopra di qualsiasi legge etica, che non prevede la prescrizione, non ne rispettano minimamente i canoni di buonsenso che contribuiscono al progresso culturale del paese. Stiamo perdendo i diritti civici, ovvero la possibilità per il cittadino di usufruire di determinati beni e servizi messi a disposizione della collettività, come strade, scuole, sanità, giustizia. Diritti civici messi in discussione nella loro espressione qualitativa da tagli e manovre speculative tendenti a privatizzare beni che devono essere pubblici, con l’effetto di un inasprimento dei costi sociali e finanziari per il cittadino, a gioco di potentati economici che pensano esclusivamente al loro arricchimento personale.
Abbiamo già una parte della classe politica dedita al vassallaggio di un’oligarchia, che negli ultimi anni, anche a causa di un carente quadro normativo ha messo in modo sempre più deciso le mani sulle risorse pubbliche del paese. L’aspetto tragicomico è questa classe politica l’abbiamo scelta noi. I cittadini hanno eletto i loro vassalli, illusi e distratti da convenienze elettorali, che hanno annullato, gli effetti positivi della partecipazione civile che concorre alla formazione della dignità sociale di un paese. Abbiamo scelto convenienze, mediocrità, corruzione, sterili contrapposizioni, senza pensare alle conseguenze. Una di queste conseguenze, di questa scelta sconsiderata è quella di non aver pensato alla totale distruzione dei valori di rispetto intergenerazionale. Cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti? Senz’altro un deserto sociale, che acuirà le loro difficoltà di vita.
Come paese non conosciamo il valore istituzionale della rappresentanza politica, non conosciamo l’importanza del valore che questa deve esprimere, attraverso la rappresentatività politica, la qualifica delle istituzioni. Abbiamo scelto in questi anni la nostra rappresentanza politica, sulla base delle contaminazioni date da politiche clientelari, senza pensare che una pianta che ha le radici malate, non può dare frutti sani, non può garantire quella qualità istituzionale necessaria per avere la rappresentatività politica necessaria per qualificare le istituzioni.
Istituzioni qualificate sanno che si fa sviluppo agendo prima di tutto su modelli comportamentali, e che a questo deve pensare la scuola e la famiglia. Istituzioni non qualificate degradano la scuola e la sua funzione civica e civile con tagli lineari e posizionamenti speculativi, inaridendo la sua funzione di attualizzazione di modelli comportamentali necessari per sviluppare correttamente un paese. Una istituzione non qualificata, opprime la famiglia, ne marginalizza il ruolo a strumento di consumo di beni materiali e ad un ruolo di produzione fiscale. Una istituzione non qualificata pensa di fare sviluppo attraverso il debito pubblico, una delle cause di distruzione dei valori di rispetto intergenerazionale. 
Una istituzione qualificata non permette che un Consiglio di Amministrazione possa diventare un comitato d’affari che con totale disprezzo dei canoni di Democrazia Economica, come il Diritto d’Informazione, emargini il ruolo dipendenti e dei clienti, creando disagio e sfiducia, nel soggetto economico che devono amministrare.
Abbiamo un modello economico di paese palesemente fallito, prima di tutto per mancanza di rispetto della sua storia e delle sue tradizioni. Il modello finanziario borderline non appartiene culturalmente alla nostra storia, fatta di altri canoni economici. Eppure si continua con ostinazione a trascinare il paese in quel gorgo di incertezze e fallimenti del mondo finanziario e bancario, che sta impoverendo i cittadini, non solo finanziariamente, ma anche dei quei valori sociali necessari alle generazioni future per sviluppare le loro opportunità. In quel gorgo di ottusità stiamo perdendo la nostra sovranità messa in discussione da colonizzazioni e oligarchie unite nel disprezzo della dignità sociale.

Movimento Democratico San Marino Insieme 

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