San Marino. Vendita Npl, anche la settima relazione conferma

L’Informazione di San Marino

I consiglieri di maggioranza della Commissione Finanze esprimono “disagio per le continue minacce” ricevute 

“Anche la settima relazione conferma la vendita Npl”

Antonio Fabbri

Nella notte è arrivata la settima relazione sulla procedura di cessione degli Npl Delta. Su questa si dovrà pronunciare la Commissione finanze nella seduta già fissata per domani lunedì 29 ottobre. Di seguito il Cda di Cassa di Risparmio e l’assemblea dei soci saranno chiamati a dare il via libera all’operazione. La scadenza per dare una risposta all’acquirente ‘Cerberus’ è infatti il 31 ottobre. 

“Non è vero che chicchessia voglia scaricare la responsabilità della cessione o meno in capo alla Commissione – spiegano dalla maggioranza  – la Commissione finanze prenderà in esame la cessione e delibererà il suo parere semplicemente perché è stato presentato a gennaio scorso un ordine del giorno dell’opposizione, che è stato votato all’unanimità, che prevede esattamente questo via libera della Commissione finanze”. Tra i problemi di un momento così delicato, però, c’è il perdurante inneggiare all’odio, persino allo scontro fisico come si legge sui social network, giungendo fino alle minacce che si leggono in taluni comunicati politici.

Le minacce “Vogliamo esprimere il nostro disagio, dato che ci riteniamo sottoposti a continue minacce che rischiano di ledere il nostro ruolo e la nostra attività di consiglieri e membri della commissione finanze. Leggo testualmente le frasi del comunicato diramato da Rete e Mdsi: “quando cambierà il vento – e cambierà – tutto quello che è successo in questi mesi sarà oggetto di una attenta rilettura politica e giudiziaria”. Lasciando sottintendere azioni politiche, e sarebbe nulla, ma anche giudiziarie, e questo è grave”.

Così Enrico Carattoni, Ssd, che si fa portavoce anche dei Colleghi membri della commissione finanze. “Nel dibattito politico si possono fare affermazioni anche accese, mai arrivare a minacciare la libertà di voto dei Consiglieri che devono potersi esprimere liberamente, non è accettabile. Prendiamo atto che questo comunicato è firmato da Mdsi e Rete. Ps, Psd, Dc, non lo hanno firmato, quasi a prendere le distanze. Ma non basta. I commissari devono assolutamente dissociarsi dai toni usati in questo comunicato. Devono dire che loro non perseguiranno alcuna persona in Consiglio in ragione del voto che ha espresso. E’ un appello che lanciamo ai commissari perché è doveroso evitare di cercare di minare la libertà dei consiglieri che intervengono nei vari commi. Ci auguriamo 

che la Commissione di lunedì si possa svolgere in un clima per quanto possibile sereno e ciascuno sia libero di esprimere il proprio parere”.

La ragioni della scelta da fare A specificare qual è la posizione della maggioranza circa la decisione sulla cessione degli Npl è Roberto Giorgetti, di Rf. “Assumeremo informazioni tecniche afferenti agli Npl in capo a Delta. Tra i membri della commissione non ci sono esperti in tale tipo di valutazioni. Finora ci sono state diverse relazioni. Ne è stata commissionata una ulteriore. Siamo a sette più uno, quella di Bcsm. In tutti questi passaggi per conoscere i pareri tecnici sono state fatte delle domande essenziali per la decisione politica: il percorso vendita è stato corretto? Il prezzo vendita è congruo e conveniente? Ad oggi non abbiamo elementi che ci portino a pensare che il percorso non sia stato corretto e che il prezzo non sia congruo. E’ su questo che ci concentreremo anche lunedì in commissione”, dice Giorgetti. “Noi dobbiamo fare gli interessi dello Stato, dato che Carisp è banca pubblica. Vogliamo adottare la soluzione migliore. Non c’entrano nulla aspetti ideologici. Se si vende, non si vende a Confuorti, ma a Cerberus che ha vinto un’asta fra altre dieci società. Ricavato della vendita va a Cassa di Risparmio, banca pubblica. Quindi se alla fine verrà appurato che la procedura, un’asta cui hanno partecipato molte società di levatura internazionale, è stata corretta e che il prezzo è ritenuto congruo, la decisione giusta sarà di vendere. Appurate queste cose e data risposta a queste due fondamentali domande, decideremo da donne e uomini liberi. Ecco perché è molto grave l’atto compiuto da Rete e Mdsi con il comunicato di minaccia la galera”.

La decisione tecnica Gli fa eco Luca Boschi di Civico 10: “Qui siamo tutti liberi. L’unico nostro padrone sono i cittadini e il paese. Sono i dati che contano in questo passaggio e in questa scelta tecnica. Noi siamo liberi e non so se membri dell’opposizione possano dire altrettanto. Certe nostre decisioni non sono piaciute ad alcuni di questi poteri forti interni. Prenderemo una decisione analizzando i dati e nell’interesse del nostro paese, bisogna essere consapevoli che entrambe le decisioni hanno dei pro e dei contro”.

Nella notte è arrivata la settima relazione sulla cessione Delta. “E’ arrivata a tutti i commissari, e sostanzialmente conferma l’indirizzo di tutti i documenti precedenti. Da una prima analisi sommaria che abbiamo avuto tempo di compiere, non emergerebbero elementi difformi dall’orientamento di tutte le altre analisi tecniche”, proseguono i membri di maggioranza.

Cosa conseguirebbe alla vendita “La vendita non genera altre svalutazioni del bilancio di Cassa – spiega Stefano Palmieri di Rf–. Anzi, genera un attivo e disponibilità che darebbe utili e può essere messa a disposizione delle famiglie e delle imprese. In più l’operazione farebbe rientrare Cassa nei parametri del patrimonio di vigilanza. Inoltre, perfezionata la vendita, ci potrebbero essere nel giro di pochi mesi ulteriori liquidità”.

Confuorti voleva quello che vogliono le opposizioni Ma c’è un altro dato che rileva la maggioranza ed è relativo al fatto che, secondo l’interpretazione che l’opposizione dà all’ordinanza Morsiani, la vendita coinciderebbe con gli obiettivi del “gruppo Confuorti”. In realtà dall’ordinanza emerge il contrario, dato che l’obiettivo del Cda cosiddetto montepaschiano legato a Confuorti, non era di cedere i crediti Delta, bensì di gestirli dall’interno mettendo le mani su quella gestione.

“Inoltre – prosegue Enrico Carattoni – proprio la relazione più ‘incriminata’, se così si può definire, è quella di Boston Consulting, ipotizzava di gestire internamente quei crediti, come da piano industriale suggerito a quel Cda ritenuto legato a Confuorti. Era quel Cda che preferiva fare una gestione interna. Pertanto, mettere in relazione i fatti dell’ordinanza facendo credere che la cessione sarebbe a favore della cricca è un falso storico. Al contrario quello che voleva il Cda cosiddetto montepaschiano è esattamente quello che chiede l’opposizione”, spiega Carattoni.

 

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