Sinistra Unita, risposta alla Dc

È universalmente noto che quando ci si trova in difficoltà si prova a buttarla in rissa per cercare di confondere le responsabilità ed evitare di essere chiamati a rispondere del proprio operato.
A oltre tre anni dall’insediamento del governo più disastroso che i Sammarinesi ricordino, un governo perdente su tutti i fronti, che ha portato la Repubblica ai minimi storici di credibilità, pressoché isolata nel contesto internazionale e sprofondata nella black list italiana che sta annientando la nostra economia, ebbene, oggi la DC che ha la guida di questo Governo, reagisce in maniera goffa tentando di scaricare le proprie colpe sugli altri, in primis SU.
Questa sì che ha dell’incredibile!
Non vorremmo annoiare i Sammarinesi che per fortuna si stanno accorgendo di come stanno realmente le cose, ma vorremmo ricordare alla DC che “in soli due anni”, il Governo di cui faceva pare Sinistra Unita, ha varato la riforma del giusto processo, ha istituito la Vigilanza sulle attività economiche, l’Ufficio di Collegamento, l’Agenzia di Informazione Finanziaria, ha introdotto la normativa antiriciclaggio che ci ha permesso di uscire dalla procedura rafforzata Moneyval in cui ci siamo trovati dopo anni di avvertimenti ignorati (almeno dal 2000), da parte dei governi democristiani che invece si preoccupavano solo di fare sorgere come funghi banche e finanziarie, magari per accontentare i soliti amici assai influenti… Tutti questi provvedimenti sono stati adottati con la forte opposizione del PDCS che oggi si riempie la bocca con la parola “trasparenza”, quando al tempo ha sistematicamente boicottato chi cercava di intraprendere quel percorso.
E non dimentichiamo nemmeno che proprio mentre la Segreteria per la Giustizia retta da SU iniziava il rapporto con la Fondazione Caponnetto, la DC criticava queste scelte ritenendo che fosse un diversivo per deviare l’attenzione dai problemi reali, facendo credere che le infiltrazioni malavitose a San Marino non fossero altro che le solite paranoie di qualche visionario.
Eloquente è anche la mistificazione che la DC tenta di fare sul cantiere ex Symbol, citando solo l’atto finale della vicenda, ovvero la firma della convenzione tra lo Stato e il privato, che è un passaggio ineludibile, una volta che la pratica ha avuto il via libera dalla Commissione Urbanistica. Come è ovvio, la DC si guarda bene da citare l’avvio della pratica e chi ha autorizzato l’intera operazione visto che le responsabilità sono tutte le sue intorno al 2005. E si potrebbero aggiungere i cantieri alla rotatoria di Cailungo, quelli a Dogana bassa, gli ecomostri di Acquaviva e Gualdicciolo, ma non vorremmo dimenticarci qualcosa da parte di chi ha giustamente promesso all’indomani delle elezioni che “si ricomincia a costruire”.
Tuttavia se da un lato non è difficile replicare, dati alla mano, alle grossolane menzogne della propaganda democristiana, dobbiamo tuttavia prendere atto con una certa preoccupazione, che la DC avrebbe “schedato” i dipendenti della PA in base alla presunta appartenenza politica in modo da consentirsi un attento monitoraggio sulle “quote” spettanti ad ogni singolo partito. Anche qui non vorremmo sottrarre meriti alla “competenza” del partitone in materia di gonfiaggio della PA e gestione clientelare del consenso, tanto è vero che con coerenza viene rivendicata la Direzione Generale della neonata Funzione Pubblica per chi ha le maggiori responsabilità nell’avere condotto il Paese nella situazione attuale.
Il problema per la nostra Repubblica che questo modo di gestire il potere ha prodotto le conseguenza sotto gli occhi di tutti e mai come oggi c’è bisogno di una svolta urgente e rapida, per consentire al Paese di ripartire e lasciarsi alle spalle questo brutto periodo. Da parte della DC e del Patto invece questa consapevolezza non c’è, infatti si preferisce continuare a spremere le risorse comuni nel tentativo disperato di recuperare un consenso ormai in caduta libera e come sempre continuando a favorire coloro che più di tutti hanno approfittato di questo sistema per i loro interessi, che troppo spesso hanno prevalso su quelli della collettività.

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