Sulla giustizia al rallentatore

In relazione alle provocazioni di Erik Casali confermo quanto già detto nelle occasioni precedenti: dire che la Giustizia non deve essere condizionata da pressioni e ingerenze politiche mi sembra quasi una banalità e dovrebbe essere un principio a garanzia di tutti.
Qualcuno tuttavia intende strumentalizzare anche le più elementari regole di autonomia e bilanciamento dei poteri per i propri fini politici.

Una cosa è l’intervento del Governo svolto in questa occasione, e che, senza entrare nel merito e dare alcun tipo di giudizio, si limita a chiedere una conclusione rapida delle indagini, ben altra cosa è invece la richiesta fatta a suo tempo da Casali, che mirava a violare sostanzialmente il segreto istruttorio, chiedendo di verificare lo stato delle indagini arrivando addirittura ad affermare che i Giudici sono dei dipendenti (sic!) del Ministro della Giustizia.

Ritengo sia un preciso dovere dello Stato, preservare la fiducia da parte dei Cittadini nei confronti delle Istituzioni, in quanto, essendo coinvolti uomini dei corpi di polizia, quali gli appartenenti alla Gendarmeria ed alla Polizia Civile, è necessario che venga fatta piena luce al più presto in modo da dissipare ogni tipo di ombra e consentire ad essi di potere lavorare in totale serenità.

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