Tarcisio Corbelli, contributo: Turismo, territorio e dintorni

Turismo, territorio e dintorni
Per un paese come il nostro il comparto turistico è una straordinaria possibilità di sviluppo, non solo per gli ambiti specifici direttamente collegati, ma anche per quei settori, economici e sociali, che con questo comparto possono strutturare sinergie ed orientare su questo obiettivo il loro processo evolutivo.
I flussi turistici hanno subito diverse mutazioni strutturali nel tempo. Diversi fattori hanno influenzato i cambiamenti di questo comparto. Negli anni ’50 ed inizio 1960 il boom economico e le trasformazioni sociali che lo hanno caratterizzato, hanno contribuito allo sviluppo del turismo di massa. Un processo di standardizzazione delle vacanze. All’inizio degli anni ’90, al target del turismo di massa ha cominciato ad affiancarsi il turismo di relazione. Un modo nuovo di vivere la vacanza. Un target fatto di persone che non cercano vacanze banali e non vogliono esclusività fine a sé stessa. Desiderano autenticità, nel paesaggio e nell’ambito umano. Cercano luoghi, per la loro vacanza, in cui socializzare e risiedere, un ambito con cui stabilire un processo di relazione ed avere la possibilità di avere un contatto culturale ed umano e non sentirsi considerati solo un’occasione di profitto.
Il nostro paese ha le potenzialità per inserirsi nel settore del turismo di relazione ed offrire occasioni di vacanza che mettano in contatto il turista con il nostro ambito senza tralasciare il turismo di massa che l’ha caratterizzato in questi anni. Cifra storica e territorio sono i punti di forza su cui puntare, due capisaldi di unicità, con cui sviluppare un turismo, nelle sue varie forme, che utilizzi l’interezza del nostro contesto e non solo puntare su un unico ambito e su quello concentrare le risorse. La totalità del territorio e l’ambiente ad esso connesso sono un valore aggiunto che il nostro paese deve prendere in considerazione se si vuole strutturare un percorso di sviluppo, che porti benefici duraturi. Un obiettivo da raggiungere attraverso un radicale cambio culturale, come un maggiore rispetto per il territorio, che soprattutto a livello istituzionale, deve essere interessato a processi di sistema, tralasciando quelli a fine speculativo. C’è la necessità di creare un legame di continuità fra tutti gli ambiti del nostro paese, esaltandone le specificità che li caratterizzano. Speculare non crea contesto, non permette processi evolutivi, speculare vuol dire sfruttare senza criterio, e lasciare alle generazioni future solo degrado e mediocrità.
Nel nostro territorio si possono individuare quattro bacini in cui sviluppare proposte turistiche orientate sia al turismo di massa sia al turismo di relazione.  Un bacino è quello storico in cui si è concentrata la proposta turistica del nostro paese in questi anni e in cui si sono concentrate la maggioranza delle risorse da dedicare al comparto, non senza evidenti sprechi e mancanza di chiarezza d’intenti. Un corretto sviluppo di questo bacino storico permetterebbe di far coesistere turismo di massa e turismo di relazione, dedicando a quest’ultimo spazi privilegiati che possano mettere in contatto il turista con il valore storico e culturale che il nostro paese può offrire utilizzando al meglio il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità rilasciato dall’UNESCO. C’è poi in questo bacino storico, non visto, uno straordinario polo fieristico naturale, che se utilizzato nel modo adeguato, può offrire interessanti possibilità attrattive ad iniziare dall’originalità del contesto.
Oltre al bacino storico esistono altri tre bacini con vocazione turistica per allargare l’offerta del nostro paese. Due di questi bacini offrono possibilità di sviluppo per quel che riguarda il turismo di relazione, uno è già marginalmente interessato da proposte turistiche. Il quarto bacino ha buone potenzialità, ma un complicato percorso di sviluppo in quanto degradato da speculazioni immobiliari che lo hanno interessato, senza coinvolgerlo in un concreto piano di strutturazione del tessuto urbano, un utilizzo sbagliato di un centro cittadino, in cui si è concentrata una proposta immobiliare di natura residenziale, tralasciando una vocazione ben più importante di sviluppo del comparto immobiliare di natura commerciale.
È necessario un processo di sviluppo che inizi dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni, dall’interezza del nostro contesto. Una proposta unica, originale, non confondibile e non assimilabile a quella del comprensorio limitrofo, legata alle tante espressioni del nostro territorio, che vanno ritrovate ed esaltate. Una proposta per cui è necessario sanare il corto circuito culturale che sta vivendo il nostro paese, evidenziato dal crescente livello di mediocrità che logiche corruttive hanno instaurato e che coinvolge tutte le categorie economiche e sociali. Mettiamo in discussione la nostra sovranità per dare ai nostri figli posti di lavoro, in troppi casi mediocri, legati ad investitori stranieri, che non sono interessati allo sviluppo sociale del paese. Dobbiamo ritrovare l’estro degli imprenditori che hanno caratterizzato il nostro passato, hanno creato centinaia di posti di lavoro e sviluppo sociale. Dobbiamo ritrovare il piglio e la capacità dei tanti artigiani che hanno caratterizzato la struttura produttiva del nostro paese. Dobbiamo dare competitività al nostro comparto commerciale, con soluzioni nuove, sia da un punto di vista normativo che da un punto di vista strutturale, manca organicità in questa offerta, non è contestuale, non c’è un’idea d’insieme, a causa di uno sbagliato sviluppo a livello immobiliare. Ed i centri commerciali in questo senso non rappresentano una soluzione, perché i costi di mantenimento e manutenzione, assommati a quelli dei servizi necessari, vanno ad incidere sulla competitività. Occorrono bacini d’utenza che il nostro paese non può avere, a causa degli evidenti limiti naturali dati dalla nostra collocazione nel territorio.
 Il corto circuito culturale del nostro paese deve essere sanato con una nuova idea di profitto che passa attraverso una crescita professionale di tutti gli attori del comparto economico. Elevare le professionalità, per trovare individualità, ed eccellenze che diano spessore all’immagine del nostro paese. Il corto circuito culturale si sana anche dando spazio ad investitori stranieri, che possono portare un quid culturale, che sia di aiuto alla crescita sociale ed economica del paese e che non siano interessati solo a vantaggi fiscali.
Non è più il tempo del guadagno facile, del tutto e subito, i mutamenti continui degli scenari economici internazionali hanno reso desueto questo concetto che già di sé è pericoloso perché effimero, non crea basi per il futuro ed i risultati di questa politica sono evidenti nel nostro quotidiano per chi ha occhi per vederli e non è ottenebrato da interessi personali a discapito di quelli di una comunità.
Un paese come il nostro, necessita di istituzioni organizzate che svolgano un’attività di regia su tutte le attività economiche e sociali, per contrastare la corruzione e l’inevitabile mediocrità che questa comporta. Per avere istituzioni organizzate è necessario alzare il livello di collaborazione e informazione, e la professionalità di tutti gli organismi dello stato. Un maggiore controllo delle istituzioni sulle attività economiche e sociali in un paese civile e democratico non significa oppressione, ma al contrario maggiore libertà perché uno stato maggiormente presente attraverso le istituzioni può e deve garantire un migliore equilibrio sociale. Il modello timocratico vigente, non rappresenta certo l’ideale se si vuole dare al paese, sviluppo ed una migliore visibilità internazionale. Servi di partito, reazionari con il fiato corto ed imprenditori di corte vedute (le loro vedute non vanno oltre alle risorse pubbliche del paese), non rappresentano certo le migliori personalità da inserire in scenari internazionali. Per un imprenditore, poter associare la propria impresa ad un paese organizzato, è un contributo d’immagine, soprattutto a livello internazionale. Lucrare sulle risorse pubbliche, non contribuisce allo sviluppo sociale di un paese. Un’impresa si specchia nel sociale che riesce a creare.
È necessario tracciare un confine chiaro, fra lassismo e democrazia, stabilendo in modo chiaro se si vuole un paese realmente civile, che un cittadino prima di avere dei diritti ha dei doveri. Servono riforme che regolino in modo diverso dall’attuale, il rapporto fra cittadino ed istituzioni, senza passare attraverso un asfissiante burocrazia, che serve solo per instaurare logiche corruttive, che innescano solo processi di sistema di natura involutiva. Sono necessarie per questo riforme dell’impianto istituzionale, che disegnino in modo diverso la geografia dei poteri dello stato, in modo più lineare, e rappresentativo delle necessità di una comunità.
Il paese ha bisogno di un rinnovamento culturale e strutturale, in funzione delle attività produttive, e di una migliore dislocazione dei servizi sul territorio, non solo per sviluppare al meglio la sua vocazione turistica, ma anche a supporto di tutte le altre attività economiche. Ha bisogno di un rinnovamento profondo a livello di infrastrutture e della loro dislocazione. Gli eventi che interessano il nostro paese, con una importante presenza di persone da un punto di vista numerico, palesano evidenti carenze infrastrutturali, vige un irritante casualità che finisce per non fare apprezzare appieno queste manifestazioni a tutti i livelli di coinvolgimento.
Per fare crescere un paese non servono muri culturali, rappresentati da censo, schieramento politico, età anagrafica ed altre occasioni di divisione. Serve capacità e coesione, idee, che non abbiano una matrice lobbistica. Occorre professionalità, che non sia autoreferenziale. Occorre esperienza, e si ottiene solo attraverso un processo evolutivo della persona, che privilegi l’intelligenza, tralasciando l’effimera furbizia.

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