Tremonti ammoni’ Mussoni. Agenzia Dire Torre 1

ITALIA-S.MARINO. TREMONTI AMMONI’ MUSSONI: VIA LA DIRIGENZA  

ECOFIN PRESSAVA MEF SUL TITANO- PECCI: ORGANIZZAI VISITA PRIVATA 

La condizione per la normalizzazione dei rapporti tra Italia e San Marino? “Un’operazione di verita’ e di sostituzione della classe dirigente implicata in vicende poco edificanti”. L’incontro sotto la Madonnina tra l’ex ministro Giulio Tremonti e il segretario di Stato sammarinese al Lavoro Francesco Mussoni e’ ancora stampato in agenda: avvenne il 19 settembre scorso, alle 14, al numero civico 4 di via Tarchetti.

 Ovvero, la caserma della Guardia di finanza che fungeva da quartier generale dell’ex responsabile del Mef quando si trovava a Milano. Gianni Pecci, economista bolognese tirato in ballo da un’interpellanza del Psd per le dichiarazioni fatte al Forum “San Marino Futura” di lunedi’ scorso, non ha nessun problema a confermare alla “Dire” nei dettagli il faccia a faccia rimasto a lungo riservato.
    “Sono stato io- ci tiene a precisare Pecci- a proporre l’incontro”, a cui Mussoni ha aderito “come cittadino sammarinese che ha a cuore il suo Paese, non come segretario di Stato”. Anche perche’ l’appuntamento si svolse in maniera strettamente personale e privata. Furono presenti, oltre ai diretti interessati, solo lo stesso Pecci e il consigliere diplomatico dell’ex ministro. “Ho proposto il colloquio- spiega Pecci- sull’annosa vicenda del rapporto tra Italia e San Marino, per caldeggiare una soluzione ai problemi che stavano, e purtroppo stanno tuttora, strangolando la Repubblica”. Di certo, e’ assodato che Pecci- ex direttore di Nomisma, nel ’96 protagonista della vincente campagna elettorale di Romano Prodi- riusci’ dove in molti hanno fallito, convincendo il riottoso ex ministro dell’Economia a incontrare un rappresentante del governo sammarinese, seppur in forma privata.  A dire di Pecci, sono bastate tre motivazioni per far accettare la proposta a Tremonti: “Primo, gli spiegai che Francesco Mussoni e’ un giovane affidabile, senza scheletri negli armadi”. Secondo, Pecci fece presente le pesanti ripercussioni sul circondario italiano delle difficolta’ economiche del Titano. Infine, “gli dissi- prosegue- che non si poteva far affondare San Marino senza almeno fare un tentativo per ricondurlo nella legalita’”. Il promotore del faccia a faccia chiarisce che non fu affatto un incontro “durissimo nei toni e nei contenuti”, come lo etichetta l’interpellanza del Psd. Fu piuttosto un colloquio “lungo, cordiale, ma molto rigoroso nei contenuti”.
    Infatti, l’allora ministro Tremonti fece presente a Mussoni che in sede Ecofin, come rappresentante dello Stato italiano, spesso era oggetto di rimostranze per presunti episodi di irregolarita’ in cui San Marino risultava coinvolta. “Queste rimostranze si ripetevano sistematicamente da molto tempo- riferisce l’economista bolognese- e il ministro era sotto pressione perche’ lo Stato italiano intervenisse per far cessare ogni pratica illegale legata alla gestione finanziaria di San Marino”. Pecci continua a descrivere le fasi dell’incontro nei dettagli: il segretario di Stato per il Lavoro ha avuto la possibilita’ di replicare, non entrando nel merito delle indagini della magistratura, di cui non era a conoscenza. Piuttosto, “Mussoni ha assicurato che il suo Paese era avviato verso una modifica delle regole in direzione della trasparenza, un percorso che avrebbe dovuto ridurre, se non eliminare queste supposte pratiche”. L’esito dell’incontro si puo’ sintetizzare nel “forte invito” lanciato dell’allora ministro italiano “a provvedere al cambiamento delle persone e dei meccanismi”.
    Per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, Tremonti aveva posto la condizione, conclude Pecci, che il Titano avviasse “un’operazione di verita’ e di sostituzione della classe dirigente implicata in vicende poco edificanti”.

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