Usot: “Diciamoci la verità”

Usot: “Diciamoci la verità”

La verità è che nessuno dei tanti decreti legge emanati in questi due mesi è stato in grado di aiutare concretamente le attività del nostro settore che, purtroppo, sono le prime a essere state colpite dalle conseguenze economiche dovute alla pandemia da Covid-19 e quelle che, ormai con certezza, con estrema difficoltà riusciranno a ripartire.

La verità è che, ad un’attenta lettura di quanto previsto dai decreti n. 62 e n. 63 emanati ad un paio di giorni di distanza, una vasta platea di operatori economici si vedrà esclusa da una serie di importanti benefici (art. 7 del dl 63 – Dilazione di pagamento per debiti iscritti a ruolo – e art. 8 del dl 63 – Affitti passivi) solo per aver ripreso l’attività attraverso la consegna a domicilio anche per un solo giorno.

La verità è che non è stato fatto alcun intervento di vero sostegno alla primaria esigenza di hotel, ristoranti, bar e negozi legati alla filiera turistica: la liquidità. Ogni attività ha dovuto e deve continuare a pagare i contributi di sicurezza sociale e Fondiss con maggiorazione del 15% qualora venga richiesta l’erogazione diretta all’Iss. Rinviare di pochi mesi scadenze e tasse o prevederne un pagamento dilazionato non rappresenta alcun aiuto concreto alle imprese, per non parlare di alcune scelte incomprensibili come quella di lasciare la scadenza del 30 aprile per la tassa di licenza e la mancata cancellazione della minimum tax. In particolare, il pagamento della tassa di licenza rappresenta un vero e proprio schiaffo agli operatori che nei 4 mesi ad oggi trascorsi di questo funesto 2020 sono stati chiusi per legge per circa due mesi e non ci sono indicazioni e non è possibile ovviamente fare previsioni su come e in che modo potrà ripartire l’attività superata l’emergenza sanitaria. Incomprensibile quindi come il governo abbia scelto di non cancellare per il 2020 questa tassa o, quantomeno, rimandarla di sei mesi per poi verificare se, come e quante attività abbiamo ripreso la loro operatività.

La verità è che il sistema bancario e finanziario non supporta le esigenze delle aziende in alcun modo; ad esempio, a distanza di una settimana dall’entrata in vigore del decreto legge n. 63, le banche e gli istituti finanziari sammarinesi sono ancora in attesa dei “moduli” coi quali poter iniziare le istruttorie relative alle richieste delle aziende di poter accedere ai finanziamenti garantiti, ex art. 20, dall’Eccellentissima Camera della Repubblica di San Marino (proprio al fine di supportare le esigenze di liquidità degli operatori).

La verità è che, mentre chiediamo ad altissima voce interventi pubblici sostanziali e non di mera facciata, i conti pubblici sono talmente disastrati che il trattamento di fine rapporto dei dipendenti della Pubblica amministrazione verrà spalmato in tre mensilità.

L’assoluta assenza di decisioni politiche in campo turistico costringe l’imprenditore del settore a dover scegliere se continuare a stare sul mercato oppure no. L’indecisione politica sta spingendo sull’orlo del precipizio un intero settore e tutto il suo indotto. Siamo da troppo tempo in attesa di decisioni che il privato non ha la possibilità di prendere ma di cui ne pagherà, ormai certamente, le conseguenze.

Il Paese deve riaprire, la nostra economia deve quanto prima ripartire e devono essere immediatamente definite regole chiare, facilmente applicabili e protocolli di controllo seri ed attendibili, che possano qualificarci anche all’estero come un luogo estremamente sicuro. La sicurezza sanitaria è un imperativo categorico i cui costi applicativi non devono minimamente pesare sulle aziende che saranno chiamate ad attrezzarsi per adeguarvisi. Serve liquidità da garantire alle imprese per non chiudere, per pensare di poter tornare, se non alla normale a una decente attività. Va sottolineato però che quello che chiamiamo liquidità per le imprese ha un nome più inquietante: debito. Anche se garantito dallo Stato, in ogni caso sono soldi che le aziende dovranno restituire. Serve prevedere contributi a fondo perduto, se non per tutte, per alcune tipologie di aziende; fondi destinati a investimenti utili a riavviare un’economia di crescita subordinati alla certificazione, certa e oggettiva, della perdita di fatturato subita. Il Paese intero si è dovuto fermare, l’intera economia, tranne poche eccezioni, si è di fatto bloccata ed è prioritario capire l’importanza di attivare trasferimenti e non debiti che si risolverebbero in un’insolvenza generalizzata. Il Paese deve ripartire e le imprese sono il motore di questa ripresa che certamente non ha bisogno di ulteriori zavorre che da troppo tempo ci portiamo dietro: formalismi e burocrazia.

Il governo, se vogliamo sopravvivere come Paese, è obbligato ad attivare linee di credito estere senza escludere a priori nessun canale e nessuna opportunità e, come è chiaro a ogni serio e capace imprenditore, solo lavorando potremo onorare i nostri. Purtroppo, anche questa consapevolezza sembra mancare all’attuale classe politica che non ha fatto e non sta facendo nulla per creare quelle condizioni che possano agevolare il lavoro nel nostro Paese sia intercettando nuovi investitori sia evitando che gli imprenditori presenti cerchino luoghi migliori in cui fare affari. Dobbiamo, oggi più che mai, valorizzare e mettere sul tavolo le peculiarità che sono proprie di un piccolo Stato evitando di copiare pedissequamente scelte altrui che non si rivelano adatte alla nostra realtà e che quindi finiscono per non produrre i risultati attesi.

In gran parte del mondo, nei mesi di marzo e aprile il turismo non è praticamente esistito e non possiamo ancora conoscere quando e dove riprenderà: non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi ed è ancora più complicato fare previsioni a più lunga scadenza. Sarà certamente un turismo più “povero” e, forse, anche più “breve”. Affinché le persone viaggino non basta che qualcuno dia loro il permesso di farlo: serve anche avere soldi a disposizione e non aver usato tutte le ferie tra marzo e aprile (come sono stati costretti a fare molti dipendenti di aziende che hanno chiuso per coronavirus).

Se il devastante impatto economico che le aziende del nostro settore stanno molto faticosamente sopportando non verrà mitigato da un necessario e urgentissimo intervento pubblico ci troveremo di fronte a una drastica scelta da dover fare: aprire o rimanere chiusi in attesa di un domani libero dal Covid-19. In questo contesto le scelte (o non scelte) politiche che dovranno essere assunte a stretto giro, saranno determinanti.

 

Unione sammarinese operatori del turismo

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