lunedì 24 settembre 2018 23:57
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Azzardo e criminalità. I casi passati per il Titano: da Femia a Marcoccia,

L'informazione di San Marino

da Femia a Marcoccia, i casi passati per il Titano 

Alcune vicende giudiziarie recenti ricordano come l’attenzione vada tenuta molto alta sugli “effetti collaterali” del gioco

Antonio Fabbri.

Nel recente dibattito Consiliare che ha visto il via libera al poker negli hotel, seppure sotto la supervisione e autorizzazione dell’Ente di Stato dei Giochi, perplessità sono state espresse sia dai banchi dell’opposizione sia da quelli di maggioranza. Perplessità giustificate. Per comprenderlo basti ricordare un paio di casi e i loro protagonisti, passati per le cronache giudiziarie, anche sammarinesi, recenti.

Gioco d’azzardo e criminalità Lo scorso agosto è stata depositata la sentenza che riguarda il riciclaggio dei soldi del boss della ‘ndrangheta, oggi pentito, Nicola Femia. Ad essere condannati la figlia Guendalina e il genero Giannalberto Campagna, attivi nel gioco d’azzardo e nell’uso delle slot truccate in Emilia Romagna. Il denaro riciclato per circa 1,1 milioni, è stato ritenuto frutto del traffico di armi e droga di Nicola Femia, quando era in attività. Ma il dibattimento e le carte hanno toccato anche l’azzardo come altra fonte di denaro sporco spesso finito su conti sammarinesi. La vicenda del denaro di Femia attende l’appello.

Altro denaro della criminalità Di recente si è tornato a parlare del denaro della criminalità organizzata transitato per San Marino, dopo che la Corte di appello di Roma ha riconosciuto l’associazione per delinquere di stampo mafioso nel processo cosiddetto su Mafia Capitale. Una inchiesta dai cui atti emerge che i principali imputati, Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, già membro della Banda della Magliana, avevano sul Titano la loro “Cassaforte” ed avevano utilizzato una finanziaria per movimentare denaro.

Magliana e azzardo Di banda della Banda della Magliana e gioco d’azzardo si è parlato di recente anche in un altro procedimento per riciclaggio che ha visto a marzo scorso la sentenza definitiva sul Titano. Sentenza definitiva con la disposta confisca di 510mila euro complessivi, buona parte dei quali da recuperare tramite confisca per equivalente, c’è quello dei denari, ritenuti frutto dell’azzardo e riconducibili a soggetti legati ad un altro gruppo delle criminalità organizzata romana.

La vicenda è quella di due ragazze i cui padri erano in affari con Paolo Marcoccia, detto “Somarello”, ritenuto legato alla Banda della Magliana, con numerosi precedenti penali.

A leggere le motivazioni delle sentenze di primo grado, poi confermate in appello, quei soldi, probabilmente una parte di quelli complessivamente fatti transitare a San Marino, erano sicuramente frutto della “commissione di misfatti da parte di Marcoccia Paolo e dal padre (dell’imputata jessica savioli, ndr) Savioli Alessandro” sottolineando “già riciclati attraverso l’acquisizione e successiva cessione di partecipazioni in società croate”. Analoga conclusione il giudice raggiunge per Marcoccia e Piu, padre dell’imputata per riciclaggio Giorgnia Piu.

Per le sentenze dei due gradi di giudizio quei denari sono frutto della “commissione di una serie di misfatti (addirittura a partire dai primi anni ‘80) contro il patrimonio (furto, rapina, ricettazione) contro l’incolumità pubblica (in materia di sostanze stupefacenti) e la moralità pubblica (in materia di esercizio abusivo di circoli per giochi d’azzardo), idonei a generare redditi consistenti”, somme che permisero anche l’acquisto di società, nel caso specifico in Croazia.

Dalla accusa di riciclaggio, che ha visto imputate le figlie di Piu e Savioli, sono rimasti fuori i rispettivi genitori e Paolo Marcoccia, che pure aveva contribuito all’apertura dei conti e che a sua volta aveva conti correnti in San Marino. Questo perché all’epoca dei fatti non era ancora in vigore la normativa sull’autoriciclaggio. La sentenza ha disposto anche la confisca per equivalente.

L’attività di Marcoccia I due casi di riciclaggio per l’accusa sono strettamente legati ai precedenti di Paolo Marcoccia, pure lui ritenuto vicino alla Banda della Magliana. Innumerevoli vicissitudini giudiziarie, indagini, inchieste, e persino un attentato di cui è stato vittima nel 2011, hanno interessato Marcoccia, che continua oggi la sua attività di “libero professionista”, così si indica su suo profilo facebook. Lo stesso Marcoccia è salito anche sul Titano per testimoniare nell’ambito del processo sammarinese. Motivò il denaro come frutto dell’attività di Piu e Savioli in qualità di procacciatori di clienti per il casinò gestito da Marcoccia in Croazia . In quel periodo i due erano in carcere così “trasferii il denaro nella banca dove mi incontrai con le figlie degli amici perché gli stessi erano impossibilitati – ha dichiarato Marcoccia davanti al giudice - Decisi di chiamare le figlie anziché la moglie perché ho sempre pensato che il sangue non mente e così ho pensato che avrei rispettato i patti. Non mi fidavo delle mogli. Parlai con Mosè – direttore di filiale

della banca – e chiesi se potevo andare ad aprire due conti correnti a due ragazze. Lui mi disse che non c’era alcun tipo di problema”.

Parole che non hanno convinto i giudici dei due gradi di giudizio, vista la condanna che ha portato anche alla confisca per equivalente e dovrà vedere una ricerca del denaro sporco anche oltre confine. Vero è che, seppure Marcoccia non sia il diretto destinatario in questo caso dei provvedimenti di confisca, il collegamento a luo è emerso palese nel processo sammarinese, seppure non pare avere avuto particolari conseguenze dalle vicende giudiziarie che lo hanno riguardato oltre confine. Risulterebbe anche che Marcoccia abbia avuto anche attività vicissitudini nella ristorazione negli Stati Uniti, dove, a quanto si sa, avrebbe subito una denuncia da un ex socio di un ristorante di Las Vegas nel 2015. La denuncia finì in nulla, ma pare che della vicenda si sia interessata anche l’Fbi. Anni prima, in Italia nel 2011, rimase vittima, ferito all’addome da colpi di pistola, di un agguato a Roma in piazza Nicosia. Gli investigatori seguirono diverse piste tra cui quello di un regolamento di conti.

L’attenzione sull’azzardo La vicende raccontate nei recenti processi e nelle carte giudiziarie, compreso il contorno che ruota attorno ai protagonisti, fanno capire come all’epoca - i fatti risalgono al 2014 data in cui scattò l’indagine - il denaro dell’azzardo passò per il Titano allo scopo di essere ripulito.

Vicende, probabilmente non le uniche, che attestano una volta di più come grande attenzione vada posta sul gioco d’azzardo e sue edulcorate versioni, sull’ambiente ad esso collegato e sull’indotto. Attenzione che deve essere ancor più alta soprattutto adesso che con decreto è stata aperta la strada alla possibilità del gioco del poker sportivo, ma collateralmente anche cash, negli hotel.