1° Maggio: la doppia emergenza lavoro-pensioni

29 aprile 2016.  Lavoro-pensioni,  è la doppia emergenza che il segretario CDLS, Marco Tura,   mette al centro della festa del 1° Maggio. “Con un tasso di disoccupazione del 10%, pari a 1.669 senza lavoro, c’è l’urgenza di intercettare crescita, innovazione e investimenti. Negli ultimi mesi abbiamo firmato contratti che coinvolgono circa 13mila lavoratori, il che  significa non solo difendere i redditi di chi lavora già, ma anche dare stabilità a settori economici importanti come quello  dell’industria, dell’artigianato, dei servizi e del commercio.  Ma per imboccare con decisione la strada della ripresa serve  un vero e proprio piano per lo sviluppo. San Marino ha bisogno di concretezza e di uscire dalle croniche  litigiosità di un sistema politico frammentato, ha bisogno di uscire da quel clima di tutti contro tutti  dove l’unico sbocco è mettere le persone, i lavoratori, le categorie le une contro le altre”.

Insieme all’emergenza lavoro, un altro banco di prova è quello delle pensioni. “Da mesi  circolano numeri e si fanno dibattiti, – afferma Marco Tura – ma di concreto ancora poco. In attesa che il Governo indichi soluzioni perseguibili per ridare equilibrio al sistema, fin da subito abbiamo il dovere di dare operatività a una previdenza complementare di fatto bloccata dopo la consultazione referendaria. Due problemi sopra tutti: la bassa redditività legata al minuscolo sistema bancario sammarinese e addirittura la mancata erogazione delle quote integrative ai nuovi pensionati. Nel rispetto della volontà popolare, è indispensabile non far morire il secondo pilastro. Lo è in modo particolare se vogliamo davvero tutelare il futuro  dei nostri figli e dei nostri nipoti”

Questo appuntamento del 1° Maggio, conclude il segretario CDLS,  segue di pochi mesi le celebrazioni dei quarant’anni di CSU. “Onorare oggi le donne e gli uomini che hanno costruito questa lunga storia significa battersi per una nuova San Marino con al centro i valori del lavoro, dell’equità, della conoscenza e della legalità”.  

Intervento integrale del segretario CDLS

Intercettare crescita, innovazione e investimenti è l’unica strada per rispondere concretamente all’emergenza lavoro. Emergenza che  anche in questa  festa del 1° Maggio fa registrare un numero di senza lavoro che tocca quota 1.669, pari a un tasso di disoccupazione del 10%.

Eppure siamo reduci da un anno dove il settore industriale, con un saldo positivo di 225 lavoratori, ha lanciato segnali di risveglio occupazionale. Segnali ancora timidi, che impongono a tutti il dovere di fare di più. C’è l’urgenza di connettere San Marino alla rivoluzione digitale globale, ovvero alla poderosa innovazione tecnologica che sta trasformando il mondo del lavoro.

La nostra Repubblica ha bisogno di uscire dalle croniche  litigiosità di un sistema politico frammentato, ha bisogno di uscire da quel clima di tutti contro tutti  dove l’unico sbocco è mettere le persone, i lavoratori, le categorie le une contro le altre: il dipendente privato contro quello pubblico, il precario contro il pensionato, il disoccupato contro il frontaliere, il commerciante contro l’impiegato.

Insieme all’emergenza lavoro, un altro banco di prova è quello delle pensioni. Da mesi  circolano numeri e si fanno dibattiti, ma di concreto ancora poco. In attesa che il Governo indichi soluzioni perseguibili per ridare equilibrio al sistema, fin da subito abbiamo il dovere di dare operatività a una previdenza complementare di fatto bloccata dopo la consultazione referendaria. Due problemi sopra tutti: la bassa redditività legata al minuscolo sistema bancario sammarinese e addirittura la mancata erogazione delle quote integrative ai nuovi pensionati.

Nel rispetto della volontà popolare, è indispensabile non far morire il secondo pilastro. Lo è in modo particolare se vogliamo davvero tutelare il futuro  dei nostri figli e dei nostri nipoti. Quindi un deciso sì alla previdenza complementare, ma con regole precise per farla funzionare. Innanzitutto è bene che la politica si occupi di più delle linee di indirizzo ed esca dai consigli di amministrazione, affinché il risparmio previdenziale venga gestito da chi ci mette i soldi. Ovvero i lavoratori e i datori di lavoro.

San Marino ha bisogno di concretezza. Negli ultimi mesi abbiamo firmato contratti che coinvolgono circa 13mila lavoratori, il che  significa non solo difendere i redditi di chi lavora già, ma anche dare stabilità a settori economici importanti come quello  dell’industria, dell’artigianato, dei servizi e del commercio.  Ma per imboccare con decisione la strada della ripresa serve  un vero e proprio piano per lo sviluppo, servono politiche coordinate  per attirare investimenti innovativi e creare nuovi posti di lavoro. Ancora tutte da sviluppare le potenzialità del rapporto di integrazione con l’Unione Europea e le ricadute economico-occupazionali  del Parco tecnologico scientifico  che sta muovendo i primi passi in Repubblica.  L’uscita di San Marino dalla black-list non è insomma concisa con una strategia complessiva in grado di agire in più direzioni:  dal rilancio dell’economia reale, alla realizzazione di percorsi formativi mirati sui fabbisogni delle aziende.

La crisi ha definitivamente spazzato via le illusioni e le scorciatoie del passato, dove  la  furbizia al posto delle regole  e l’opacità al posto della trasparenza erano normali consuetudini. 

Questo 1° Maggio segue di pochi mesi le celebrazioni dei quarant’anni di CSU. Onorare oggi le donne e gli uomini che hanno costruito questa lunga storia significa battersi per una nuova San Marino  con al centro i valori del lavoro, dell’equità, della conoscenza e della legalità.

Marco Tura  

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