Aborto a San Marino, “Votare sì oppure no? Le implicazioni oltre il quesito referendario”

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Claudio Mancini dal titolo “Votare sì oppure no? Le implicazioni oltre il quesito referendario”:

“Con tutta probabilità l’esito del referendum sulla legalizzazione dell’aborto non avrà alcun riflesso sulla situazione politica locale.

Eppure il voto su di una questione così divisiva può assumere molteplici significati, può rivelare appartenenze più o meno consapevoli o semplici affinità culturali. Non credo sia inutile tentare di scoprire quali siano i ‘compagni di voto’, coloro che, pur con differenti motivazioni, si ritrovano a votare nella stessa maniera. Può essere interessante comprendere verso quale mulino inconsciamente si sta portando l’acqua, verso quale contesto culturale, politico o addirittura geopolitico involontariamente facciamo avvicinare il Nostro Paese. L’esito di questo voto infatti finirà sotto i riflettori dei media internazionali e contribuirà in qualche modo a incoraggiare o meno dinamiche simili altrove.

Proviamo dunque ad abbozzare grossolanamente qualche tratto che potrebbe caratterizzare l’appartenenza all’uno o all’altro dei due schieramenti; tentiamo di fare cioè qualche ardita associazione, forse politicamente scorretta, con l’unico intento di sollecitare suggestioni e riflessioni ulteriori rispetto alla narrazione ormai consolidata dei due comitati.

Votare Sì significa porsi nel solco culturale della sinistra, per cui la libertà viene prima della verità, la cultura sovrasta la natura e la democrazia è la fonte ultima del diritto. In tale contesto l’aborto è la tappa più significativa di una strategia volta a demolire l’idea che l’uomo sia una creatura. L’uomo non solo deve potersi autodeterminare ma addirittura ‘auto-creare’; ciascuno deve essere libero di sentirsi uomo o donna al di là della biologia e deve poter disporre della propria vita completamente stabilendone anche la fine attraverso il suicidio assistito.

Votare Sì significa affiancarsi alle iniziative di Bill Gates, di George Soros e altri grandi magnati che attraverso i loro ingentissimi finanziamenti supportano in tutto il mondo i programmi di pianificazione familiare soprattutto attraverso l’aborto.

Votare Sì significa allinearsi ai ‘democrats and liberals’ americani tra cui vi è l’attuale presidente Joe Biden, generoso finanziatore di Planned Parenthood, la principale organizzazione internazionale che gestisce moltissime cliniche in cui si pratica l’aborto.

Votare Sì significa avvicinarsi a Greta Thunberg e a tutti i sostenitori dell’idea che la popolazione mondiale debba diminuire per proteggere il pianeta Terra che, secondo la vulgata corrente, sarebbe ormai al collasso a causa delle attività umane.

Votare Sì significa avvallare l’impostazione educativa dell’OMS circa l’educazione sessuale precoce oppure condividere la filosofia di SAVE THE CHILDREN e altre potenti ONG, secondo cui per ridurre l’alto numero di bambini che soffrono è auspicabile che i bambini non nascano affatto.

Geopoliticamente votare Sì significa schierarsi con la grande maggioranza dei paesi occidentali che prevedono, seppur con varie limitazioni, la possibilità dell’aborto nelle loro legislazioni.

Cerchiamo ora di tratteggiare i contesti culturali e geografici ai quali ci si allinea votando NO.

Votare NO significa riconoscere un primato della VITA così-come-si-presenta, accettando che non tutto possa essere determinato. L’uomo deve potersi auto-realizzare e non autodeterminare. Scopo dell’esistenza è scoprire gradualmente la propria natura, i propri talenti, nonché i propri limiti con l’obiettivo di portare al maggior perfezionamento possibile ciò che si è già.

Votare NO significa ritenere che la democrazia non abbia l’ultima parola sulle questioni fondanti il vivere civile, nessuna maggioranza può togliere il diritto di vivere ad una minoranza. La fonte del diritto è esterna alla società, vi è una legge naturale alla quale ogni norma vigente deve tentare di avvicinarsi.

Votare NO significa stabilire politicamente una gerarchia ben precisa, privilegiando il locale rispetto al globale. La vita umana si sviluppa all’interno di comunità molto differenti tra loro e non risponde a principi di uniformità sanciti universalmente da enti sovrannazionali.

Scendendo sul piano geopolitico, votare NO significa collocarsi, oltre che con la grande maggioranza dei paesi latino-americani e africani, anche con una parte cospicua di Stati americani che hanno deciso di abbandonare le legislazioni permissive sull’aborto iniziando un percorso che conduce a severe restrizioni in materia. Tra questi vi è il Texas, nel quale è stata varata una legge che vieta l’aborto dal momento in cui viene rilevato il battito cardiaco del nascituro, cioè fin dalle primissime settimane.

Avvicinandoci al nostro contesto geografico, votare NO significa rimanere assieme agli altri piccoli Stati come Andorra, Monaco, Liechtenstein e Malta. Ma non solo. Un grande paese come la Polonia ha deciso di ridurre drasticamente i casi in cui è possibile abortire (solo in caso di stupro e pericolo di vita per la madre). Da citare anche l’intenzione di alcuni governi come quello ungherese di rivedere la legislazione sull’aborto. Nella nuova Costituzione infatti si dichiara che la vita umana va protetta sin dal concepimento.

La questione è dunque densa di implicazioni ulteriori rispetto al semplice quesito sul quale ci si esprimerà. Credo sia utile considerare anche questi elementi”.

 

Claudio Mancini

 

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