Antonio Fabbri – L’informazione di San Marino: Tangentopoli, basta un centesimo per l’’argentina’

L’informazione di San Marino

Diversi libretti del conto
Mazzini sono stati aperti con la monetina che preparava il terreno ai soldoni


Tangentopoli, basta un centesimo per l’“argentina”

Antonio Fabbri 

Nell’ordinanza che ha disposto
il nuovo mandato di arresto
nei confronti di Podeschi e Baruca
i magistrati, come riportato
nei giorni scorsi su queste
pagine, hanno dettagliato a chi
sono andati i denari ritenuti di
provenienza illecita passati per
la Fondazione riconducibile
all’ex Segretario di Stato alla
Sanità. Degli oltre 13 milioni
transitati per l’ente, proprio
Podeschi è stato destinatario
della fetta maggiore pari a
2.831.400,01 euro, a lui, trasferiti
tramite bonifici diretti dal
conto Bac della Fondazione e
contanti dal conto Bcs sempre
della Fondazione, arrivarono
nei libretti al portatore Argentina,
Aurora, Minnie e tramite
trasferimenti di denaro derivante
dal “Conto Mazzini”.

Un centesimo per l’Argentina
Era una prassi, riscontrata in diverse movimentazioni e
aperture di libretti al portatore. Il “letto” dove fare adagiare i denari che
arrivavano dalla Fondazione
per la promozione economica e finanziaria
e ritenuti di provenienza
illecita, veniva creato con un soldino. Un centesimo. Era accaduto così anche
per prendersi l’Argentina. Questo il nome di un libretto la cui storia,
ricostruita dai magistrati, passa per Fincompany e arriva fino al Wtc. 

Il
libretto venne aperto con un versamento iniziale di Gilberto Canuti, il primo indagato
per riciclaggio assieme a Beppe Roberti nella vicenda del Conto Mazzini, presso Banca
commerciale sammarinese
. E venne aperto da Canuti,
funzionario di quella banca, appunto versando un centesimo. Di lì a poco,
Pietro Silva, amministratore della Fondazione per lo sviluppo economico e
finanziario sammarinese, pure lui tra gli indagati, versò dalla stessa
Fondazione sul libretto Argentina 295.000 euro il 24 giugno 2005. A quella data
il saldo era quindi 295.000,01.

Il libretto conferito
a Fincompany
Podeschi conferì il libretto
Argentina a Fincompany. La
fiduciaria lo movimentava
attraverso lo stesso mandato
già utilizzato per l’incasso del
libretto Aurora, sempre riconducibile
Podeschi.
Dalla documentazione acquisita
in Fincompany è emerso
che la stessa finanziaria,
attingendo dal libretto, aveva
prelevato, il 16 ottobre 2006,
145mila euro in assegni Iccrea
e li aveva versati sul proprio
conto presso EuroCommercialBank. Lo stesso giorno
quei 145.000 euro li prelevò
Podeschi, almeno così risulta
dalla firma di quietanza della
velina contabile.
Altri 50mila euro risultano
prelevati da quel libretto nel
dicembre di quell’anno e
finiti in favore della Leasing
sammarinese
. E perché? In
ballo con questa finanziaria
Podeschi aveva un leasing immobiliare
da 160mila euro per
un immobile in via Gamella a
Murata, che è tra quelli finiti
sotto sequestro. Tutto partì il
14 dicembre 2006 quando Leasing
Sammarinese
stipulò un
contratto di locazione finanziaria
con Claudio Podeschi
che aveva ad oggetto un immobile
in precedenza finanziato
a favore di “Muccioli Bruno
costruzioni s.r.l.
”, stipulato nel
2003, per la demolizione di un
rudere e l’edificazione di unità
immobiliare di varia metratura.
Rilevato quel contratto da
Podeschi, nel corso del tempo
per questa operazione sono
stati versati alla Leasing Sammarinesi,
diversi soldi provenienti
dal libretto Argentina.
Finché il 30 agosto 2011, visto
che il contratto era scaduto a
dicembre dell’anno prima, la
Leasing sammarinese aveva
intimato a Podeschi di decidere
se volesse o meno il riscatto
dell’immobile non è ancora
stato fatto. Il 24 febbraio
2012 Podeschi sottoscrisse
un contratto in cui la data di
scadenza già decorsa veniva
fatta slittare e versò il prezzo
del riscatto, cedendo pure
l’immobile alla figlia. Sempre
lo stesso giorno.

L’adeguata verifica
Un mese prima della chiusura
del contratto sull’immobile
di Murata, la Leasing Sammarinese
aveva sottoposto
Claudio e Stefania Podeschi ad
adeguata verifica, assumendo
dichiarazioni firmate in ordine
a scopo e natura del rapporto e
all’origine dei fondi.
A vedere cosa sta emergendo
dalle indagini, è emblematico
quello che Claudio Podeschi
dichiarò: che si trattava di
“risparmi personali”, “Investimento”
e “Leasing immobiliare”
.
I denari, invece, erano di illecita
provenienza secondo gli
inquirenti, e arrivavano dalla
Fondazione per la promozione
economica e finanziaria
tramite
il libretto Argentina.

La destinazione del saldo
e gli uffici di Podeschi al Wtc
Fatta l’operazione dell’immobile
di Murata, sul libretto
Argentina rimanevano altri
103.000 euro circa. Li andò a
prelevare un certo Gian Carlo
Giovanardi il 6 marzo del
2007, che estinse il libretto.
Si fece dare 100.000 euro in
assegni e, in contanti, i 3500
euro circa residui.
Gli assegni circolari vennero
intestati al “Centro Direzionale
San Marino
” di cui all’epoca
Giovanardi era presidente.
Si tratta della società che
gestisce gli immobili presso
il World Trade Center, dove
risulta, in effetti, che Podeschi
abbia la disponibilità di alcuni
uffici.

 

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