Critiche al governo per la questione banche

Nel corso della seduta odierna a seguito del dibattito sulla situazione bancaria, abbiamo preso atto che il Governo non ravvisa che da parte italiana vi sia un atteggiamento che rischia di compromettere il secolare rapporto di buon vicinato tra le due Repubbliche. Il Paese ha scampato temporaneamente il pericolo dell’uscita dall’ABI che avrebbe messo a serio rischio l’equilibrio socio economico del Paese.

Abbiamo cercato di sollecitare la maggioranza a spiegarci quali azioni politiche intenda mettere in campo per rilanciare il sistema, consapevoli che i vecchi capisaldi, le vecchie logiche che hanno contribuito cospicuamente al benessere del nostro Paese fino ad oggi, non sono più riproponibili per uno scenario futuro e occorre dunque riposizionare la Repubblica in un nuovo contesto economico, a fronte dei mutamenti in corso a livello mondiale.

Ma il Governo non sembra rendersene conto: non viene detto quale rapporto avviare con l’Unione Europea, quali contropartite si vogliono ottenere in cambio del passaggio dal vecchio sistema al nuovo, se e in quale misura si intendono mantenere le peculiarità del nostro sistema. Insomma pare che il governo navighi senza bussola anche perché non si danno risposte su quella che è la madre di tutte le questioni: lo scambio di informazioni. Quest’ultimo aspetto costituisce il nocciolo duro del complesso rapporto con l’Italia e con l’OCSE.

Se non ci si rende conto della ineluttabilità di certe scelte, non ci sarà alcun accordo di cooperazione né alcuna white list in cui venire inseriti.

Questo Governo invece sembra solo capace di puntare il dito contro gli organismi di controllo e vigilanza come se questi fossero dotati di tutti gli strumenti necessari e avessero il potere di supplire alla mancanza di scelte da parte della politica. Pare infatti che, forse proprio su pressione di quei settori più conservatori del mondo economico, la maggioranza intenda andare all’assalto di organismi come la Banca Centrale che evidentemente nella sua attività di controllo ha dato fastidio a qualche potentato economico che invece i controlli li concepisce solo a carico degli altri e mai di sé stesso.

È ormai chiaro infatti il disegno di assoggettarla al controllo politico anche al costo di compiere un pericoloso salto all‘indietro di molti anni, pur di compiacere la volontà di questi soggetti che più volte nel corso degli anni hanno determinato rinvii e ritardi nel campo delle decisioni da assumere, mostrandosi spesso refrattari al cambiamento, come accaduto anche in occasione della stesura della legge antiriciclaggio.

Purtroppo questo Governo e la sua maggioranza paiono troppo legati alle vecchie logiche care a quei poteri forti che ne hanno caldeggiato e determinato la vittoria e non sembrano avere il coraggio e l’autonomia necessari per operare scelte coraggiose anche di rottura con il passato.

Questi “legami” stanno già facendo emergere le prime crepe in una maggioranza troppo eterogenea, nella quale siedono in misura allarmante quei personaggi che sono stati protagonisti degli scandali degli anni ’90 per i quali ancora oggi stiamo pagando le conseguenze negative in termini di scarsa credibilità a causa dei numerosi impegni presi e non rispettati, a dispetto delle tante promesse fatte in campagna elettorale.

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