Donne e politiche familiari

Per non rientrare nella, purtroppo folta, schiera di soggetti e istituzioni che si ricordano della condizione delle donne soltanto l’8 Marzo, è necessario ridurre le parole e provare ad aumentare i fatti. Negli anni, è indubbio, si è fatto troppo poco a San Marino in tutta una serie di ambiti: i partiti devono prendersi le proprie responsabilità e lavorare con tutte le loro forze per rimediare.
In quest’ottica, nell’ultima finanziaria, abbiamo presentato una articolata proposta di intervento sul tema delle politiche di sostegno alla famiglia, come strumento sia per incentivare la natalità sia per aumentare contemporaneamente il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, permettendo inoltre la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita familiare per entrambi i genitori. Oggi, il sistema del cosiddetto “welfare familiare” su cui si basa la Repubblica di San Marino (come altri Stati…) non consente adeguate risposte a queste esigenze ed obbliga i genitori (quasi sempre, purtroppo, le donne) ad una scelta forzata fra famiglia e lavoro che non dovrebbe certo essere l’unica possibilità prevista.
Ed inoltre presenta, a volte, problemi di accessibilità economica specie per le famiglie meno abbienti, dato che molti servizi restano a pagamento.
All’interno di questa proposta, che si basava sull’emanazione di una serie di Decreti Delegati, abbiamo chiesto l’impostazione di nuove politiche pubbliche, utilizzando per finanziarle i soldi derivanti dal debito. Crediamo infatti che utilizzare i denari per sostenere la partecipazione al lavoro delle donne e favorire la natalità sia uno dei modi più intelligenti, produttivi e con visione a lungo termine per destinarli.
A livello di possibilità di conciliare famiglia e lavoro, abbiamo chiesto di:
a) disciplinare i congedi parentali, ovvero il diritto per entrambi i genitori di chiedere un congedo dal lavoro (di durata non inferiore ai 3 mesi) per prendersi cura dei figli nei loro primi anni di vita; un congedo individuale e non trasferibile, per incoraggiare i padri a essere maggiormente coinvolti nella gestione e nella cura dei figli;
b) concedere il diritto al congedo di paternità, per un periodo non inferiore a 15 giorni lavorativi, al momento della nascita di ciascuna figlia o figlio;
c) prevedere il diritto dei genitori lavoratori ad usufruire di permessi retribuiti, in caso
di malattia della figlia o del figlio, fino ad un massimo 7 giorni lavorativi in un anno
e non retribuiti senza alcun limite;
d) prevedere l’allungamento del diritto al part-time, sia nel settore privato che all’interno della PA, in presenza di un figlio minore.
A livello di miglioramento dei servizi pubblici e della loro accessibilità, abbiamo chiesto di:
e) aiutare le famiglie con interventi di sostegno economico per coprire, sulla base dell’ICEE, anche l’intero ammontare delle rette relative alla frequentazione di asili nido pubblici e privati e delle scuole dell’infanzia;
f) aumentare gli orari di apertura delle scuole primarie con attività pomeridiane non didattiche e potenziare orari e attività degli asili nido;
g) aiutare le famiglie per le spese sostenute nel corso del percorso educativo e/o riabilitativo dei minori affetti da patologie fisiche e non fisiche, ivi compresa la diagnosi di disturbo dell’apprendimento, fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado;
h) aiutare le famiglie per le spese sostenute in gite scolastiche, iscrizioni annuali e abbonamenti ad associazioni sportive, piscine ed altre strutture destinate alla pratica sportiva dei minori.
Come si vede, l’opposizione non critica soltanto, ma propone e cerca di fare la sua parte sugli argomenti decisivi per il nostro futuro. Il Governo, naturalmente, ha bocciato queste proposte senza grandi analisi.
Da parte nostra abbiamo intenzione di insistere perché crediamo fortemente che sia necessario investire risorse e attenzione sul tema.
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