Giorgio Felici sull’Anis ed il tavolo tripartito

Giorgio Felici interviene
sulla non-firma degli industriali

Il segretario della federazione industria della CDLS, Giorgio Feliici, interpellato dal quotidinao “La Voce”, spiega il perchè della mancata firma dell’Anis all’accordo triparito.

Ecco il testo dell’articolo pubblicato sabato 11 luglio sulla pagina sammarinese del quotidiano La Voce.

Oltre 8mila addetti del settore industria e 600 di quello bancario. E’ questa la posta in gioco che hanno messo sul tavolo gli industriali che parlano a nuora per fare intendere a suocera. “L’Anis ha preso la questione degli aumenti contrattuali e di altri fattori come un pretesto per mettere sul tavolo problemi che il Paese ha e che sono tuttora irrisolti. Problemi sui quali non c’è alcuna garanzia. Mi riferisco all’accordo contro le doppie imposizioni, il fattore esterovestizione e le conseguenze dello scudo fiscale che l’Italia è intenzionata a portare avanti”. Così la pensa Giorgio Felici a capo della Federazione industria della Cdls che aggiunge: “Noi con gli imprenditori parliamo e sappiamo che le prospettive future non sono rosee. Anzi”. Sul comparto economico infatti si stanno addensando fosche nubi e la politica è chiamata a dare risposte adeguate. Le imprese continuano a inoltrare richieste per la riduzione del personale, in media stanno chiudendo un paio di aziendine a settimana. Si tratta di imprese con pochi dipendenti, due, tre, massimo sette addetti. Ma i timori sono tutti concentrati in autunno, “quando le grosse aziende, che da quattro mesi usufruiscono della cassa integrazione, faranno conti”, spiega Felici.
In effetti a San Marino non si parla di ripresa,
nemmeno di ripresina. “E’ uno stillicidio. Se non ci saranno iniziative politiche adeguate – annuncia – avremo un autunno molto problematico. I nostri governanti continuano ad andare a Roma, ma noi non abbiamo idea di che cosa stiano trattando. Ci dicono che c’è un testo quasi pronto sulle doppie imposizioni, ma non viene reso noto. Di mese in mese si annunciano le firme degli accordi in sospeso con l’Italia, ma di concreto non segue nulla. L’accordo firmato dal
ministro Frattini lo scorso 31 marzo è una scatola vuota, se non si firma quella valutario”. E da qui la spiegazione del “gesto coraggioso” chiesto a gran voce dagli industriali quando hanno mandato in bianco la firma. “Loro hanno preso questa decisione, noi sapevamo di firmare un “accordicchio” che avrebbe chiuso la partita dei rinnovi contrattuali e così concentrare le forze del tavolo tripartito sulle prospettive economiche. Inoltre come sindacato non potevamo permetterci di lasciare i lavoratori dopo tanto tempo senza contratto”. Un credito che gli industriali, stanno alle indiscrezioni, non avrebbero più voluto concedere all’Esecutivo, ben consapevoli che l’accordo contro le doppie imposizioni e l’accordo valutario ridisegneranno il futuro economico della Repubblica. Se i contenuti sono tutti sbilanciati da parte
italiana, a San Marino, con il pressing della comunità internazionale che chiede trasparenza e la fine dei paradisi fiscali, la Finanza sempre in agguato, margini di manovra ne rimangono ben pochi. “Noi contiamo che l’accordo sottoscritto da Csu, Osla e Unas, abbia nel più breve tempo possibile la firma mancante di Anis. Certo, la situazione politica in cui ci troviamo non è delle migliori – conclude caustico Felici – con tutti questi partitelli è peggio di un locale per scambisti”. Intanto lunedì, nuova convocazione del tavolo tripartito. Stavolta per l’illustrazione del programma economico del Governo per il 2010. Ma gli industriali che non hanno alcuna intenzione di fare saltare il tavolo tripartito, davanti a una crisi che toccano con mano, non si accontenteranno di parole,vogliono certezze. In particolare con l’Italia.

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