Guerra in Ucraina, sono ormai 100 i profughi ospitati a San Marino

San Marino non è più neutrale. Ora è nella lista nera della Russia dei paesi ‘nemici’

GIAN MARIA FUIANOStanno per superare le 100 unità i profughi in fuga dall’Ucraina ospitati nella Repubblica di San Marino. Una decisione adottata all’unanimità dal Consiglio Grande e Generale consente l’ingresso ai profughi e la loro permanenza con rinnovo ogni tre mesi, mettendo a disposizione le strutture pubbliche per garantire la sanità, l’istruzione e i bisogni primari. Un elemento di orgoglio per una risposta ad una delle crisi umanitarie più gravi della storia recente. Più problematico invece il ruolo che la Repubblica ha assunto, aderendo alle scelte politiche che l’Europa e gli Stati Uniti hanno deciso di attuare per costringere la Russia in un totale isolamento. 

Questo il significato che il Segretario per gli Affari Esteri, Luca Beccari, ha dato alla sua relazione introduttiva del dibattito svolto ieri in Commissione Esteri. E’ notizia di ieri quella dell’inserimento della Repubblica di San Marino fra i Paesi ‘nemici’ della Rus[1]sia verso i quali verranno messe in atto contro sanzioni che ci auguriamo siano solo di natura economica. La notizia ha fatto scaturire non poche perplessità fra i cittadini sammarinesi, che hanno maturato l’idea della neutralità in politica estera. Di fatto, per la prima volta nella storia della Repubblica, la scelta di schierarsi con una delle parti in campo, modifica sostanzialmente la possibilità di mantenere una linea di dialogo capace di ottenere opportunità da mettere a disposizione dei propri e di altri cittadini.

Il dibattito in Commissione Esteri ha fatto riflettere anche sull’episodio dei 100mila rifugiati durante la seconda guerra mondiale che è stato possibile perché il territorio sammarinese non ha scelto di schierarsi, mantenendo la neutralità. Di fronte all’aggressione di Putin nei confronti dell’Ucraina e della sua gente, la condanna sammarinese deve giustamente farsi sentire. Occorre però essere consapevoli che l’adesione alla politica delle sanzioni cambia radicalmente la posizione di San Marino e ciò non gli consentirà più di svolge[1]re un ruolo di mediazione, che pur difficile, resta il più importante contributo che un piccolo Stato può dare al ripristino delle condizioni di pace.

In questo senso vanno gli interventi di numerosi membri della Commissione che chiedono di tornare a mettere al centro questo ruolo, raccomandandosi di non emarginare le persone solo perché cittadini di uno Stato. L’ordine del giorno approvato dal Consiglio Grande e Generale infatti prevede si l’adesione alla politica delle sanzioni, ma indica espressamente che queste devono essere calibrate di volta in volta affinché solo quelle che inducono al ripristino del dialogo debbano essere adottate.

Tale differenziazione rispetto a ciò che fanno Stati più coinvolti, anche se indirettamente, nel conflitto deve essere valorizzata poiché nella risoluzione del conflitto l’unica strada è quella di capire le ragioni delle parti e trovare un compromesso.

 

Articolo tratto da La Serenissima  pubblicato integralmente il giorno dopo

 

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